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Iniziativa per l’attuazione


La volontà popolare va o non va applicata alla lettera?




Coloro che si oppongono all'iniziativa "per l'attuazione dell'espulsione dei criminali stranieri" sostengono che il testo è contrario al principio della proporzionalità della pena. (Reuters)

Coloro che si oppongono all'iniziativa "per l'attuazione dell'espulsione dei criminali stranieri" sostengono che il testo è contrario al principio della proporzionalità della pena.

(Reuters)

L’Unione democratica di centro ritiene che il parlamento abbia annacquato troppo la sua iniziativa «Per l’espulsione dei criminali stranieri». Per questa ragione, la destra conservatrice torna alla carica con la cosiddetta iniziativa «per l’attuazione», affinché il testo sia applicato alla lettera. L’oggetto sarà sottoposto al voto popolare il 28 febbraio 2016.

Allontanare sistematicamente i criminali stranieri: era questo l’obiettivo dell’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC), accettata dall’elettorato svizzero nel novembre 2010 con il 52,9% di suffragi. Tuttavia, l’applicazione della volontà popolare si è rapidamente rivelata un rompicapo e fonte di dispute.

Il parlamento ha impiegato diverso tempo per elaborare la legge d’applicazione, ha riformulato alcuni passaggi e l’ha completata con una clausola di rigore. In altre parole, questa clausola permette ai giudici di fare delle eccezioni nel caso in cui il rinvio di uno straniero potrebbe causare gravi torti alla persona in questione. La legge è stata approvata dal parlamento nel marzo 2015.

L’UDC non si è data per vinta e nel 2012 ha lanciato una nuova iniziativa per far pressione sul parlamento, obiettivo in parte centrato. Il testo è stato battezzato «Per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati (Iniziativa per l’attuazione)». Con questo nuovo progetto, i promotori esigono che la prima iniziativa approvata nel 2010 sia applicata alla lettera e che il suo catalogo di reati siano iscritto tale e quale nella Costituzione federale.

Il Consiglio degli Stati fa campagna

A metà dicembre, 40 dei 46 membri del Consiglio degli Stati (camera alta del parlamento) hanno presentato un manifesto contro la cosiddetta Iniziativa per l’attuazione. È la prima volta che succede qualcosa del genere. All’azione hanno partecipato tutti i senatori con l’eccezione dei rappresentanti dell’UDC e di un membro senza partito.

La maggioranza dei deputati avverte che un’accettazione popolare dell’iniziativa avrebbe conseguenze negative, in particolare per l’economia.

Fonte: SRF

Fanno parte di questa lista, gli omicidi, la violenza carnale, il furto qualificato, la tratta di esseri umani, il traffico di droga e le lesioni semplici. L’iniziativa per l’attuazione completa questo catalogo con altri delitti come l’incendio intenzionale e la contraffazione di monete.

E la proporzionalità?

Se popolo e cantoni vogliono che vi sia una pratica coerente nelle espulsioni, devono accettare l’iniziativa per l’attuazione, afferma Adrian Amstutz, deputato dell’UDC e membro del comitato d’iniziativa. «Introducendo la clausola di rigore, la legge d’applicazione elaborata dal parlamento dà ai giudici la possibilità di rinunciare all’espulsione. E questo anche per i reati più gravi. La pratica attuale fa supporre che i giudici ne faranno ampio ricorso. Il risultato sarà che non vi saranno praticamente espulsioni di criminali stranieri».

La deputata socialista Nadine Masshardt si oppone invece con vigore all’iniziativa. «La clausola di rigore è necessaria per poter salvaguardare il principio di proporzionalità, in particolare quando si tratta di proteggere la vita di famiglia», sottolinea. Nadine Masshardt teme che i giudici non dispongano più di alcun margine di manovra. «L’iniziativa per l’attuazione è estremamente radicale, va molto più in là della prima iniziativa», osserva.

