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Votazione dell’8 marzo


Gli svizzeri non vogliono assegni per figli esentasse


Di Sonia Fenazzi, con agenzie


Tre svizzeri su quattro nel voto popolare dell’8 marzo hanno rifiutato di alleggerire il carico fiscale delle famiglie esentando dalle imposte gli assegni per i figli e di formazione. (Keystone)

Tre svizzeri su quattro nel voto popolare dell’8 marzo hanno rifiutato di alleggerire il carico fiscale delle famiglie esentando dalle imposte gli assegni per i figli e di formazione.

(Keystone)

Il carico fiscale delle famiglie dei ceti medio e superiore in Svizzera non sarà alleggerito esentando dalle imposte gli assegni per figli e quelli di formazione. Una proposta in tal senso è stata respinta oggi dai tre quarti dei votanti e da tutti i cantoni.

La bocciatura in sé non è una sorpresa, ma le sue dimensioni superano le previsioni della vigilia. Nel sondaggio del gfs.bern su mandato della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR, l’iniziativa "Sostenere le famiglie!" dieci giorni fa era risultata respinta con il 50% di no, contro il 40% di sì e il 10% di indecisi. Il 75,4% di no uscito oggi dalle urne è dunque lontano da queste cifre.

Non c’è stato nemmeno un cantone in cui l’iniziativa lanciata dal Partito popolare democratico (PPD) sia stata rifiutata soltanto di misura. Neanche laddove il PPD detiene la maggioranza. L’unico cantone in cui il tasso di rifiuto è stato inferiore al 60% è il Giura, con il 57,2% di no. La più sonora bocciatura è stata registrata nel cantone di Glarona, dove i no hanno raggiunto l’83,5%. Dalla mappa del voto non traspare alcuna frattura, né tra regioni linguistiche, né tra cantoni urbani e cantoni rurali.

Rafforzare il potere d'acquisto

Gli assegni per i figli e quelli di formazione ammontano al minimo rispettivamente a 200 e a 250 franchi al mese. In certi cantoni questi importi sono superiori. Gli assegni sono versati dai datori di lavoro ai salariati e sono destinati a finanziare parte dei costi di mantenimento dei figli.

Il PPD aveva deciso di portare davanti al popolo la sua rivendicazione di escluderli dal computo del reddito imponibile, dopo che una richiesta in tal senso formulata da una sua deputata – la direttrice di Pro Familia Svizzera, Lucrezia Meier-Schatz – era stata affossata in parlamento.

L’iniziativa del PPD aveva anche il sostegno dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e del Partito evangelico (PEV, centro). Tutti gli altri partiti, invece, la combattevano.

L'obiettivo dei fautori era di rafforzare il potere d’acquisto del ceto medio. A loro avviso, infatti gli assegni sono destinati a compensare parzialmente l’erosione di potere d’acquisto che comporta il mantenimento dei figli e dunque non è normale che lo Stato si porti via parte di questi assegni familiari.

Gli oppositori, invece, giudicavano ingiusta una misura di cui, a causa della progressività dell'aliquota d'imposizione, avrebbero beneficiato in misura maggiore le famiglie più ricche, mentre quelle più povere non avrebbero tratto alcun vantaggio.

Timori per gli introiti fiscali 

In reazioni a caldo raccolte dall'agenzia di stampa ats, Lucrezia Meier-Schatz ha imputato il pesante rifiuto al clima di insicurezza legato all’applicazione dell'iniziativa popolare “Contro l'immigrazione di massa” – approvata il 9 febbraio 2014 – e all'abbandono, lo scorso gennaio, della soglia minima di cambio con l'euro deciso dalla Banca nazionale.

Sulla stessa lunghezza d’onda la deputata dell'UDC Nadja Pieren: "Accettiamo la decisione del popolo", ma in questo contesto difficile, dovuto alla forza del franco, è stata mancata un'occasione per rafforzare le famiglie, ha dichiarato all’ats.

Secondo Lucrezia Meier-Schatz, ha inoltre avuto un influsso importante lo "spauracchio" di una grossa perdita di introiti fiscali. “I direttori delle finanze cantonali hanno messo fortemente l’accento su questo aspetto”, ha osservato. Si calcolava che se l'iniziativa fosse stata accettata, complessivamente nelle casse della Confederazione, dei cantoni e dei comuni sarebbe entrato un miliardo di franchi in meno.

e-voting

Nella votazione federale dell’8 marzo 2015, quattordici Cantoni hanno offerto la possibilità di votare elettronicamente a un totale di 194mila elettori, di cui oltre 99mila svizzeri all’estero, ha reso noto la Cancelleria federale. Glarona lo ha fatto per la prima volta, mentre Zurigo ha ripreso le prove, sospese nel 2011.

In tutti i 14 cantoni sono impiegati nuovi sistemi in grado di garantire la verificabilità individuale. Questa permette agli utenti di controllare se il proprio voto è stato trasmesso correttamente e di riconoscere eventuali manipolazioni che potrebbero avvenire sul loro apparecchio o in Internet.

