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Elezioni europee


La spinta nazionalista rilancia il dibattito europeo




Al di là dello schiaffo subito da alcuni governi nazionali, le elezioni europee hanno contribuito a rilanciare il dibattitto sullo stato dell’unione. E questo grazie soprattutto ai partiti euroscettici, sottolinea il politologo Ioannis Papadopoulos.

Dopo lo shock provocato domenica dall’avanzata dell’estrema destra, in particolare in Francia, i dirigenti europei hanno avviato un processo di consultazione per l’assegnazione dei posti chiave nelle diverse istituzioni e determinare le priorità dell’UE per i prossimi cinque anni.

Il presidente del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy, ne ha dato qualche assaggio: crescita, competitività, impiego, funzionamento della moneta unica, lotta contro il cambiamento climatico, unione energetica, lotta contro l’immigrazione illegale.

Professore di scienze politiche all'università di Losanna, Ioannis Papadopoulos analizza i nuovi rapporti di forza in seno all’UE e le possibili ricadute sulla Svizzera.

Ioannis Papadopoulos

Effettivamente, tra la popolazione c’è un euroscetticismo diffuso o piuttosto uno sguardo critico nei confronti di Bruxelles.

swissinfo.ch: I partiti euroscettici possono essere messi tutti nello stesso paniere?

Ioannis Papadopoulos: Negli ultimi anni, gli eurobarometri avevano già rivelato che nell’opinione pubblica l’UE era percepita in modo sempre più negativo, a causa soprattutto della crisi economica. Effettivamente, tra la popolazione c’è un euroscetticismo diffuso o piuttosto uno sguardo critico nei confronti di Bruxelles.

In alcuni paesi, le formazioni euroscettiche hanno ottenuto un successo importante alle ultime elezioni. Non in tutti però. In Germania ad esempio non è stato riscontrato un simile fenomeno. Il  risultato raggiunto dalla formazione “Alternative für Deutschland” è di lunga inferiore a quello dell’UKIP nel Regno Unito.

Inoltre questi partiti non difendono le stesse posizioni. L’UKIP è chiaramente a favore di un’uscita della Gran Bretagna dall’UE, mentre in Francia il Front national è più ambiguo. Il partito di Marine Le Pen è invece più apertamente xenofobo rispetto all’UKIP di Nigel Farage. Queste formazioni politiche non costituiscono una corrente omogenea sul piano europeo.

swissinfo.ch: Il messaggio inviato dagli elettori è più che altro ad “uso interno” come in passato oppure è diretto anche all’Unione europea in quanto istituzione?

I.P. : Dipende molto dai paesi. In Francia il messaggio è essenzialmente ad uso interno. Nel Regno Unito, l’UKIP non è l’unico euroscettico; anche il partito conservatore e i suoi elettori lo sono.

Ci sono poi dei paesi dove la fiducia nelle istituzioni europee è andata scemando con la crisi economica, senza che ciò si sia tradotto in un successo dei partiti nazionalisti di destra. È il caso ad esempio di Portogallo o Spagna.

Priorità UE da rivedere

In seguito all’avanzata dei partiti euroscettici, i dirigenti dei 28 paesi membri hanno deciso il 27 marzo di rivedere le priorità dell’Unione europea, prima di nominare il prossimo presidente della Commissione.

I capi di Stato e di Governo hanno dato mandato al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, di condurre le consultazioni con le capitali e i diversi rappresentanti in parlamento per le nomine ai posti chiave e l’agenda dei prossimi cinque anni.

Forte della sua vittoria alle elezioni del 25 maggio, con 213 seggi su 751, il Partito popolare europeo (PPE, centro-destra) rivendica la presidenza della Commissione. La nomina del suo candidato, il lussemburghese Jean Claude Juncker, è però lungi dall’essere scontata.

Diversi dirigenti di destra non sono pronti a sostenerlo: primi tra tutti il conservatore britannico David Cameron e il liberale olandese Mark Rutte.

swissinfo.ch: Ma queste elezioni non mostrano un sentimento collettivo di sfiducia nei confronti delle istituzioni europee?

I.P. : Sì, ma è un piccolissimo denominatore comune e nel nuovo Parlamento europeo il centro destra e il centro sinistra continueranno a ricoprire un ruolo chiave, anche se hanno perduto seggi.

swissinfo.ch: A margine delle elezioni europee, così come del voto del 9 febbraio in Svizzera contro la cosiddetta “immigrazione di massa”, alcune di queste formazioni nazionaliste hanno brandito la bandiera rossocrociata. La Svizzera gioca un ruolo nella crescita dell’euroscetticismo?

