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Egitto


Quale futuro dopo la destituzione di Morsi?




Per alcuni osservatori, la primavera araba in Egitto è appena iniziata. (Reuters)

Per alcuni osservatori, la primavera araba in Egitto è appena iniziata.

(Reuters)

Il presidente egiziano Mohamed Morsi, destituito nella notte su giovedì dall’esercito, non è riuscito a soddisfare le aspettative del popolo, commenta la stampa elvetica. Il grande interrogativo è ora di sapere quali scenari si prospettano per l’Egitto e per la primavera araba.

«Colpo di Stato al Cairo», «Un colpo di Stato con un forte sostegno popolare», «Esplosione di gioia in piazza Tahrir» o ancora «L’errore fatale di Mohamed Morsi» e «Una sconfitta della democrazia», titolano i quotidiani svizzeri di giovedì.

Ventisei mesi dopo aver ottenuto le dimissioni forzate di Hosni Mubarak, scrive il 24 Heures, «decine di migliaia di manifestanti hanno nuovamente messo fine a un governo. Questa volta in modo brusco».

Gli errori di Morsi

I Fratelli Musulmani hanno considerato la loro vittoria elettorale non come un dovere, bensì come una carta bianca, si legge nell’editoriale comune di Der Bund e Tages Anzeiger. «Una volta in carica, il presidente ha dominato in modo assoluto, come il leader di una carovana o di un califfato». Questo andava però evitato di fronte a un corpo elettorale volubile, indicano i due quotidiani.

L’errore tattico più grande di Morsi, proseguono Der Bund e Tages Anzeiger, è stato di aver incitato gli islamisti egiziani più radicali a partecipare alla jihad in Siria. «Un presidente che si lancia in una guerra santa e che fomenta una nuova generazione di terroristi: era l’ultima cosa che voleva l’esercito».

I Fratelli Musulmani non hanno capito né la rivoluzione né la democrazia, commenta la Neue Zürcher Zeitung (NZZ). Quando un partito o un politico viene eletto, non può sempre fare ciò che vuole, osserva il quotidiano zurighese, rammentando che «invece di discutere con tutti gli egiziani e negoziare con tutti i partiti politici e gruppi di interesse, i Fratelli Musulmani hanno discusso soltanto con i generali e i loro sostenitori».

L'inquietudine di Berna

La Svizzera si aspetta un rapido ritorno della democrazia in Egitto. In seguito agli eventi che stanno sconvolgendo il paese mediorientale, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) «invita tutte le parti in Egitto a cercare soluzioni politiche per la crisi e a evitare un inasprimento della violenza», si legge in un comunicato.

La Svizzera, prosegue la nota, ha preso atto con preoccupazione della sospensione della Costituzione e della destituzione del presidente egiziano Mohamed Morsi da parte delle forze armate egiziane.

Berna si aspetta «un rapido ritorno alla democrazia, con il coinvolgimento di tutte le forze sociali del paese, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo».

Il DFAE raccomanda di limitare i viaggi in Egitto ai luoghi balneari sul Mar Rosso e nei centri turistici dell'Alto Egitto. Sconsiglia di intraprendere viaggi non urgenti al Cairo e in altre grandi città come Alessandria, Porto Said, Suez e Ismailia.

Economia allo sfascio

Morsi e i Fratelli Musulmani hanno sottovalutato in modo eclatante la rabbia del popolo e il suo potere nelle strade, rileva la NZZ. Per gran parte degli egiziani, la qualità di vita è peggiorata. Numerose persone, che finora avevano taciuto, sono così scese in strada. «Per molti oppositori di Morsi in piazza Tahrir, il pane e la giustizia sono più importanti della libertà».

La NZZ non è l’unico giornale a collegare il malcontento popolare con la cattiva situazione economica del paese. La Basler Zeitung cita ad esempio un sondaggio di un’emittente televisiva, secondo cui il 63% delle persone intervistate afferma «che le loro condizioni di vita sotto Morsi sono peggiorate».

L’indagine evidenzia «quanto sia profonda la spaccatura in seno alla popolazione». Inoltre, osserva il foglio renano, l’incertezza politica ha fatto sì che praticamente nessun imprenditore straniero è pronto a investire in Egitto.

L’Egitto non può permettersi una lotta ideologica, fino a quando migliaia di cittadini scivolano ogni giorno al di sotto della soglia di povertà e un bambino su cinque non ha da mangiare, commenta la Südostschweiz.

 

Anche gli islamisti si devono rendere conto «che non ci si può nutrire di Sharia». L’unica cosa che può fare l’Egitto è soddisfare quegli ideali rivoluzionari che il popolo ha accanitamente chiesto: pane, libertà e giustizia sociale, sottolinea il quotidiano grigionese.

Il nuovo uomo forte dell’Egitto è al-Sissi…

Quasi sconosciuto appena un anno fa, il generale Abdel Fattah al-Sissi, capo dell’esercito egiziano e ministro della difesa, sembra avere oggi il destino dell’Egitto tra le sue mani, ritiene la Tribune de Genève. Il «generale del popolo», scrive, è certo un musulmano conservatore, «ma pure un nazionalista affermato che ha fatto carriera nell’esercito».

La domanda è di sapere quale siano le intenzioni del generale, s’interroga la Tribune de Genève. Stando ai comunicati delle forze armate, i militari non vogliono riprendere il potere, ma costringere il governo a forgiare un consenso nazionale.

Anche secondo Le Temps, il nuovo idolo dei rivoluzionari egiziani è ora il generale al-Sissi. «Imponendo l’ultimatum a Morsi, si è imposto quale figura chiave della crisi politica che scuote l’Egitto».

… oppure El Baradei?

L’uomo chiave non è al-Sissi, ma Mohamed El Baradei, nuovo capo dell’opposizione ed ex responsabile dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica, ritiene invece lo svizzero Alexander Stärker, consulente d’Amr Moussa, candidato sconfitto alle elezioni presidenziali del 2012.

«I media occidentali si sono sbagliati: non è al-Sissi che tiene il timone, ma i giovani», afferma Alexander Stärker in un’intervista a Le Temps, sottolineando che «la vera primavera araba sta iniziando».

«Abbiamo assistito alla più grande manifestazione della storia, con milioni di persone nelle strade. L’80% di loro non ha manifestato contro i Fratelli Musulmani, ma contro le loro promesse non mantenute».

Secondo Alexander Stärker, il prossimo primo ministro «dovrà ad ogni costo essere un economista, un tecnico. Bisogna che si installi un clima di fiducia. Entro tre mesi non ci dovranno più essere interruzioni della fornitura di energia elettrica; la benzina e il pane dovranno essere di nuovo disponibili ovunque».

swissinfo.ch



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