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Fifa e corruzione


Chi porterà la Fifa fuori dal caos?


Di Guido Tognoni


Non solo sugli spalti, ma anche tra i suoi dirigenti, il calcio internazionale non ha dato una buona immagine di sé negli ultimi anni. (Keystone)

Non solo sugli spalti, ma anche tra i suoi dirigenti, il calcio internazionale non ha dato una buona immagine di sé negli ultimi anni.

(Keystone)

Chi porterà la Fifa fuori dal caos? Chi le darà stabilità e credibilità? Oppure lo sfacelo di questa organizzazione un tempo tanto fiera è destinato a continuare? Il punto di vista dell’ex funzionario ed esperto della Fifa Guido Tognoni.

Di Guido Tognoni

Il congresso del 28 febbraio dovrà dare una risposta alle prime domande e condurre la federazione mondiale verso acque più tranquille dopo gli avvenimenti traumatici dello scorso anno. La premessa è che gli oltre 200 delegati delle federazioni nazionali approvino il pacchetto di riforme. Vista la pressione esercitata dalle autorità giudiziarie statunitensi e anche svizzere sulla federazione internazionale, è probabile che ciò avvenga. 

Rimane da chiedersi se la giustizia si attiverà nuovamente prima della prossima assemblea generale, mettendo in difficoltà con altri interventi l’incontro tra funzionari a Zurigo. Motivi ve ne sarebbero a sufficienza.

Cosa non è successo, dalla fine di maggio! Arresti, rivelazioni, confessioni, sospensioni e dimissioni in una quantità che non ci si poteva assolutamente aspettare prima dell’intervento congiunto della giustizia statunitense e svizzera alla fine di maggio. Di colpo la Fifa non è più quello che era, e non lo sarà più per molto tempo. 

Un’organizzazione che si riteneva intoccabile e che pensava di vivere su un altro pianeta è diventata un’entità debole, che ha dovuto sottomettersi in ampia misura alla sorveglianza di avvocati statunitensi e che da allora fa di tutto per apparire, dal punto di vista formale e giuridico, non il colpevole, ma la vittima degli errori di alcune persone. 

Il culmine del dramma, degno di un film, scritto in buona parte dagli sconosciuti membri della commissione etica della federazione, un tempo derisa, è stata la sospensione dai loro incarichi dei tre più importanti funzionari del calcio mondiale, il presidente della Fifa Sepp Blatter, il presidente della Uefa Michel Platini e il segretario generale della Fifa Jérôme Valcke.

Blatter irragionevole 

Il fatto che Sepp Blatter, allontanato dalla sua corte, sostenesse l’assurda opinione che in quanto presidente della Fifa non dovesse sottomettersi ai pareri della commissione etica, è stato solo il tentativo disperato di un uomo che ha rappresentato per quattro decenni il nome della Fifa di ignorare i cambiamenti storici in atto nel mondo dello sport. 

La crisi interna della Fifa 

Dopo anni di sospetti e critiche, in maggio e in dicembre dello scorso anno la polizia svizzera ha arrestato nove alti funzionari della Fifa con l’accusa di corruzione. Finora tre di loro sono stati estradati negli Stati Uniti.

La giustizia statunitense indaga nel frattempo anche contro l’ex presidente della Fifa Sepp Blatter, il quale continua a respingere tutte le accuse.

Dopo Michel Platini lunedì, è toccato martedì a Joseph Blatter presentarsi davanti alla commissione di ricorso della FIFA per contestare la sospensione di otto anni da ogni attività nel calcio.

Dall’udienza non è trapelato nulla. Il presidente della FIFA è arrivato verso le 7.30 e se ne è andato da una porta sul retro alle 17, senza rilasciare nessuna dichiarazione.

Gli avvocati di Blatter hanno chiamato sul banco dei testimoni Jacques Lambert, presidente del comitato organizzatore di Euro 2016, che avrebbe dichiarato di essere a conoscenza del contratto verbale che ha portato al pagamento di 2 milioni di euro a Michel Platini. 

