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Immigrazione


Dalla ristorazione alla politica o l’integrazione di una portoghese a Ginevra


Di Nelson Pereira, Ginevra


Molti dei suoi elettori non sanno che è straniera. Eletta in Consiglio comunale di Ginevra, la portoghese Helena Rigotti non vuole però essere confinata nel ruolo di rappresentante degli immigrati. Storia di un’integrazione riuscita.

Helena Rigotti è entrata nel legislativo della città di Ginevra nel 2012. Esponente del Partito liberale radicale, è stata rieletta l'anno scorso. (swissinfo.ch)

Helena Rigotti è entrata nel legislativo della città di Ginevra nel 2012. Esponente del Partito liberale radicale, è stata rieletta l'anno scorso.

(swissinfo.ch)

Helena Rigotti è arrivata in Svizzera nel 1987. Era molto giovane, non conosceva nessuno e aveva nostalgia della sua famiglia rimasta a Vale de Cambra, nel distretto di Aveiro (nord). «Gli inizi sono stati molto difficili e stavo quasi per desistere», ci confida.

Dai primi lavori nel settore della ristorazione, quando aveva solo un permesso di soggiorno precario del tipo «A», alla direzione di un ristorante nel centro storico della città di Calvino, il percorso di Helena Rigotti è stato sinonimo di ostinazione. È questa esperienza di sforzo ricompensato che l’ha avvicinata al Partito liberale radicale (PLR, centro destra), descritto spesso come il partito dell’economia. «Se dovessi spiegare perché ho scelto il PLR, riassumerei con due parole: responsabilità individuale», afferma.

Si è sposata con uno svizzero e si è resa conto che il suo nuovo cognome faceva sì che i portoghesi, «molto chiusi nel ghetto comunitario», non notassero che una loro connazionale figurava sulle liste del PLR. È questo che l’ha spinta a «penetrare nel mondo delle associazioni portoghesi di Ginevra», per spiegare ai suoi compatrioti che «scegliere di vivere in Svizzera implica inevitabilmente prendere parte ai processi politici e alle questioni che ritmano la vita quotidiana dei cittadini ginevrini».

«Si è dovuto lavorare tanto»

Quando è arrivata in Svizzera, ha dapprima lavorato come stagionale. «Erano dei contratti di nove mesi. Una volta il contratto scaduto, dovevamo rientrare in Portogallo per tre mesi», racconta, rievocando ricordi amari, «quando i controlli sanitari (alle frontiere) esistevano ancora». Ha fatto due stagioni, poi è rientrata in Portogallo, poiché la lontananza dalla famiglia le pesava. Un anno più tardi, però, l’unica opzione era di ritornare in Svizzera per una nuova stagione in montagna.

La tappa seguente l’ha portata a Ginevra, dove ha trovato un impiego nel settore della ristorazione. «Non era evidente. All’epoca c’erano delle quote per i permessi di lavoro», ricorda. Per migliorare la sua situazione, ha seguito dei corsi di segretariato, di contabilità e di informatica.

Dieci anni dopo il suo arrivo in Svizzera, ha conosciuto il futuro marito. Lavorava già come segretaria in una ditta. Nel 1999, ha aperto un negozio di gioielli nel centro storico di Ginevra, negozio che sette anni dopo ha poi trasformato per aprire un ristorante. Una sfida che le è costata molto sudore. «Non è stato facile farsi una clientela. All’inizio si è dovuto lavorare molto».

Una donna in politica

È lavorando nel ristorante che è nata l’idea di lanciarsi in politica. «Trai i clienti c’erano esponenti radicali e a volte e a volte parlavo con loro di temi politici. Finché hanno iniziato ad insistere perché entrassi in politica», racconta. Le ci sono voluti due anni per prendere una decisione.

All’inizio esitava tra il Partito radicale democratico e il Partito liberale. Ha finalmente deciso di compiere il passo nel 2010, quando il processo di fusione tra i due partiti era già in corso, candidandosi sulle liste comuni delle due formazioni per le elezioni in Consiglio comunale (legislativo). Nel settembre 2014, è stata chiamata ad occupare un seggio che si era liberato.

«Quando si possiede una piccola azienda, è normale avere un’inclinazione per un partito che promuove la libertà e la responsabilità individuale, che difende gli imprenditori e incoraggia lo spirito d’impresa», sottolinea. Ponderando le sue parole, prosegue: «Il PLR è il partito che corrisponde meglio alle mie convinzioni, poiché incoraggia coloro che fanno degli sforzi e apre delle opportunità».

Lo scorso aprile, Helena Rigotti è stata rieletta. Nel legislativo cittadino, è membro di tre commissioni (ambiente e pianificazione, alloggio, sicurezza). La sua azione politica è focalizzata soprattutto sulla difesa delle piccole e medie imprese, in particolare sulla «riduzione di tutti gli intralci burocratici».

La coordinazione del lavoro con le altre forze politiche è una sfida che la entusiasma. In seno alle commissioni è possibile far cambiare le opinioni, «quando si hanno argomenti sufficientemente solidi per convincere gli altri partiti a raggiungere un consenso».

Nel cantone Ginevra, i cittadini stranieri domiciliati da almeno otto anni in Svizzera hanno diritto di voto a livello comunale. Per contro non hanno diritto di eleggibilità e non possono votare su temi cantonali o federali.

«Non sanno che sono portoghese»

Per Helena Rigotti, i portoghesi rimangono un po’ troppo tra di loro, nel quadro delle loro associazioni. Ciò li tiene lontani dalla vita politica svizzera. Sensibile a questo isolamento della comunità lusitana, ritiene che i politici portoghesi dovrebbero incontrarsi per discutere di iniziative volte a spingere i loro compatrioti a partecipare al processo politico.

Votare è facile: «A casa riceviamo una busta, basta riempire la scheda e rinviarla», osserva Helena Rigotti. Tuttavia, alcuni «ricevono questo materiale e non sanno bene cosa farne». Per l’imprenditrice lanciatasi in politica, è dunque necessario fare uno sforzo di sensibilizzazione, perché «la libertà e la responsabilità diventano realtà solo quando la gente è cosciente dei suoi diritti».

Attirare le donne in politica

Recentemente Helena Rigotti è stata eletta presidente della sezione femminile del suo partito, che promuove tra le altre cose la partecipazione della donne alla politica, al mondo del lavoro e alla società in generale. «Abbiamo poche donne sulle liste del partito e il nostro obiettivo è di incoraggiarle, fornendo loro un sostegno», spiega.

Ammette tuttavia che l’idea di creare una «zona separata» per le donne in politica può prestare a controversia. «All’inizio avevo dei dubbi e l’idea mi irritava. Ho però capito che questo tipo di struttura è necessaria, poiché le donne sono troppo poco rappresentate», afferma. È per questo che è entusiasta all’idea di attirare altre donne portoghesi in politica. 


Traduzione e adattamento di Daniele Mariani

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