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Horizon 2020


Il gelo di Bruxelles lascia i ricercatori nell'incertezza


Di Chantal Britt con la collaborazione di Simon Bradley


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La Svizzera non fa più parte della “Champions League” della ricerca europea. Nel mondo scientifico regna l’incertezza dopo la decisione di Bruxelles di congelare la partecipazione degli istituti elvetici al programma europeo “Horizon 2020”.

Marc Donath stava per spedire la sua domanda di finanziamento per una vasta ricerca sul diabete, che avrebbe voluto coordinare tra 22 istituti in Europa e negli Stati Uniti, quando ha saputo che il futuro del suo progetto da 5,9 milioni di euro (circa 7,2 milioni di franchi) era in pericolo.

«Ho deciso comunque di inoltrare la richiesta ma non sono sicuro che il mio progetto sarà accettato», spiega il professor Marc Donalth, primario dell’ospedale universitario di Basilea.

«Questo è un tipico esempio di ricerca che non possiamo portare avanti senza una collaborazione internazionale. In un paese delle dimensioni della Svizzera sarebbe impossibile avere un numero sufficiente di casi da analizzare. E non c’è nessun altra istituzione in grado di finanziare un simile progetto».

Per il mondo scientifico, la partecipazione ai programmi europei è una delle forze trainanti su cui poggia il successo elvetico nel campo della ricerca e dell’innovazione. Tra il 2007 e il 2013, gli istituti svizzeri hanno ottenuto dall’Europa un contributo di circa 2,1 miliardi di franchi per i loro progetti.

Oggi però questa manna finanziaria è rimessa in discussione. In seguito alla mancata firma da parte svizzera dell’accordo sulla libera circolazione con la Croazia – conseguenza diretta del freno all’immigrazione deciso dal popolo il 9 febbraio – Bruxelles ha infatti deciso di congelare la partecipazione elvetica al programma Horizon 2020. Dal 26 febbraio 2014, la Svizzera è considerata uno Stato terzo e ciò rende molto più difficile – e in alcuni casi impossibile – la partecipazione ai progetti di ricerca europei e ai fondi comunitari.

Horizon 2020

Horizon 2020 è il più grande programma di ricerca e di innovazione in Europa e conta su un budget totale di 80 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. Ha per obiettivo di garantire la competitività, rimuovere gli ostacoli all’innovazione e facilitare la collaborazione tra settore pubblico e privato.

Secondo Laure Ognois, responsabile per la ricerca all’università di Ginevra, sono circa 3'900 i ricercatori che dalla Svizzera hanno partecipato al Settimo programma quadro (FP7), quello che ha preceduto Horizon 2020 dal 2007 al 2013. In totale hanno ricevuto circa 2,1 miliardi di franchi, il 70% dei quali è andato a istituti di ricerca e il restante 30% all’industria e alle piccole e medie imprese.

Con il sostegno della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione, il Fondo nazionale svizzero (FNS) ha lanciato delle misure transitorie ("Temporary Backup Schemes") per garantire un finanziamento alternativo a quello del Consiglio europeo della ricerca (CER). In poche settimane, l’istituto ha ricevuto 145 richieste per un totale di 219 milioni di franchi.

«Queste misure specifiche devono contribuire a mantenere l’alta competitività e l’impronta internazionale della ricerca in Svizzera fino a quando non sarà raggiunto un nuovo accordo politico con l’Unione europea», si legge sul sito del FNS. Grazie a questa risposta rapida, molti ricercatori sono in gradi di portare avanti il loro progetto, almeno per ora.

Il presidente del Consiglio di fondazione del FNS, Martin Vetterli, sottolinea infatti che queste misure rappresentano soltanto una soluzione d’urgenza. «A medio e lungo termine è impossibile sostituire la competitività internazionale» garantita dal programma “Horizon 2020”.

Per diversi ricercatori la decisione dell’UE continua dunque ad essere vista come una grande perdita. Alcuni hanno dovuto prolungare le scadenze del loro progetto per mancanza di fondi e hanno così visto sfumare il vantaggio competitivo di cui godevano o – nel peggiore dei casi – sono stati costretti ad abbandonare le loro idee.

«Il Fondo nazionale ha fornito una soluzione di scorta per la ricerca di fondi, ma anche con questo strumento non siamo più davvero in gara. In altre parole, siamo stati esclusi dalla Champions League», afferma il direttore dell’Eurosearch al Politecnico di Losanna, Olivier Küttel, paragonando i ricercatori svizzeri alle squadre di calcio inglesi escluse dalle Coppe europee in seguito alla strage allo stadio dell’Heysel.

Fuga di cervelli

A inizio aprile, il ministro svizzero Johann Schneider-Ammann ha sottolineato che «la priorità del Consiglio  federale resta un’associazione completa della Svizzera al programma Horizon 2020, nell’interesse della piazza scientifica e delle piccole e medie imprese».

