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Il Palazzo federale a Berna.

KEYSTONE/MANUEL LOPEZ

(sda-ats)

Il numero di firme necessarie per poter depositare un'iniziativa popolare o un referendum non va modificato: la Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale invita il plenum a respingere un'iniziativa del Gruppo PBD sul tema.

Con 19 voti contro 3 la commissione affossa il testo "Tutela dei diritti popolari. Prendiamoci cura della nostra democrazia diretta": in esso si chiedeva di stabilire nella Costituzione il numero di firme necessarie correlandolo a una determinata percentuale degli aventi diritto di voto. Attualmente sono necessarie 100 mila firme per la riuscita di un'iniziativa e 50 mila per il lancio di un referendum.

Per gli iniziativisti, sarebbe auspicabile un inasprimento: in futuro per presentare un'iniziativa popolare dovrebbe essere necessaria una quota di votanti compresa, per esempio, tra il 3 e il 5 per cento e per un referendum la metà. Il PBD denuncia un "uso eccessivo dei diritti popolari", che rischia a lungo termine di portare "a un loro indebolimento".

"Quando nel 1891 fu introdotta l'iniziativa popolare, si stabilì che il numero minimo di aventi diritti di voto necessario per presentarla fosse pari a 50 000, ossia l'8 per cento. Oggi, per un'iniziativa popolare è sufficiente una percentuale di votanti inferiore al 2 per cento e per un referendum persino inferiore all'1 per cento", si legge nella motivazione.

La commissione riconosce quest'evoluzione, ma ritiene che - parallelamente - la raccolta di firme sia diventata più difficile. "In passato gli aventi diritto di voto interessati potevano essere raggiunti in modo relativamente semplice davanti ai locali di voto mentre dall'introduzione del voto per corrispondenza essi vanno cercati dinanzi ai centri commerciali o in luoghi analoghi". Essa costa tempo e denaro e non deve essere appannaggio unicamente delle grandi organizzazioni con grandi capacità finanziarie.

Con 22 voti contro 2 la commissione anche respinto un'iniziativa parlamentare di Lorenz Hess (PBD/BE) che chiedeva che la partecipazione alle votazioni ed elezioni federali fossero obbligatorie per i cittadini fino ai 65 anni di età. Per sostenere la propria proposta, Hess faceva riferimento all'esempio di Sciaffusa, dove grazie a questo provvedimento il tasso di partecipazione medio è salito al 64,3%.

La commissione riconosce gli effetti positivi del sistema, ma ribadisce che "la partecipazione alle votazioni popolari non è un obbligo ma un diritto". Spetta ai partiti e alle altre organizzazioni politiche motivare i cittadini all'esercizio di tale diritto.

Infine la commissione ha anche respinto, con 16 voti contro 9, un'iniziativa parlamentare di Gregor Rutz (UDC/ZH) che chiedeva di vietare al Consiglio federale di ricorrere a video esplicativi in vista delle votazioni. Secondo la commissione, "un video che rispetta i criteri legali sull'oggettività dell'informazione può essere un mezzo informativo sensato".

sda-ats

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