Your browser is out of date. It has known security flaws and may not display all features of this websites. Learn how to update your browser[Chiudi]

«Stop alla sovrappopolazione»


Limitare l’immigrazione? Una volta basta, dicono gli svizzeri


Di Daniele Mariani e agenzie


 Altre lingue: 4  Lingue: 4
La Svizzera non vuole chiudere completamente le sue frontiere. (Keystone)

La Svizzera non vuole chiudere completamente le sue frontiere.

(Keystone)

Il 74% dei votanti ha respinto domenica l’iniziativa Ecopop per frenare la crescita demografica limitando l’immigrazione. Lo scenario del 9 febbraio, quando il popolo svizzero accettò l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», non si è riprodotto. 

Spesso, le votazioni sul tema dell’immigrazione si giocano sul filo del rasoio. Non questa volta. Domenica le urne hanno infatti riservato un sonoro schiaffo all’iniziativa denominata «Stop alla sovrappopolazione». Il testo, promosso dall’associazione Ecopop (Ecologia e popolazione), è stato accolto da appena il 26% dei votanti.

Il rifiuto è stato molto più massiccio di quanto lasciava presagire l’ultimo sondaggio (56% di no, 39% di sì e 5% di indecisi). L'iniziativa è stata bocciata in tutti i cantoni, con percentuali che vanno dal 63% in Ticino – dove la Lega aveva fatto campagna per il ‘sì’ – all'83% nel canton Vaud. Il tasso di partecipazione ha sfiorato il 50%.

Ecopop diventa Ecoflop

Questo risultato inappellabile ha fatto subito nascere un nuovo hashtag sulle reti sociali: #ecoflop «Il popolo svizzero non si è lasciato fuorviare e ha trasformato Ecopop in un sonoro Ecoflop», ha ad esempio twittato il Partito popolare democratico.

In una primo commento a caldo, il responsabile dell’istituto gfs.bern Claude Longchamp, che si occupa dei sondaggi e delle proiezioni elettorali, ha indicato che il netto ‘no’ può essere spiegato con una mobilitazione nettamente inferiore rispetto alla votazione del 9 febbraio scorso sull’iniziativa «contro l’immigrazione di massa». Allora, il testo – accettato dal 50,3% dei votanti – era stato promosso dall’Unione democratica di centro che «aveva potuto mobilitare tutta la Svizzera».

Questa volta, invece, l’iniziativa non era sostenuta da nessuno dei principali partiti e alle Camere aveva ottenuto l’appoggio solo di una manciata di parlamentari. I movimenti ecologisti tradizionali, pur manifestando una certa comprensione per l’obiettivo di Ecopop di ridurre l’impronta ecologica dell’umanità, avevano pure combattuto a spada tratta il testo.

«Il verdetto è chiaro, più chiaro di quanto ci aspettassimo», ha commentato a nome del governo la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga. L’iniziativa aveva prescrizioni troppo rigide per riuscire a conquistare una maggioranza. Inoltre non avrebbe risolto nessun problema ecologico. Anzi, avrebbe creato un nuovo grande problema per la Svizzera, ha affermato la consigliera federale.

La ministra di giustizia e polizia ha poi sottolineato che il risultato di questa votazione non modificherà l’applicazione nei termini previsti dell’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», accettata dal popolo il 9 febbraio scorso.

Simonetta Sommaruga non ha voluto commentare gli effetti del voto di domenica sui futuri negoziati con Bruxelles.

L’Unione Europea ha dal canto suo espresso soddisfazione per il netto risultato del voto. Secondo Bruxelles, con il chiaro ‘no’ di domenica la maggioranza degli elettori ha voluto inviare un segnale: limitare la libera circolazione delle persone mette in pericolo la crescita.

Un ‘sì’ agli accordi bilaterali?

Il netto rifiuto dell’iniziativa Ecopop mostra che il popolo svizzero vuole continuare sulla strada della libera circolazione e degli accordi bilaterali con l’Unione europea, hanno commentato Partito socialista (PS), Partito popolare democratico (PPD), Partito liberale radicale (PLR) e Partito borghese democratico (PBD).

I cittadini non vogliono limitare l’immigrazione attraverso dei contingenti così rigidi, scrive il PS in un comunicato. Secondo il presidente del PPD Christophe Darbelley, i cittadini si aspettano dal governo che riduca l’immigrazione, senza tuttavia «gettare l’acqua sporca col bambino dentro». Per il PLR, si tratta di un segnale forte a favore della piazza economica svizzera. Malgrado questo risultato, i timori espressi da una parte della popolazione sono da prendere sul serio. Sono necessarie riforme, in particolare per quanto concerne «la formazione, gli alloggi, la pianificazione del territorio e il mercato del lavoro», scrive il PS. Tocca ora alla politica e all’economia trovare soluzioni ragionevoli per regolare il problema dell’immigrazione, aggiunge il PLR.

Per l’Unione democratica di centro, all’origine dell’iniziativa accettata il 9 febbraio scorso ma contraria a quella in votazione questo fine settimana, i cittadini svizzeri sono favorevoli a una riduzione dell’immigrazione. Non vogliono però soluzioni così estreme come quella proposta da Ecopop. Il governo – ha ricordato il partito in un comunicato – ha tre anni di tempo per applicare l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa».