I.P. : Non credo che la politica svizzera sia talmente conosciuta dall’elettorato europeo da servire da modello. È però vero che alcuni di questi partiti apprezzano il modello elvetico.

Ciò detto, anche se i referendum sull’integrazione europea nei paesi membri non sono così frequenti come in Svizzera, sono più numerosi rispetto al passato. E in paesi come la Francia, i Paesi Bassi o l’Irlanda, questi referendum hanno rivelato una popolazione divisa, come quella svizzera.

swissinfo.ch: Anche in Europa è in atto una polarizzazione del paesaggio politico come in Svizzera?

I.P. : Non credo. Prima di tutto perché alcuni sistemi politici sono bipolari, come in Francia o nel Regno Unito. Inoltre pochi paesi conoscono una forte polarizzazione, le forze principali restano al centro destra o al centro sinistra. Questi partiti hanno perso consensi, ma non in modo drammatico.

swissinfo.ch: Eppure in Francia si assiste a un crollo dei partiti tradizionali.

I.P. : È vero. Ma non bisogna dimenticare che si tratta di elezioni europee e non nazionali. Non hanno dunque alcun impatto diretto sulla formazione del governo.

swissinfo.ch: Le elezioni europee sono quindi una valvola di sfogo?

I.P. : È sempre stato così. I politologi considerano queste elezioni di seconda categoria, come quelle regionali. I voti sono più eloquenti e fungono da test di popolarità per i governi nazionali. Ciò rappresenta d’altronde un problema poiché la campagna elettorale è centrata soprattutto su temi nazionali e non europei.

Tuttavia, negli ultimi anni la situazione è cambiata. Queste elezioni rappresentano ancora uno strumento per sanzionare i governi nazionali. Ma con gli effetti della crisi economica, si parla sempre più d’Europa, grazie soprattutto all’impulso dei partiti più critici.

Assistiamo a una politicizzazione del dibattito sull’integrazione europea. È una conseguenza interessante dell’avanzata dei partiti nazionalisti.

Ioannis Papadopoulos

Schematizzando, si potrebbe dire che nei paesi del nord, si denuncia l’UE per paura di perdere la propria ricchezza, mentre al sud per averla già perduta.

swissinfo.ch: Per spiegare questo voto, ci sono altre ragioni oltre a quelle legate alla crisi economica?

I.P. : Vi è anche il timore di una perdita della sovranità, il sentimento che le decisioni sono prese da burocrati troppo lontani dalla gente. In realtà si tratta di una piccola amministrazione equivalente a quella di una grande città. È un po’ come in Svizzera quando si sente dire “a Berna fanno ciò che vogliono”.

Ci tengo però a ripetere che le ragioni del voto variano molto da paese a paese. Nel nord Europa (Danimarca e Finlandia) gli elettori dei partiti populisti e xenofobi non sono più disposti a pagare per i paesi del Sud. In Ungheria e in Grecia l’estrema destra ha invece successo per altri motivi. Il successo di questi partiti è legato alla crisi economica, ma anche a un nazionalismo diffuso.

Schematizzando, si potrebbe dire che nei paesi del nord, si denuncia l’UE per paura di perdere la propria ricchezza, mentre al sud è per averla perduta che si critica Bruxelles.

swissinfo.ch: Il risultato delle elezioni europee avrà un impatto sulla Svizzera? La destra conservatrice e antieuropeista incarnata dall’Unione democratica di centro (UDC) ne esce rinforzata?

I.P. : Per l’UDC è più facile ostentare una parentela con l’UKIP britannico che non con il Front national francese. Non ha interesse a rivendicare una vicinanza con l’insieme dei partiti nazionalisti ed euroscettici.

L’esito delle elezioni non scombussolerà il paesaggio europeo. Gli euroscettici restano minoritari. Si tratta di un movimento eterogeneo che non trova necessariamente alleati. Il centro di gravità del parlamento resta al centro (destra e sinistra).

In altre parole, il tono adottato dall’UE nei confronti della Svizzera non cambierà.


(Traduzione dal francese, Stefania Summermatter), swissinfo.ch



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