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Giornate di Soletta La produzione cinematografica svizzera che flirta con gli USA

Le produzioni cinematografiche svizzere sono spesso coproduzioni internazionali. Durante le Giornate del cinema di Soletta, swissinfo.ch ha incontrato Luc Peter, regista e fondatore della Intermezzo film, casa di produzione presente al festival del cinema elvetico con due pellicole ambientate negli Stati Uniti. 

Luc Peter

Luc Peter nel 1993 ha cofondato la Intermezzo film poiché "c'erano molte difficoltà a trovare dei produttori che fossero pronti a prendersi il giusto tempo per sviluppare progetti un po’ differenti, innovatori".

(swissinfo.ch)


Parlare di cinema svizzero non significa automaticamente parlare di storie e personaggi svizzeri. Questo perché i film realizzati nelle quattro regioni linguistiche del paese sono spesso coproduzioni internazionali, ma anche perché cineasti e produttori elvetici amano esplorare realtà lontane dalla nostra. Il programma della  54º edizione delle Giornate del cinema di Soletta conferma questo assunto. 

Produzione cinematografica svizzera

Questo articolo fa parte di una serie di ritratti di produttori cinematografici svizzeri - alcuni dei quali sono anche registi - che mettono in luce le sfide e le passioni che mantengono viva l'industria cinematografica svizzera. 

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A Soletta abbiamo incontrato Luc Peter, regista e fondatore della casa di produzione romanda Intermezzo films,Link esterno tra le più importanti in Svizzera, presente al festival con due film ambientati negli Stati Uniti. A Bright Light. Karen and the ProcessLink esterno, diretto da Emmanuelle Antille, è un documentario poetico e visionario dedicato alla cantante di culto Karen Dalton. My Little oneLink esterno, diretto da Frédéric Choffat e Julie Gilbert, è un’opera di finzione ambiziosa ambientata nel deserto dell’Arizona, in una riserva della tribù indiana Navajo.     

swissinfo.ch: Luc Peter, parliamo di Intermezzo films … 

Luc Peter: Intermezzo films è stata fondata da me e Vincent Pluss nel 1993, entrambi registi, perché incontravamo molte difficoltà a trovare dei produttori che fossero pronti a prendersi il giusto tempo per sviluppare progetti un po’ differenti, innovatori. Abbiamo cominciato a produrre i nostri stessi film. Dopo qualche anno abbiamo cominciato a lavorare anche con altri registi che ci proponevano progetti interessanti. Ora la società è in mano a un collettivo di 5 registi, due dei quali si occupano di produzione: il sottoscritto e Anne Deluz.  

swissinfo.ch: Che genere di opere cinematografiche produce Intermezzo films?

L.P. : Prendiamo innanzitutto progetti che ci stanno a cuore, perché questi possono durare anche cinque o sei anni. Poi c’è la stima nei confronti del o della regista che ha un certo peso. A me personalmente interessano i documentari: l’incontro con le persone, con determinate realtà, la possibilità di trattare temi politici o sociali. Come casa di produzione ci occupiamo però anche di finzione.

swissinfo.ch: Quali sono le fonti di finanziamento dei vostri film?

L.P. : In Svizzera, ci sono tre grandi finanziatori per la Romandia: l’Ufficio federale della cultura, il fondo regionale, chiamato Cinéforom, e la televisione pubblica. Questi forniscono più o meno i tre quarti dei finanziamenti, poi ci sono alcune fondazioni e le coproduzioni. 

swissinfo.ch: Quanto denaro si può ottenere per una produzione?

L.P. : È difficile ottenere soldi da tutti i tre grandi finanziatori e per questo molti progetti risultano sottofinanziati. Un film di finzione ottiene di solito, ma non sempre, un finanziamento che va dal milione ai due milioni di franchi. Un prezzo non elevato se pensiamo che nella vicina Francia, ad esempio, si possono ricevere anche dieci milioni. 

I documentari ricevono più soldi rispetto allo sforzo produttivo richiesto: dai 250.000 ai 500.000 franchi. Tuttavia, alla fine del progetto, dopo aver pagato tutte le spese, non rimane molto per il regista e per il produttore. 

swissinfo.ch: Essere produttore e regista nello stesso tempo non è però un vantaggio economico?  

L.P. : Sì, certo. Come produttori si ha la tendenza a investire molto nel progetto e a sacrificare l’aspetto economico. Si preferisce magari dedicare due settimane in più al montaggio per ottenere un risultato artistico migliore, piuttosto che portare a casa un salario decente. C’è anche un vantaggio artistico: come produttori si ha maggiore consapevolezza delle difficoltà realizzative di un progetto. 

swissinfo.ch: Perché avete scelto come casa di produzione questi due progetti?

L.P. : My Little One è stato voluto fortemente da Anne Deluz. Conosceva già i registi e ha amato fin da subito l’idea di partenza. Per lei come produttrice, era interessante, a partire da un buon soggetto, contribuire a dare forma al film attraverso la scelta di attori di primo piano e intervenendo nel processo di scrittura della sceneggiatura. 

Bright Lights è un progetto atipico per me come produttore: la regista Emmanuelle Antille è arrivata da me dopo aver terminato le riprese. Ha fatto questa scelta perché voleva la massima autonomia in una prima fase. Dopo le riprese ha invece richiesto una consulenza per il montaggio e un aiuto in termini di ricerca di finanziamenti.

swissinfo.ch: … quindi di solito come produttore interviene nel processo creativo?

L.P. : Sì, mi occupo del film sin a partire dalla scrittura del soggetto, un momento importantissimo e molto creativo. Durante le riprese, invece, non mi intrometto, non voglio interferire in un processo che può essere anche intimo e fragile. 

In fase di montaggio torno a occuparmi del progetto, arrivo a vedere dalle cinque alle dieci versioni dello stesso film, prima del risultato finale, e intervengo molto su ognuna.

swissinfo.ch:Questi due vostri film, e altri che avete prodotto in passato, parlano di realtà periferiche, quasi di frontiera, degli Stati Uniti. È una scelta casuale?

L.P. : Siamo molto attratti dagli Stati Uniti. È un paese ricco, pieno di contrasti. Le persone sono molto aperte e non hanno paura a inseguire i propri sogni. Questo per un documentarista è interessante e molto stimolante, perché c’è poca autocensura e le persone sono pronte a mettersi in gioco davanti alla macchina da presa. Anche gli spazi lì sono straordinari, fortemente cinematografici.  

swissinfo.ch: Parliamo della circolazione e distribuzione di questi due film … 

L.P. : Noi ci poniamo sempre l’obiettivo di uscire nelle sale cinematografiche. In seconda battuta cerchiamo poi una collaborazione con la televisione per poter diffondere al meglio il film. 

Le nostre sono opere che hanno una forte ambizione artistica quindi è innegabile che la circolazione festivaliera del film è per noi fondamentale. Ci impegniamo molto il primo anno per far sì che il film arrivi ai maggiori festival internazionali. I festival, oltre al ruolo artistico, hanno anche un ruolo commerciale e non è raro trovare dei compratori proprio durante questo tipo di manifestazioni.     

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