Complessivamente 142mila svizzeri all'estero aventi diritto di voto si sono iscritti nei registri elettorali svizzeri. “Confederazione e Cantoni hanno dunque raggiunto l'obiettivo fissato nel 2011 di offrire alla maggioranza degli svizzeri all'estero la possibilità di votare in via elettronica entro le elezioni nel 2015”, sottolinea la Cancelleria federale.

Direttori delle finanze che ovviamente oggi esultano. “Questo testo minacciava il modello fiscale svizzero: gli assegni familiari costituiscono una parte del reddito. Dunque devono essere tassati”, ha ribadito il “tesoriere” del canton Vaud, Pascal Broulis. Secondo il liberale radicale, esentarli avrebbe aperto il vaso di Pandora.

Per il deputato liberale radicale Ruedi Noser, i votanti hanno capito che l'iniziativa solo in apparenza avrebbe aiutato le famiglie, visto che in caso di accettazione la pressione fiscale sul piano comunale sarebbe aumentata. "Inoltre, lo Stato in questi ultimi anni ha fatto molto in favore delle famiglie", ha aggiunto.

Secondo la deputata socialista Rebecca Ruiz, l’intenzione del PPD era buona, ma il meccanismo proposto è stato rifiutato perché era “profondamente ingiusto” dato che avrebbe favorito i redditi più elevati. A suo parere, per sostenere le famiglie "è preferibile aumentare gli assegni mensili".

Il governo guarda al futuro

Quanto alla ministra svizzera delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf legge il risultato come un voto di fiducia nella politica del governo, che raccomandava di respingere l’iniziativa. Secondo la tesoriera della Confederazione, il rifiuto popolare odierno non va tuttavia interpretato come uno stop a un ulteriore sviluppo della politica familiare. La Confederazione "continuerà a prendere misure mirate".

Nelle prossime settimane il governo federale si pronuncerà su un rapporto che esamina i modelli di crediti d'imposta per alleviare la pressione sulle famiglie. A medio termine presenterà anche un documento sulla politica familiare.

Terzo no in una controversia infinita

Quella odierna è la terza volta in due anni che progetti di sostegno alle famiglie non superano l’esame delle urne. Il 3 marzo 2013, un articolo costituzionale avallato dal parlamento era inciampato nella doppia maggioranza: aveva ottenuto il sì della maggioranza dei votanti, ma non dei cantoni. Il testo sanciva che sarebbe spettato alla Confederazione e ai cantoni promuovere la conciliabilità tra lavoro e famiglia, in particolare con risorse supplementari, sgravi fiscali o potenziamenti delle strutture di custodia.

Il 24 novembre 2013, era stata chiaramente bocciata da popolo e cantoni l’iniziativa, promossa dall’Unione democratica centro, che chiedeva una deduzione fiscale per i genitori che accudiscono personalmente i figli "almeno equivalente" a quella accordata ai genitori che li affidano alla custodia di terzi.

La saga continua

Questo capitolo non resterà peraltro chiuso a lungo per l’elettorato elvetico. La prossima iniziativa per l’alleggerimento del carico fiscale delle famiglie che dovrà affrontare il verdetto popolare sarà la "gemella" di quella bocciata oggi. Il PPD le aveva lanciate e depositate insieme. Ma quella denominata "Per il matrimonio e la famiglia", che chiede che le coppie sposate non siano svantaggiate fiscalmente e sul piano delle assicurazioni sociali, rispetto ai concubini, è giunta solo questa settimana al termine dell’esame parlamentare.

Diversamente dal governo che raccomandava di approvare l’iniziativa, le Camere federali hanno deciso di opporle un controprogetto, a causa della formulazione del testo del PPD che definisce il matrimonio un’unione durevole "tra un uomo e una donna" e dunque discrimina le coppie omosessuali. Iniziativa e controprogetto saranno sottoposti contemporaneamente al voto popolare.

D’altra parte il Partito socialista progetta un’iniziativa popolare per introdurre un accredito per ogni figlio, che dovrebbe essere bonificato sulle imposte. A chi non paga imposte perché non raggiunge il minimo imponibile, l’importo verrebbe versato. Inizialmente il PS aveva programmato il lancio dell'iniziativa nel febbraio 2015. Tuttavia, nel frattempo, ha rinviato l'operazione a tempo indeterminato.

Scarsa partecipazione

La votazione dell’8 marzo 2015 –nella quale oltre che sull’iniziativa popolare “Sostenere le famiglie!”, l’elettorato elvetico era chiamato a pronunciarsi anche su quella per una “imposta sull’energia invece dell’IVA” – non ha certo mobilitato le masse. Giunto al termine di campagne piuttosto fiacche, lo scrutinio ha registrato una partecipazione del 42%. Per trovare un tasso inferiore, si deve risalire al 6 giugno 2013, quando aveva preso parte al voto il 39% del corpo elettorale.

(Fonte: ats)


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