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Festival del film di Zurigo


«Senza le star nessuno parlerebbe di noi»


Di Renat Kuenzi, Zurigo


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Il ministro svizzero della cultura Alain Berset ha aperto il 9° Festival del film di Zurigo elogiandone lo spirito innovativo (Keystone)

Il ministro svizzero della cultura Alain Berset ha aperto il 9° Festival del film di Zurigo elogiandone lo spirito innovativo

(Keystone)

Harrison Ford, Hugh Jackman e Michael Haneke sono le star della 9. edizione del Festival del film di Zurigo. Novità di quest’anno: la rassegna zurighese si associa al festival spagnolo di San Sebastian, in quella che il direttore artistico Karl Spoerri definisce una scelta lungimirante. Intervista.

Quando Nadja Schildknecht e Karl Spoerri hanno fondato la società “Zurich Film Festival” nel 2005, all’età di 32 anni, nessuno poteva immaginare la nascita di un nuovo festival. Di sicuro non le tradizionali città del cinema di Locarno e Soletta.

Un glamour eccessivo e contenuti troppo poco approfonditi, avevano rimproverato i critici. In effetti, il fattore glamour è estremamente presente anche nella 9. edizione, nonostante l’obiettivo a corto e medio termine di una «crescita a piccoli passi», come sostenuto dai promotori. A lungo termine, il Festival del film di Zurigo (ZFF) aspira comunque a issarsi al livello di rassegne quali Sundance, Toronto o San Sebastian, spiega il direttore artistico Karl Spoerri.

swissinfo.ch: Cosa la rende più felice pensando all’edizione 2013 del festival?

Karl Spoerri: I numerosi appassionati di cinema che potranno farsi coinvolgere dal nostro programma. E gli oltre 450 ospiti da tutto il mondo che ci apprestiamo ad accogliere.

Festival del film di Zurigo 2013

La 9. edizione si svolge dal 26 settembre al 6 ottobre 2013. Il budget è passato dai 5,7 milioni dell’anno scorso a 6,1 milioni.

Il programma prevede 122 film da 27 paesi, tra cui 16 prime mondiali.

A Zurigo sono presenti diverse star: gli attori Harrison Ford, Hugh Jackman, James McAvoy e la vincitrice dell’Oscar Melissa Leo, il regista Michael Haneke e i produttori cinematografici Harvey Weinstein e Tim Bevan.

Il regista svizzero Marc Forster presiede la giuria del concorso internazionale.

Il festival di Zurigo impiega 15 persone a tempo pieno, 37 collaboratori a tempo parziale e 280 volontari.

swissinfo.ch: Lo ZFF continua a portarsi appresso la reputazione di un festival che nessuno si aspettava. Nel contesto del cinema svizzero, qual è il valore aggiunto apportato dall'evento zurighese dal 2005?

K. S.: Le oltre 60‘000 persone che seguono il festival parlano chiaro. L’interesse è ogni anno più grande e molte proiezioni sono già esaurite prima dell’inizio.

Prendiamo molto sul serio la nostra missione culturale. Ogni anno ci sono diverse buone pellicole, che non trovano però spazio sul grande schermo. La pressione commerciale dei gestori di sale cinematografiche, dettata dalle tendenze maggioritarie, è troppo elevata.

Il festival, al contrario, si apre per undici giorni su un universo cinematografico che non mette in avanti l’aspetto commerciale. Lo ZFF sta diventando sempre più un canale di distribuzione per i film rilevanti.

swissinfo.ch: Gli esperti sostengono che la qualità dei programmi è straordinaria. Nei media questa tende però a passare in secondo piano, offuscata dalla tradizionale presenza di star. Siete vittime della vostra propria strategia?

K. S.: Non direi. Per me si tratta di un problema generale. I media, anche quelli seri, si interessano oggigiorno soprattutto alle star e ad aspetti che si vendono facilmente. Se non avessimo alcuna star, nessuno parlerebbe del festival.

I nostri partner, che finanziano gran parte dell’evento, si aspettano un’ampia risonanza mediatica. È un modello commerciale per il quale abbiamo bisogno di entrambi gli aspetti.

swissinfo.ch: Cosa si attende dalla collaborazione con il rinomato festival di San Sebastian, che si svolge nello stesso periodo?

K. S.: È un prezioso contributo per la nostra rete siccome c’è uno scambio costante sul contenuto dei film e sui termini di produzione. In ambito cinematografico si dicono molte cose, anche false. È quindi utile collaborare per osservare assieme ciò succede.