La nuova epoca della Fifa richiede molte cose: una limitazione del mandato, la trasparenza salariale, una separazione tra politica e commercio, un chiarimento dello statuto giuridico, una gestione pulita, il coinvolgimento di tutti gli ambienti determinanti per il calcio nel processo decisionale, la riduzione del numero di commissioni, il miglioramento dei programmi di sviluppo, concorsi corretti. Tutti temi che in fondo fanno parte della normale evoluzione di un’organizzazione. Nel passato questi aspetti sono stati gravemente negletti, nonostante i milioni investiti nella cosiddetta ristrutturazione. 

Chi deve guidare la Fifa nella nuova epoca? I candidati in lizza sono cinque, tra cui il maggior outsider, il sudafricano Tokyo Sexwale, si ritirerà probabilmente ancora prima dell’elezione. Se Sexwale ha fatto una campagna, questa è rimasta quasi invisibile. I favoriti sono lo sceicco Salman Al-Khalifa del Bahrein e lo svizzero Gianni Infantino, candidato dalla Uefa al posto di Michel Platini, sospeso.

Lo sceicco Salman, attuale presidente della federazione continentale asiatica, simboleggia l’ascesa degli stati del Golfo, il quali – per esempio il Qatar – vogliono estendere la loro influenza economica anche al mondo dello sport. Per Gianni Infantino di tratta di assicurare alla Uefa l’influsso che merita in quanto rappresentante dell’Europa, il baricentro sportivo e commerciale del calcio mondiale. Una Uefa isolata dalla Fifa non sarebbe di buon auspicio per il futuro della federazione internazionale. La Fifa ha bisogno della Uefa, la Uefa non ha bisogno della Fifa. 

Se a spuntarla fosse lo sceicco Salman, molte cose dipenderebbero dall’origine delle figure chiave dell’amministrazione. 

Champagne: un programma ponderato, ma senza sostegni 

In caso di successo Gianni Infantino promette di portare il numero di squadre nella fase finale dei campionati mondiali da 32 a 40, un piano che suscita perplessità fra gli esperti di calcio e si scontra con l’opposizione dei grandi club. L’outsider Jérôme Champagne, che ha bisogno di ogni singolo voto anche solo per superare il primo turno, rinuncia a esternazioni simili e questo va a suo favore. Lo stesso si può dire del suo programma ben ponderato, con cui si può non essere d’accordo su tutti i punti, ma che denota molta comprensione per i problemi del calcio mondiale. 

Punto di vista 

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Il francese sosterrebbe una maggiore perequazione finanziaria tra i club poveri e quelli che finanziariamente si muovono sempre più in una categoria a parte. Ma Champagne, lottatore solitario, a suo tempo licenziato dalla Fifa da Sepp Blatter, di cui era il collaboratore più stretto, non ha una base di potere, com’è il caso per Salman con l’Asia e per Infantino con l’Europa. 

Rimane ancora il giordano Ali Bin Hussein. Nelle ultime elezioni il principe ha ottenuto 73 voti, un risultato ragguardevole, che però non potrà ripetere. Nel maggio del 2015 il principe Ali era un candidato di protesta contro Sepp Blatter sostenuto dalla Uefa. Dopo la cacciata di Blatter, questo motivo non c’è più, e la questione più importante è a chi andranno i voti di Ali: a Salman o a Infantino? 

Alla fine conterà ogni voto. La differenza tra i voti più o meno sicuri su cui entrambi i candidati potranno contare nel turno decisivo e la maggioranza necessaria di 105 su 209 federazioni è grande. Il risultato sarà molto risicato, a meno che i due candidati di punta si accordino all’ultimo minuto: un presidente Salman e un nuovo amministratore delegato nelle vesti di Infantino, a capo dell’amministrazione, potrebbe essere una soluzione pragmatica. Al momento entrambi i candidati si oppongono a simili ipotesi. Ma fino a venerdì 26 febbraio molte cose sono ancora possibili: potrebbero esserci nuove interventi della polizia oppure ci potrebbe essere un accordo tra i due favoriti per una spartizione del potere all’interno di una nuova Fifa. 

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente quelle dell’autore e non rispecchiano necessariamente la posizione di swissinfo.ch.


Traduzione di Andrea Tognina, swissinfo.ch

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