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Esportazioni


Fine degli anni folli per l’orologeria svizzera in Cina


Di Samuel Jaberg, con la collaborazione di Rémi Quesnel a Pechino



Il rallentamento della crescita e la campagna anticorruzione del governo cinese hanno inciso nel 2013 sull’esportazione orologiera svizzera verso la Cina. Gli esperti del settore si dicono tuttavia fiduciosi alla vigilia di Baselworld, la più grande fiera campionaria dell’orologeria del mondo.

Nel 2000, il valore delle esportazioni di orologi svizzeri verso la Cina era di soli 16,8 milioni di franchi. Nel 2012, questa cifra era cresciuta di 100 volte e ammontava a 1,6 miliardi di franchi. Durante questo euforico periodo dell’orologeria elvetica, quasi il 70 per cento della crescita del settore è stato merito dei paesi asiatici, scrive Credit Suisse nel suo rapporto 2013 sull’industria orologeria rossocrociata.

Oggi, Hong Kong e la Cina sono rispettivamente al primo e al quarto posto nella classifica dei principali importatori di orologi svizzeri. Si calcola che quasi un orologio su due sia venduto a un cliente cinese. Alla fine del 2012, il bel meccanismo si è però inceppato. L’anno scorso il valore delle esportazioni orologiere elvetiche in Cina è calato del 12,5% pari a un totale di 1,44 miliardi di franchi.

Il presidente della Federazione dell’industria orologiera svizzera (FH), Jean-Daniel Pasche imputa questa decrescita soprattutto alle difficoltà dell’economia cinese. «Siamo passati da un tasso di crescita del 12% a metà degli anni 2000 a uno del 7,5% nel 2013», illustra Pasche. «Nonostante queste cifre siano ancora impressionanti, questa diminuzione ha condizionato i consumi in Cina».

20'000 funzionari condannati

Nel dicembre 2012, un mese dopo la sua nomina alla testa del partito comunista cinese, il segretario generale Xi Jinping ha lanciato una vasta campagna anticorruzione che continua tuttora. Si tratta di una misura volta a ridare credibilità a chi detiene il potere in Cina dopo che le stravaganze di alcuni membri del partito avevano scioccato la popolazione. Xi Jinping ha dichiarato che nel mirino della campagna ci sono sia le «tigri», ossia gli alti funzionari, sia le «mosche», i quadri inferiori.

In un anno, oltre 20 mila funzionari sono stati condannati per aver infranto il nuovo regolamento. I dirigenti hanno imparato a essere più morigerati. Nessuno ostenta più in pubblico gli orologi di lusso, come l’ex amministratore della sicurezza sul lavoro della provincia di Shaanxi, condannato nell’autunno 2013 a 14 anni di reclusione per aver accettato delle bustarelle. Soprannominato «Fratello orologio» sul web cinese, era stato fotografato con undici orologi di lusso ai polsi.

Per i funzionari, accettare dei regali sarà sempre più difficile, anche se è una prassi molto diffusa in Cina. Certo, un orologio è più discreto di un’automobile poiché, in attesa di tempi migliori, è possibile nasconderlo in un cassetto. C’è però sempre il rischio di finire alla sbarra o di essere vittime di un ricatto.

Rémi Quesnel, Pechino, swissinfo.ch

Lotta contro la corruzione endemica

Se l’eldorado cinese ha perso un po’ del suo splendore, è anche a causa della campagna anticorruzione lanciata dal governo cinese nel 2012 (vedi dettagli a fianco). Gli orologi regalati ai funzionari del partito comunista in cambio di favori sono assurti a uno degli oggetti più simbolici della corruzione in Cina. «Questa campagna contro il malaffare pesa sulle esportazioni orologiere. È tuttavia difficile quantificare quale sarà il suo vero impatto», sostiene ancora Jean-Daniel Pasche.

Non è la prima volta che Pechino dà la caccia «alla burocrazia abusiva e allo spreco nell’amministrazione». Temendo che la corruzione endemica possa mettere in pericolo la sopravvivenza dello stesso partito, il nuovo presidente Xi Jinping intende combattere questa piaga, dice Delphine Centlivres, direttrice della sezione svizzera dell’ONG Transparency International.