L’iniziativa Ecopop, dal nome dell’associazione che l’ha promossa, chiedeva che la popolazione residente non crescesse di oltre lo 0,2% all’anno per effetto dell’immigrazione. In pratica, circa 17'000 persone l’anno, a fronte di un saldo migratorio di circa +80'000 registrato negli ultimi anni.

Inoltre, il testo stipulava: «la Confederazione investe in provvedimenti volti a promuovere la pianificazione familiare volontaria almeno il 10% dei mezzi destinati alla cooperazione allo sviluppo».

Quest’anno era la seconda volta che il popolo svizzero era chiamato alle urne per esprimersi su una proposta volta a frenare l’immigrazione. Il 9 febbraio scorso, il 50,3% dei votanti aveva accettato l’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) intitolata «contro l’immigrazione di massa», che prevede l’introduzione – entro tre anni – di tetti massimi per i permessi di dimora e contingenti annuali per tutti gli stranieri. La decisione, che rimette in causa l’accordo di libera circolazione, ha creato attriti con l’Unione Europea.

Pur dicendosi soddisfatti, i Verdi sottolineano dal canto loro che si sarebbe potuto evitare di arrivare a un simile voto se il governo, i partiti borghesi e l’economia non avessero ritardato le riforme per proteggere i salari dal dumping o per limitare lo sviluppo disordinato del territorio.

Sì a un controllo, no a quote rigide

Per gli ambienti economici, i cittadini svizzeri hanno dimostrato di non volere accettare misure radicali contro l’immigrazione; misure – scrive economiesuisse – che avrebbero «peggiorato in misura massiccia le condizioni quadro dell’economia svizzera».

«Una maggioranza di svizzeri desidera un controllo dell'immigrazione, ma si oppone a quote rigide fissate nella Costituzione e che non tengono conto dei bisogni dell'economia», continua la federazione delle imprese svizzere. Il risultato di domenica non può far dimenticare quello del 9 febbraio. Secondo economiesuisse, l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», accettata dal 50,3% dei votanti, dovrà essere messa in atto «con moderazione». «È decisivo che la via bilaterale con l’Unione Europea non sia rimessa in discussione».

L’Unione svizzera degli imprenditori parla dal canto suo di «decisione ragionevole» e di «segnale positivo» per l’economia svizzera. L’associazione invita pure il governo a attuare l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» in maniera «misurata e non burocratica», garantendo «il mantenimento degli accordi bilaterali con l’UE».

Per le organizzazioni sindacali, è giunto il momento di dire «basta con la politica del capro espiatorio», scrive Unia, il più importante sindacato svizzero. Un ‘sì’ all’iniziativa avrebbe portato a «una rottura con l’UE, a una cancellazione di posti di lavoro, a delocalizzazioni e ad un aumento del precariato». I sindacati non vogliono però abbassare la guardia e sottolineano che continueranno a battersi contro ogni misura discriminatoria nei confronti dei migranti e per migliorare la protezione contro il dumping salariale.

«Delusi, ma non sorpresi»

Sul fronte opposto, la vice presidente del comitato Ecopop, Cornelia Keller, ha detto che la sconfitta era prevedibile visto che il governo e quasi tutti i parlamentari si erano detto contrari. Senza contare che gli avversari avevano 30 volte più mezzi finanziari del comitato promotore. Se i ‘no’ raggiungono una quota del 33% si tratta comunque di un successo, ha detto.

«Siamo delusi, ma non sorpresi», ha commentato dal canto suo il presidente di Ecopop Andreas Thommen, anche perché contro di noi è stata condotta una campagna sporca, con colpi «sotto la cintura». Il tema della sovrappopolazione è «nuovo e difficile». La questione, dopo il voto odierno, non viene risolta e rimaniamo quindi in campo.

Voto elettronico

Dal primo test di voto elettronico del 26 settembre 2004, il canale di voto elettronico è stato offerto 31 volte nell'ambito di uno scrutinio a livello nazionale. Il canale di voto elettronico è stato inoltre messo a disposizione degli elettori nell'ambito di scrutini a livello cantonale e comunale.

I cantoni di Ginevra e Neuchâtel, oltre agli svizzeri residenti all'estero iscritti nei loro cataloghi elettorali hanno offerto la possibilità di votare elettronicamente anche ad aventi diritto di voto svizzeri residenti nei loro cantoni. Negli altri cantoni hanno potuto votare elettronicamente solo gli svizzeri residenti all'estero.

Dei circa 170’000 cittadini che avrebbero potuto votare via internet, 27’586 si sono effettivamente avvalsi di questa possibilità. Nei 12 cantoni che hanno partecipato alle prove di voto elettronico, fino al 67,8% dei votanti svizzeri residenti all'estero si sono serviti del nuovo canale di voto. I circa 170’000 aventi diritto di voto ammessi alla prova corrispondono al 3% dell'elettorato svizzero nel suo complesso.

Fonte: Cancelleria federale

swissinfo.ch

×