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Intesa Cgil-Unia/Uss Frontalieri, accordo sindacale su assistenza legale e lotta agli abusi

(Keystone)

Doppia affiliazione Cgil-Unia/Uss, servizi condivisi per i rispettivi iscritti e formazione professionale sono alcuni dei settori contemplati dal nuovo accordo a tutela dei lavoratori frontalieri che è stato siglato venerdì pomeriggio a Milano dai rappresentanti dei sindacati ai due lati della frontiera.

In realtà il riconoscimento reciproco dell’iscrizione ad entrambi i sindacati è già operativo da circa un ventennio ma l’intesa lo rende effettivo a tutti gli effetti statutari. Questo significa che lavoratori frontalieri possono accedere ai servizi di assistenza delle due organizzazioni in ambito previdenziale (pensioni, disoccupazione) e fiscale.

La novità, spiega il responsabile frontalieri della Cgil Giuseppe Augurusa, è data dalla “sperimentazione di forme di assistenza legale” che riguardano in particolare i nuovi affiliati di Unia/Uss che oggi non sono statutariamente tutelati nei primi sei mesi di iscrizione. È previsto anche il rafforzamento dei presidi per frontalieri. Osservatori sono già presenti presso le Camere del lavoro di Varese e Como e presto ne saranno aperti anche a Sondrio e Verbania.

A livello di formazione sono inoltre progettati percorsi di istruzione e riqualificazione professionale modellati sul sistema di certificazione elvetico. Di questo si occuperà la fondazione Ecap (Cgil) che studierà corsi specifici per cittadini italiani che si trovano provvisoriamente nella Confederazione.

Ma quello che rileva nell’accordo, sottolinea Giuseppe Augurusa, è la filosofia che lo permea: “I 71'000 frontalieri italiani che lavorano in Svizzera non possono essere considerati solo dal profilo assistenziale, c’è una questione politica di fondo che va affrontata” ed è indispensabile “ragionare assieme su una problematica che soprattutto nella Svizzera italiana viene evocata nel dibattito solo a fini strumentali”. Per questo le due organizzazioni sindacali intendono portare avanti iniziative comuni e collaborare nell’ambito di progetti Interreg in favore della mobilità transfrontaliera e della coesione sociale.

Il nuovo fronte di lotta riguarda invece i lavoratori distaccati transnazionali “che rappresentano uno dei principali elementi di dumping salariale”. Un fenomeno che riguarda tra i 10'000 e i 12'000 impiegati in Svizzera, diversi dei quali provengono addirittura dall’Albania via Italia. In questo campo si prefigurano azioni congiunte per prevenire le violazioni contrattuali e normative relative alle retribuzioni.

È infatti frequente, sostengono Cgil e Unia/Uss, la pratica di non riconoscere o trattenere determinate voci del salario di questa categoria di manodopera. In realtà il loro numero è drasticamente diminuito in Ticino durante la circoscritta vigenza dell’albo degli artigiani (affossato di recente dalla giustizia amministrativa) ma solo perché molte imprese italiane li hanno trasformati in lavoratori interinali presso agenzie svizzere allo scopo di aggirare i vincoli legislativi e la questione resta quindi di attualità.

Per il segretario ticinese di Unia Enrico Borelli l’intesa “attualizza al mutato contesto il precedente accordo di doppia affiliazione, estendendo in particolare la lotta al dumping salariale”.  Sono infatti in crescita gli abusi e il nuovo testo “cerca di rafforzare la tutela dei lavoratori”. Mentre il suo predecessore Saverio Lurati sottolinea il miglioramento dell’offerta nell’ambito della formazione e della riqualificazione professionale per questa categoria di addetti.

Dall’altro lato del confine Giuseppe Augurusa mette invece in risalto il salto di qualità nei rapporti tra i due sindacati vicini alla sinistra. “Apriamo una discussione sul lavoratore frontaliere che non si esaurisce all’aspetto fiscale” che ha monopolizzato il dibattito negli ultimi anni. Ma proprio su questo argomento, che tocca da vicino le relazioni tra Italia e Svizzera, i sindacati tradizionali, in particolare la Cgil, sono sembrati un po’ sulla difensiva. “Sull’accordo fiscale la Cgil – precisa il responsabile dei frontalieri del sindacato di sinistra - ha accompagnato le trattative che competevano alle due delegazioni, cercando di dare il suo contributo. Lo scopo era quello di cercare di portare a casa un risultato che non si traducesse in una mannaia per i lavoratori”.

Il problema semmai è quello di capire “che ne pensano oggi le forze politiche” ma la risposta non c’è. “I principali oppositori all’intesa fiscale erano M5S e Lega e oggi il governo giallo-verde ci chiede in consultazione di indicare i correttivi per rendere attuabile l’accordo”. Ad ogni modo il sindacato “cercherà di definire in questi giorni una posizione coerente”, di sicuro il testo “dovrà essere migliorato”.

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