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Iniziativa e controprogetto La via parlamentare alla responsabilità delle imprese

Un bambino porta dei frutti di cacao sulla testa

Oltre mezzo milione di bambini lavora in condizioni di sfruttamento nelle piantagioni di cacao: anche i produttori svizzeri di cioccolato potrebbero essere chiamati a rispondere delle violazioni dei diritti umani compiute da aziende da loro controllate.

(Reuters)

Le aziende con sede in Svizzera e le loro filiali devono rispettare i diritti umani e l'ambiente anche all'estero. È quanto chiede l'iniziativa per "multinazionali responsabili", promossa da un'ampia coalizione di ONG e sindacati. Ora in parlamento si discute un controprogetto che recepisce in buona parte le richieste dell'iniziativa.

Da decenni le attività delle aziende multinazionali sono al centro dell'attenzione della stampa e dell'opinione pubblica internazionali, soprattutto in relazione a casi di violazione dei diritti umani o di danni ambientali. Questi casi coinvolgono sovente anche aziende con sede in Svizzera, paese che del resto può vantare la più alta densità di multinazionali per abitante al mondo. Particolarmente a rischio sono le aziende che trattano materie prime.

La questione della responsabilità delle imprese è stata dibattuta per decenni anche in seno alle Nazioni Unite. Nel 2011 il Consiglio dei diritti umani dell'ONU ha adottato all'unanimità i Principi guida per le imprese e i diritti umaniLink esterno, che sanciscono l'obbligo per le multinazionali di rispettare i diritti umani e affidano agli Stati il compito di assicurare, con misure volontarie e regole vincolanti, i rispetto dei loro doveri da parte delle aziende.

Già nel novembre 2011 una cinquantina di ONG svizzere hanno lanciato una petizione per chiedere a governo e parlamento di fare in modo che le imprese con sede in Svizzera rispettino i diritti umani e l'ambiente ovunque nel mondo. Una mozioneLink esterno che chiedeva l'elaborazione di una legge su un obbligo di dovuta diligenza ('due diligence') per le imprese in materia di diritti umani e ambiente è stata però respinta dal Consiglio nazionale (camera bassa) nel 2015 al termine di una votazione che ha dato adito a polemiche (i no hanno prevalso solo dopo una ripetizione del voto).

Iniziativa

È in questo contesto, e in risposta alla posizione del governo federale contraria all'applicazione di norme vincolanti per le imprese, che una coalizione di ONG e sindacatiLink esterno ha lanciato nel 2015 l'iniziativa popolare "per multinazionali responsabili"Link esterno.

Il punto centrale della proposta è l'introduzione di un obbligo di 'dovuta diligenza' per le multinazionali sia nell'ambito dei diritti umani, sia in quello della protezione dell'ambiente, obbligo che si estende alle filiali e ai fornitori. La dovuta diligenza prevede un'identificazione dei rischi, l'adozione di misure per evitarli e la redazione di rapporti in merito.

L'iniziativa stabilisce inoltre che le imprese siano responsabili del danno causato dalle aziende da esse controllate se violano i diritti umani riconosciuti a livello internazionale o norme ambientali internazionali. Si tratta in primo luogo di una responsabilità civile, analoga alla responsabilità del padrone d'azienda prevista dal Codice delle obbligazioni (art. 55Link esterno).

In altre parole, se la filiale di una multinazionale svizzera ha violato dei diritti umani o delle norme di protezione dell'ambiente, le vittime possono intentare una causa civile in Svizzera per ottenere il risarcimento del danno. Le imprese possono tuttavia liberarsi dalla loro responsabilità se sono in grado di dimostrare di aver adottato la diligenza necessaria per prevenire il danno in questione.

Controprogetto

Nel settembre 2017 il Consiglio federale ha invitato il parlamento a respingere l'iniziativaLink esterno senza controprogetto. Il parlamento ha però imboccato un'altra strada: la commissione degli affari giuridiciLink esterno del Consiglio nazionale ha deciso di elaborare un controprogetto indiretto all'iniziativa, nell'ambito della revisione del diritto della società anonimaLink esterno. La revisione sarà discussa giovedì dal Consiglio nazionale.

La scelta della commissione dipende senza dubbio dall'ampio sostegno che l'iniziativa sembra godere nella popolazione, almeno stando ai primi sondaggi. I deputati sono d'altro canto memori del successo alle urne dell'iniziativa "contro le retribuzioni abusive", segno della sensibilità popolare per i temi etici in ambito economico.

Nelle grandi linee, il controprogetto indiretto recepisce l'impianto dell'iniziativa, anche se pone alcuni limiti importanti alla sua portata. La proposta della commissione vuole innanzitutto circoscrivere l'obbligo di dovuta diligenza agli accordi internazionali ratificati dalla Svizzera (su questo punto i promotori dell'iniziativa non sono del tutto chiari).

Le piccole e medie imprese sarebbero inoltre escluse dagli effetti del provvedimento, a meno che non operino in ambiti in cui il rischio di violazione dei diritti umani o delle norme sulla protezione dell'ambiente è particolarmente elevato (di fatto si tratterebbe presumibilmente soprattutto di aziende attive nell'ambito delle materie prime). Anche le aziende più grandi con rischi limitati sarebbero esonerate dalla normativa.

Il controprogetto limita inoltre la responsabilità delle imprese a danni contro la vita e l'integrità della persona e contro la proprietà. Le aziende svizzere non sarebbero poi responsabili dei danni causati dai fornitori, anche nel caso in cui questi ultimi dipendano completamente dalle loro commesse.

In cambio delle concessioni contenute nella loro proposta, i promotori del controprogetto si aspettano evidentemente che l'iniziativa sia ritirata. In caso contrario la proposta ben difficilmente avrebbe possibilità di successo in parlamento.

 Il contesto internazionale

L'adozione dei Principi guida per le imprese e i diritti umaniLink esterno da parte dell'ONU ha indotto molti paesi a riflettere sulla via migliore per garantire la loro applicazione. Nel febbraio 2017 la Francia ha per esempio introdotto un obbligo di dovuta diligenza per aziende con sede in Francia e almeno 5000 dipendenti. L'obbligo riguarda tutte le attività dell'aziende e delle sue filiali.

Le attività dei fornitori devono essere analizzate se esiste un rapporto commerciale stabile con l'azienda madre. La misura può essere estesa anche ad aziende che non hanno sede in Francia e hanno oltre 10'000 dipendenti, nella misura in cui le violazioni dei diritti umani avvengono in relazione ad attività commerciali in Francia.

Anche l'Italia, la Germania e gli Stati Uniti hanno annunciato la possibilità di misure vincolanti sulla dovuta diligenza imprese. Molti ordinamenti nazionali comprendono già obblighi di dovuta diligenza per prodotti, zone geografiche o settori economici specifici.

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