«Inoltre crea confusione. Un esempio? Nel caso di persone cresciute in Svizzera, vi è un grande rischio che possano venire espulse se hanno commesso due reati, anche se si tratta di reati minori. Ciò va ben oltre la volontà espressa dai cittadini che nel 2010 hanno approvato l’iniziativa per l’espulsione», indica la socialista. Questa è anche la principale critica espressa dall’ampio gruppo di coloro che si oppongono a questa iniziativa, tra cui una maggioranza del parlamento (in Consiglio nazionale 140 deputati l’hanno respinta e 57 approvata, in Consiglio degli Stati 38 contro 6) e dal governo.

L’iniziativa per l’espulsione è già stata concretizzata a livello legislativo. L’iniziativa per l’attuazione «non è pertanto necessaria né sotto il profilo temporale né sotto il profilo contenutistico», scrive il governo nel suo messaggio. Inoltre, il testo dà una «definizione restrittiva del diritto internazionale cogente».

Il parlamento non ha più margini di manovra

Un altro punto critico è la questione della separazione dei poteri. «Un’iniziativa popolare propone una modifica della Costituzione. Tocca poi al parlamento decidere come applicarla a livello legislativo», spiega Nadine Masshardt. Con l’iniziativa per l’attuazione, il margine di manovra del parlamento viene «massicciamente ridotto».

Per la deputata socialista, «questo modo di procedere non ha nulla di elvetico e non rispetta il principio della separazione dei poteri». Nadine Masshardt si chiede inoltre perché «il partito che vanta così spesso il sistema democratico svizzero sia il primo ad abusarne».

Adrian Amstutz ribatte affermando che il diritto costituzionale prevede che le iniziative possano essere «formulate in maniera tale da essere direttamente applicate». L’argomento secondo cui con iniziative simili lo Stato di diritto sia svuotato di senso non è ricevibile, sostiene il deputato dell’UDC. «Quando ha stabilito i criteri per sapere chi è un pirata della strada, il parlamento ha definito a partire da quale velocità un conducente può o non può essere considerato un pirata della strada. E ciò toglie al giudice ogni margine di interpretazione».

«Un automatismo disumano»?

Gli oppositori temono anche che se l’iniziativa dovesse essere accettata, planerebbero ulteriori incertezze sulle relazioni internazionali della Svizzera. «Ritengo molto importante che anche gli ambienti economici si esprimano contro l’iniziativa. Sono loro i primi ad aver bisogno della certezza del diritto», rileva Nadine Masshardt. «L’iniziativa per l’attuazione viola pure la libera circolazione delle persone, poiché non viene fatto nessun distinguo tra i reati», prosegue.

Adrian Amstutz non ha dal canto suo nessun timore al riguardo. L’accordo sulla libera circolazione delle persone prevede all’articolo 5 dell’allegato I che «le disposizioni dell’accordo possano essere limitate per persone che mettono in pericolo la sicurezza o l’ordine pubblico», spiega. Il deputato dell’UDC contesta inoltre con veemenza l’argomento degli oppositori secondo cui l’espulsione sistematica dei criminali stranieri rappresenterebbe «un automatismo disumano».

«Se qualcuno può essere definito come una persona che disprezza la dignità umana, questo è proprio l’autore di un delitto: l’omicida, lo stupratore, il rapinatore, il trafficante di droga o di esseri umani… La nostra iniziativa protegge invece le vittime di questi criminali», sottolinea Amstutz.

Iniziativa popolare

L’iniziativa popolare permette di domandare una modifica della Costituzione federale. I promotori dell’iniziativa devono raccogliere le firme di 100'000 aventi diritto di voto in 18 mesi.

Il testo è poi sottoposto al parlamento, che può accettarlo direttamente, respingerlo o presentare un controprogetto. Il popolo deve in ogni caso votare. Per essere accettata, un’iniziativa deve essere approvata dalla maggioranza dei votanti e dalla maggioranza dei cantoni.

Le iniziative accettate sono iscritte nella Costituzione federale. Affinché il nuovo articolo costituzionale possa essere attuato, il parlamento redige una legge d’applicazione.


Traduzione di Daniele Mariani, swissinfo.ch

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