Se il mondo politico non riuscirà a trovare una soluzione al più presto, le collaborazioni con i ricercatori svizzeri saranno viste sempre più come un rischio e ci sarà una fuga di cervelli dalle università, avverte dal canto suo Laure Ognois. La responsabile per la ricerca all’università di Ginevra ritiene che la reputazione e l’immagine della Svizzera, così come la fiducia dei ricercatori nel sistema, potrebbero «subire ripercussioni»,

Da quando l’UE ha congelato la partecipazione svizzera, «4 dei 12 ricercatori che stavano chiedendo finanziamenti al Centro europeo della ricerca – e che rappresentavano l’eccellenza di oggi e domani – hanno deciso di lasciare l’università di Ginevra».

Certo il Fondo nazionale svizzero ha sostenuto in alternativa 145 progetti, ma l’aspetto finanziario non è l’unico problema. Il CER attribuisce anche distinzioni, premi e label. Per i giovani ricercatori assicurarsi una partecipazione a questo programma è dunque anche una questione di prestigio.

Finanziamenti per la ricerca

Gli istituti di ricerca in Svizzera potranno continuare a partecipare al programma europeo Horizon 2020, ma non avranno accesso ai principali finanziamenti e saranno esclusi anche dai comitati scientifici strategici e dai gruppi di esperti. Ciò significa che non avranno più voce in capitolo sul futuro dei programmi scientifici europei.

Per i ricercatori sarà inoltre più difficile ricevere delle borse dal Consiglio europeo della ricerca (ERC). Per questo, il Fondo nazionale svizzero ha lanciato un programma temporaneo di aiuti. Sulle 145 richieste ricevute a fine marzo, l’88% proveniva da ricercatori attivi in istituti svizzeri. Di questi, solo il 36% è di nazionalità svizzera, ciò che riflette il «carattere internazionale del mondo scientifico elvetico», sottolinea il FNS.

L’ECR è la seconda fonte di finanziamento più importante per gli istituti svizzeri, dopo il Fondo nazionale. Tra il 2007 e il 2013, ha stanziato 600 milioni di franchi per i progetti elvetici.

Martedì 15 aprile, gli occhi dei ricercatori elvetici sono puntati su Bruxelles, dove un gruppo di lavoro europeo discuterà del dossier Svizzera-Croazia. La posta in gioco per il settore è grande: sbloccare i negoziati su Horizon 2020 a un punto morto dalla votazione del 9 febbraio sul freno all’immigrazione.

Shock e frustrazione

Il professore di chimica Dennis Gillingham, che ha condotto una ricerca sulle informazioni genetiche all’università di Basilea, aveva contato sui fondi europei per il futuro del suo progetto. Gillingham si è visto sfuggire l’opportunità di candidarsi a una delle borse del CER destinate ai ricercatori “alle prime armi”, ossia coloro che hanno terminato il dottorato da un massimo di sei anni. La sua reazione è stata di shock e frustrazione.

«Il prestigio associato a queste sovvenzioni fa sì che siano diventate fondamentali per accedere a una posizione stabile nelle università europee», spiega il professore di origine canadese.

Gillingham ha iniziato a chiedersi se la Svizzera riuscirà a mantenere quel ruolo d’avanguardia nella ricerca che è riuscita a ritagliarsi grazie al sostegno del governo, alle strategie messe in atto per valorizzare le nuove scoperte e alla vicinanza con l’industria farmaceutica. «Se la situazione continuerà ad essere così incerta, i migliori talenti preferiranno probabilmente andare a lavorare altrove».

Il suo collega Christian Sengstag aggiunge: «La Svizzera diventerà meno attrattiva per i ricercatori stranieri. I migliori candidati ci penseranno due volte prima di accettare un posto in Svizzera e rischiare di dover rinunciare a una fetta importante di finanziamenti europei».

La decisione di Bruxelles concerne comunque soltanto le candidature presentate nella primavera del 2014. I progetti che già godono di un sostegno finanziario europeo, come lo Human Brain Project, non saranno toccati. Ma cosa accadrà in futuro?

«Siamo molto preoccupati», ha affermato di recente Henry Markram, professore al Politecnico federale di Losanna e responsabile del progetto. «Horizon 2020 rappresenta una fetta importante dei finanziamenti per lo Human Brain Project. In questo momento stiamo preparando una documentazione più dettagliata per Horizon 2020, ma non siamo sicuri di poter continuare a contare sulle sovvenzioni europee».

Portare il progetto fuori dai confini elvetici non è però un’opzione, sottolinea Henry Markram. «La presenza in Svizzera è assolutamente fondamentale per poter portare a buon fine il progetto».

Se la questione di Horizon 2020 non sarà risolta entro il prossimo anno, avrà conseguenze per tutto il settore della ricerca in Svizzera», afferma dal canto suo Küttel. «Per avere successo, non serve soltanto denaro. Bisogna anche avere la possibilità di collaborare coi migliori».


Traduzione dall'inglese, Stefania Summermatter, swissinfo.ch



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