È interessante anche sul piano finanziario visto che possiamo suddividere i costi. Ad esempio per il volo di Hugh Jackman dagli Stati Uniti o per quello da Shanghai di Jia Zhang-Ke, il regista di A Touch of Sin.

È una situazione in cui tutti sono vincenti siccome i realizzatori e le case di distribuzione hanno accesso a due mercati importanti: quello spagnolo e quello germanofono.

Ritengo che la collaborazione tra festival rappresenti il futuro. Lo “sharing” non è un modello limitato ai social media. Si applica anche al mondo degli affari.

I premi

Il Festival del film di Zurigo premia le migliori pellicole con il Golden Eye Award.

A Harrison Ford e a Hugh Jackman verranno assegnati rispettivamente il Lifetime Achievement Award e il Golden Icon Award.

Il Career Achievement Award per i produttori sarà consegnato a Tim Bevan ed Eric Fellner (tra le loro produzioni: Quattro matrimoni e un funerale, Fargo, Il grande Lebowski e Notting Hill).

Per la prima volta verrà attribuito il Piccolo Golden Eye al miglior film per bambini.

swissinfo.ch: Parliamo dei riconoscimenti: non rischiano di perdere valore, considerato che vengono distribuiti in modo quasi “inflazionistico” da ogni festival?

K. S.: Per noi, l’attribuzione dei riconoscimenti è un modo per esprimere l’apprezzamento. È un momento di gioia. E gli spettatori, che sono pure degli appassionati, possono vedere da vicino la loro star preferita. Basta acquistare un biglietto per essere presenti. Non dobbiamo comunque prendere la cosa troppo sul serio. Non assegniamo mica il premio Nobel.

swissinfo.ch: Il programma di quest’anno prevede numerosi film svizzeri. Li ha scoperti Zurigo oppure si tratta semplicemente di pellicole che non sono state accettate a Locarno?

K. S.: Anche a Locarno ci sono diversi film svizzeri. Tutto dipende dal momento in cui l’opera viene terminata e dalla strategia delle case di distribuzione. Abbiamo sempre dato un peso speciale alle produzioni locali.

swissinfo.ch: Ritiene di essere preso sufficientemente sul serio dalla Confederazione? Quest’anno, l’Ufficio federale della cultura ha inserito lo ZFF nella lista dei “Succes Festival” e ha aumentato il suo contributo da 110'000 a 150'000 franchi…

K. S.: Siamo felici di aver fatto il salto nella lista dei festival. Per ciò che riguarda le sovvenzioni, continuiamo ad avere la sensazione di non essere considerati al livello che ci spetta. Ma ci vorrà verosimilmente ancora un po’ di tempo.

swissinfo.ch: Il vostro obiettivo a corto e medio termine è una «crescita a piccoli passi». Cosa significa concretamente?

K. S.: Perseguiamo una crescita organica assieme al nostro pubblico e ai nostri partner. Tutto il resto non conduce al successo. Se si gonfia troppo una struttura, rischia di esplodere.

swissinfo.ch: Quali sono gli obiettivi a lungo termine? La promozione nella seria A dei festival? Zurigo dispone certamente della struttura necessaria…

K. S.: Un giorno vorremmo essere equiparati ai festival di Sundance, Toronto o San Sebastian. Per noi è importante non perdere di vista tale obiettivo. Ma la strada è ancora lunga. Ci fissiamo dunque obiettivi realistici.

Siamo ambiziosi e vogliamo progredire. Diversi rappresentanti del settore che partecipano ai vari festival hanno incluso nel loro tour, assieme a Toronto e San Sebastian, anche Zurigo. È già un bel successo.

Il programma

Tra le pellicole svizzere presentate a Zurigo si possono citare Neuland di Anna Thommen e Traumland di Petra Volpe.

Il regista affermato Markus Imboden partecipa con Am Hang, una rappresentazione cinematografica del romanzo di successo di Markus Werner.

Xavier Koller, vincitore di un Oscar, è presente in prima mondiale con Die schwarzen Brüder.

Due le opere di registi italiani in concorso nella categoria “Film internazionali”: Miele di Valeria Golino e Still Life di Uberto Pasolini.

La sezione “Nuove visioni del mondo” mostra film dal Brasile, paese ospitante dei Mondiali di calcio 2014.


Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio, swissinfo.ch



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