«La transizione verso l’economia di mercato ha considerevolmente aumentato negli ultimi anni il livello di corruzione in Cina, soprattutto perché lo Stato mantiene una partecipazione nelle aziende privatizzate. Alcuni alti funzionari hanno un grande potere decisionale ed è soprattutto a questi ultimi che si rivolge la lotta contro le mazzette e le bustarelle», spiega Centlivres. La corruzione generalizzata rischia di troncare definitivamente il legame tra la popolazione e il partito, afferma la direttrice di Transparency International Svizzera. «Il livello di indignazione è alto e il governo cinese vuole assolutamente evitare una rivolta popolare, una nuova Tienanmen».

Andrea Gerst, Swiss & Global Asset Management

I marchi del segmento superiore hanno sofferto maggiormente a causa delle misure anti-corruzione. Longines, Rado e Tissot [marche di media gamma di Swatch Group] sono ulteriormente cresciute.

Marche prestigiose nel mirino

Ogni settimana, alcuni funzionari corrotti sono condannati a pene severe. Le immagini diffuse dalla televisione pubblica o tramite internet mostrano molto spesso degli ex-dirigenti che portano ai polsi orologi di lusso svizzeri. E sono proprio queste marche prestigiose ad aver sofferto maggiormente a causa della lotta alla corruzione; quelle più discrete sono riuscite invece ad evitare la gogna. «I marchi del segmento superiore hanno sofferto maggiormente l’anno scorso. Longines, Rado e Tissot [marche di media gamma di Swatch Group] sono invece ulteriormente cresciuti», indica Andrea Gerst, co-dirigente di un fondo d’investimento svizzero consacrato al lusso (JB Luxury Brands Fund, Swiss & Global Asset Management).

Le disuguaglianze sociali crescenti hanno indotto le autorità cinesi a limitare drasticamente la pubblicità per i prodotti di lusso in taluni villaggi del paese. Una situazione che si ripercuote direttamente anche sulle statistiche delle esportazioni orologiere elvetiche. Nel 2013, la Svizzera ha esportato un numero record di orologi in Cina, ma il valore medio di ogni singolo pezzo è diminuito di quasi 100 franchi.

Jean-Daniel Pasche relativizza questa involuzione «che avviene dopo oltre dieci anni di folle crescita». Nel suo rapporto, Credit Suisse scrive che non c'è motivo di preoccuparsi. «Questo calo delle esportazioni degli orologi svizzeri non deve essere visto come un crollo, ma piuttosto come una normalizzazione. Alla luce del continuo miglioramento del livello di vita della popolazione cinese e della soppressione degli ostacoli al commercio (accordo di libero scambio), l’espansione di questo mercato dovrebbe continuare, [...] anche se a un ritmo inferiore».

Credit Suisse

Alla luce del continuo miglioramento del livello di vita della popolazione cinese e della soppressione degli ostacoli al commercio (accordo di libero scambio), l’espansione di questo mercato dovrebbe continuare.

Un problema d’immagine?

L’accordo di libero scambio firmato nel luglio 2013 dalla Svizzera e dalla Cina permetterà in sei anni di ridurre del 60% i dazi doganali sulle importazioni degli orologi svizzeri. A causa della differenza di prezzo, ma anche per evitare la contraffazione, molti cinesi preferiscono acquistare i loro orologi a Hong Kong, in Europa o negli Stati Uniti.

L’appetito dei cinesi per i prodotti di lusso è ancora molto grande, soprattutto quando viaggiano all’estero, dice Andrea Gerst. «Considerando le somme di denaro spese, i cinesi hanno spodestato gli americani quale maggiore nazione turistica del mondo. La crescita a lungo termine del settore del lusso continua: quest’anno, tale comparto dovrebbe crescere dal 7 al 9%», prevede Gerst.

Una questione rimane irrisolta: non è un problema che l’orologio svizzero sia associato alla corruzione in Cina? «No, certo che no», risponde Jean-Daniel Pasche. «Gli orologi svizzeri mantengono la loro eccellente reputazione tra i cinesi, non notiamo alcun disinteresse da parte loro».

L’imbarazzo è tuttavia palese presso gli orologiai svizzeri attivi in Cina. Molti, tra cui anche Swatch Group, il maggiore gruppo orologiero al mondo, hanno infatti declinato l’invito di rispondere alle domande di swissinfo.ch.

Di Samuel Jaberg, con la collaborazione di Rémi Quesnel a Pechino, swissinfo.ch
(Traduzione dal francese: Luca Beti)



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