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Fiscalità delle imprese


I trucchetti di Apple e Google avranno un impatto sul regime fiscale svizzero


Di Andreas Keiser


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La tassazione delle multinazionali è a un punto di svolta: l’OCSE e il G20 intendono promuovere una maggiore trasparenza e impedire a queste aziende di sposare i loro benefici nei paradisi fiscali. Una pratica che sottrae a diversi paesi dai 100 ai 240 miliardi di dollari. Per adeguarsi ai nuovi standard, la Svizzera dovrà rivedere sensibilmente il suo diritto fiscale.

Con le nuove norme OCSE, la Novartis, domiciliata a Basilea, dovrà inviare i suoi dati, via l’amministrazione federale delle contribuzioni, a più di un centinaio di paesi. (novartis / Iwan Baan)

Con le nuove norme OCSE, la Novartis, domiciliata a Basilea, dovrà inviare i suoi dati, via l’amministrazione federale delle contribuzioni, a più di un centinaio di paesi.

(novartis / Iwan Baan)

A innescare la miccia, che ha portato all’approvazione di nuove regole, sono state le società americane Apple, Amazon e Google. Grazie a un ingegnoso sistema di società offshore, hanno praticato la cosiddetta “ottimizzazione fiscale” risparmiando miliardi. Le autorità fiscali statunitensi sono così rimaste a bocca asciutta.

Guidata dagli Stati Uniti, dall’Unione europea e dai principali paesi emergenti, nel luglio 2013 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha varato un piano d’azione, denominato BEPS (Base Erosion e Profit Shifting). Si tratta di una serie di 15 misure, rese note il 4 ottobre 2015, che saranno con ogni probabilità approvate in novembre, in occasione del vertice del G20 ad Antalya.

In questo modo, l’OCSE e il G20 vogliono impedire alle multinazionali di utilizzare delle scappatoie per eludere o evadere il fisco, spostando ad esempio gli utili verso giurisdizioni a bassa fiscalità. In futuro le aziende dovranno pagare le imposte nei paesi in cui operano realmente.

La aziende dovranno rivelare le informazioni

Il punto centrale del BEPS è l’obbligo imposto alle multinazionali con un volume d’affari superiore a 750 milioni di dollari di documentare attività, ricavi e imposte e di trasferire automaticamente queste informazioni alle amministrazioni finanziarie dei paesi interessati.

“La concorrenza fiscale ha portato a ripetuti abusi. I singoli Stati potrebbero attirare le aziende con agevolazioni fiscali. Per questo motivo, l’OCSE e il G20 sono intervenuti per introdurre degli standard minimi e in questo modo annullare almeno in parte la concorrenza fiscale”, afferma Peter V. Kunz, professore di economia e diritto comparato all’università di Berna.

Lo scambio dei dati fiscali è complicato e costoso. La sola Novartis, domiciliata a Basilea, dovrà inviare i suoi dati, via l’amministrazione federale delle contribuzioni, a più di un centinaio di paesi. Ciò vale per un migliaio di altre multinazionali. Questo flusso di dati sarà immenso e dovrà essere gestito dai rispettivi uffici fiscali.

Aggirare il sistema

In breve: il BEPS è un vasto insieme di regole molto complesse, un compromesso per il quale i paesi coinvolti – tra cui la Svizzera – hanno lottato duramente. I critici lo definiscono un mostro burocratico.

“Già in Svizzera ci sono diverse voci critiche. In Parlamento queste misure saranno parzialmente attaccate dai partiti borghesi. Le probabilità sono comunque grandi che la Svizzera si adegui a questi standard perché attualmente la pressione internazionale non è più sul segreto bancario, ma sulla tassazione delle imprese, i privilegi delle holding e così via. Sono però scettico sull’impatto concreto di queste misure”.  Tassare dove viene generato il profitto è una buona idea, ma continueranno ad esserci possibilità per aggirare il sistema, afferma Kunz.

Nessun “tocco svizzero”

Frank Marty, responsabile del settore finanze e imposte a economiesuisse – la principale organizzazione mantello delle imprese elvetiche – si dice lieto che le regole del BEPS siano meno rigide di quanto temuto. “La Svizzera, in quanto paese altamente globalizzato, è toccata da vicino. Oggi esistono regole uniche per tutti i paesi e ciò è positivo. Tuttavia, ci sono ancora molti aspetti che non sono chiaramente definiti e ciò può portare a un certo grado di insicurezza. Inoltre, il carico amministrativo per le imprese multinazionali aumenta in modo sostanziale”. La cosa importante ora, prosegue Marty, è seguire il processo legislativo ordinario, senza aggiungere un „tocco svizzero“, conclude Marty.

Risolta la vertenza fiscale con l’UE?

Per applicare i nuovi standard dell’OCSE, la Svizzera dovrà rivedere il suo diritto fiscale. È infatti necessaria una nuova base giuridica per adempiere agli obblighi di trasparenza e di scambio transnazionale dei dati fiscali delle imprese. Il Consiglio nazionale (Camera bassa) ha già dato il via libera a una maggiore trasparenza sui cosiddetti “ruling”, accordi preliminari tra Stati e aziende che prevedono tassazioni speciali. La proposta arriverà sul banco del Consiglio degli Stati (Camera alta) a novembre.

Con la Riforma III dell’imposizione delle imprese, in discussione in Parlamento a novembre, non saranno unicamente aboliti i privilegi delle holding, che da anni sono una spina nel fianco nei rapporti con l’UE, ma saranno regolamentate anche le basi giuridiche per le cosiddette Patent Box, sgravio fiscale per gli utili su brevetti e marchi.

“Indipendentemente dal BEPS, il progetto di Riforma III era una necessità nell’ambito del contenzioso fiscale con l’UE, di cui non si parla più molto. In questo modo si prendono due piccioni con una fava: da un lato, la risoluzione del contenzioso fiscale con l’UE e dall’altro il rispetto dei nuovi standard previsti dal BEPS”, conclude Peter V. Kunz.



Traduzione dal tedesco, swissinfo.ch

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