Your browser is out of date. It has known security flaws and may not display all features of this websites. Learn how to update your browser[Chiudi]

Elezioni federali 2015


L’elettorato si muove di nuovo verso il centro




Secondo il gfs.bern, le campagne elettorali influenzano maggiormente che in passato i risultati delle elezioni. (Keystone)

Secondo il gfs.bern, le campagne elettorali influenzano maggiormente che in passato i risultati delle elezioni.

(Keystone)


La politica d’immigrazione si riafferma come il tema numero uno in vista delle elezioni. Questa volta ad approfittarne non è però la destra, in leggera perdita di consensi, ma il centro. Stabile la sinistra. Queste le principali indicazioni del barometro elettorale della SRG SSR, ad un anno dal voto. 

“Per una ventina d’anni la politica svizzera è stata contrassegnata da una crescente polarizzazione. Ora si intravvede invece un leggero, ma progressivo spostamento di voti verso il centro”, osserva Claude Longchamp, responsabile dell’istituto gfs.bern, che ha realizzato il sondaggio per la SRG SSR. Il barometro elettorale conferma la tendenza registrata nelle elezioni del 2011, che hanno posto fine al rafforzamento della destra e della sinistra. 

In perdita di consensi, in base al sondaggio condotto tra il 15 e il 25 settembre, è l’Unione democratica di centro (UDC). Con un 24,6% di preferenze, il partito di destra rimane saldamente al primo rango tra le formazioni politiche svizzere, ma deve cedere due punti rispetto alle ultime elezioni. Dopo aver raggiunto il suo apice nel 2007, con il 28,9% dei suffragi, l’UDC proseguirebbe così la sua discesa, cominciata tre anni fa. 

Il blocco di sinistra mantiene invece la sua base elettorale rispetto a tre anni fa. Seconda forza politica nazionale, il Partito socialista (PS) si riporta sopra la soglia del 20%, guadagnando l’1,4% dei voti. A farne le spese sono probabilmente i cugini di sinistra del Partito ecologista svizzero (PES), che devono cedere l’1,1% dei consensi, scendendo al 7,3%.

Ecologisti a parità 

I dati più sorprendenti del sondaggio concernono due partiti del centro. Innanzitutto il Partito liberale radicale (PLR) che, con un 15,8% di suffragi, riuscirebbe per la prima volta a bloccare l’emorragia di voti in corso ormai dal 1979. Rispetto a tre anni fa i liberali radicali devono però accontentarsi di un piccolo più 0,7%.  

L’altro dato di portata storica è costituito dalla progressione dei Verdi liberali (VL), che salirebbe al 7,3% (+1,9%). Il nuovo partito, nato nel 2007, raggiungerebbe così per la prima volta la stessa forza elettorale del PES, che dagli anni ’80 si era posizionato in modo incontrastato quale maggiore partito ambientalista in Svizzera. 

Sempre secondo il sondaggio, gli altri due partiti del centro sono invece in calo di popolarità. Il Partito popolare democratico (PPD) prosegue il suo lungo declino: questa volta perde l’1,1% dei consensi e si ritrova a quota 11,2%, ossia con una base elettorale dimezzata rispetto ad una trentina di anni fa. Si ridimensiona dello 0,6% anche il Partito borghese democratico (PBD), che tre anni fa, poco dopo la sua nascita, aveva staccato il 5,4% dei suffragi. 

Barometro elettorale SSR 

Il sondaggio è stato realizzato dall’istituto gfs.bern tra il 15 e il 25 settembre, intervistando un migliaio di persone in tutte le regioni della Svizzera. 

Gli svizzeri residenti all’estero non sono presi in considerazione per questo barometro elettorale. Il governo ha infatti deciso di non mettere a disposizione le coordinate dei connazionali espatriati per motivi legati alla protezione dei loro dati. 

Secondo gli autori del sondaggio, il tasso di partecipazione al voto dovrebbe aggirarsi sul 50%, ossia nella media delle ultime elezioni.

Immigrazione e trattati con l’UE 

Per quanto riguarda i temi considerati prioritari dall’elettorato, il dossier sull’immigrazione si situa nettamente al primo rango: per il 43% delle persone intervistate figura tra i primi due problemi che la politica deve risolvere urgentemente. Seguono le casse malati e la sanità (19%), la disoccupazione (16%) e le assicurazioni sociali (16%). 

“I dati del sondaggio sono chiaramente influenzati dal voto del 9 febbraio scorso, quando il popolo svizzero aveva approvato l’iniziativa dell’UDC che esige dei contingenti per porre freno all’immigrazione”, indica Claude Longchamp. Una misura che rischia di compromettere il futuro dei trattati bilaterali conclusi con l’UE: per i Ventotto l’introduzione di contingenti viola l’accordo sulla libera circolazione delle persone. 

“Con la sua iniziativa, l’UDC è riuscita di nuovo a porre l’immigrazione, uno dei suoi temi preferiti, al centro all’agenda politica. Questa volta però non ne approfitta dal profilo elettorale, come spesso in passato. Mettendo in pericolo gli accordi bilaterali con l’UE, l’UDC si spinge troppo lontano agli occhi di una maggioranza di elettori”, aggiunge il responsabile del gfs.bern.

Per la via bilaterale 

Il 73% delle persone interrogate ritiene che il governo svizzero dove cercare di attuare l’iniziativa dell’UDC “Contro l’immigrazione di massa” e nel contempo salvaguardare i trattati bilaterali. Solo il 19% degli intervistati è di parere contrario. Nel caso in cui non fosse possibile fare entrambe le cose, il 58% si schiera dalla parte degli accordi bilaterali, mentre solo il 30% – poco più della base elettorale dell’UDC – privilegia l’attuazione dell’iniziativa. Il 12% è indeciso. 

Per la maggioranza degli elettori, gli accordi bilaterali devono rimanere il pilastro della politica europea svizzera. Il 54% degli interpellati vuole far poggiare anche in futuro su questi trattati le relazioni con l’UE. Il 15% si dice disposto a proseguire su questa via, anche nel caso in cui la Svizzera fosse costretta in futuro a riprendere automaticamente il diritto europeo, come richiesto da Bruxelles che preme per un nuovo accordo istituzionale. Solo l’11% privilegia la via dell’isolamento e appena il 4% considera prioritaria l’adesione all’UE. 

Il tema dell’immigrazione e dei rapporti con i Ventotto si iscrive in quella che è ormai diventata una delle principali linee di conflitto della politica svizzera, rilevano gli autori del barometro elettorale. In un’epoca di globalizzazione, la questione dell’apertura o meno verso l’estero viene giudicata essenziale per un numero crescente di persone. Finora, in Svizzera come in molti altri paesi, questa tendenza ha favorito soprattutto la destra. 

Elettorato volatile 

Destra che, secondo Longchamp, dispone ancora di un buon margine di mobilitazione per queste elezioni. Finora solo la sinistra approfitterebbe già di un discreto livello di mobilitazione della sua base. Per il responsabile del sondaggio, i dati attuali non permettono comunque di formulare un pronostico sull’esito dello scrutinio del 2015. 

Da un lato, la volatilità dell’elettorato non è mai stata così grande come in questi ultimi tempi e, dall’altro, le campagne elettorali influenzano maggiormente che in passato i risultati delle elezioni.

swissinfo.ch

×