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Schianto morbido


Rosetta riposerà per l'eternità sul suolo ghiacciato della sua cometa




Questa superficie di polvere agglomerata, consumata dall’erosione dei passaggi in prossimità del sole che fanno sciogliere il ghiaccio e danno origine alla coda della cometa, sarà la tomba di Rosetta. Scattata cinque ore prima dello schianto, a un'altitudine di 5'800 metri, questa immagine corrisponde circa alla superficie di tre campi da calcio. (ESA)

Questa superficie di polvere agglomerata, consumata dall’erosione dei passaggi in prossimità del sole che fanno sciogliere il ghiaccio e danno origine alla coda della cometa, sarà la tomba di Rosetta. Scattata cinque ore prima dello schianto, a un'altitudine di 5'800 metri, questa immagine corrisponde circa alla superficie di tre campi da calcio.

(ESA)

Nessuna esplosione spettacolare per il gran finale della missione Rosetta, ma soltanto alcune volute di polvere e di cristalli di ghiaccio che non vedrà mai nessuno. Il 30 settembre, alle 13:19 ora svizzera, la sonda europea si è schiantata sulla superficie della cometa dopo una lenta e controllata discesa.

A 719 milioni di chilometri dalla Terra, la cometa Tchouri è oramai la tomba della sonda Rosetta, che le orbitava attorno da due anni. Fra qualche mese, la cometa si troverà oltre l’orbita di Giove e i pannelli solari della sonda non potranno più fornire sufficiente energia per sopravvivere. I responsabili dell’Agenzia spaziale europea (ESA) hanno quindi deciso di utilizzare al meglio le ultime risorse di Rosetta per farle scattare immagini ed effettuare misure a livello del suolo.

Immagini d'artista (su fotografie reali) della discesa di Rosetta.

Più vecchie della Terra

Questi dati si aggiungeranno a una quantità d’informazioni già prodigiosa, sebbene il piccolo robot Philae, che Rosetta ha fatto scendere sulla superficie di Tchouri nel novembre 2014, si sia “infilato” in un crepaccio dopo due rimbalzi e non abbia potuto compiere interamente la sua missione. Un ammasso di dati che deve molto all’Università di Berna, che ha concepito l’esperimento Rosina: due spettrometri e un rilevatore di pressione che analizzano i gas liberati dalla cometa.

Investigatrice principale dell’esperimento, Kathrin Altwegg ha vissuto molte sorprese negli ultimi due anni. «C’è stata la forma della cometa [che assomiglia più a una paperella di plastica che a una sfera] e il fatto che è molto porosa, vuota per il 75%, ed estremamente nera». L’immagine di una “palla di neve sporca” associata solitamente alle comete può quindi essere accantonata. In realtà, le comete sono più che altro dei bozzoli di polvere con del ghiaccio intrappolato all’interno.

Ed è proprio la natura di questa polvere ad affascinare i ricercatori. Le comete - tenute in congelatore da 4 miliardi e mezzo di anni - sono infatti tra i primi oggetti ad essersi formati nella nebulosa che ha dato nascita al nostro sistema solare. Sono quindi letteralmente più vecchie della Terra. Esse già contenevano acqua e molecole organiche, ovvero gli ingredienti che costituiscono tutti noi.

Le basi della vita

«Ad eccezione dell’energia, totalmente assente, su questa cometa c’è probabilmente tutto quanto è necessario per dare origine alla vita, riassume Kathrin Altwegg. E oggi, abbiamo scoperto numerosi pianeti extrasolari, di cui alcuni assomigliano alla Terra. Quindi, ciò che è successo qui, forse è già accaduto o accadrà un giorno altrove».

L’odissea di Rosetta

Un viaggio di dodici anni e di oltre 8 miliardi di chilometri tra la Terra, il Sole, Marte e l’orbita di Giove: è l’incredibile periplo di una sonda concepita nel XX secolo ed equipaggiata di una tecnologia informatica di inizio XXI secolo, con un processore di 380,4 Mo di memoria e meno di 20 watt di potenza per far funzionare dieci strumenti (tra cui la telecamera) a temperature di -100 °C.


Traduzione dal francese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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