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Isola dei prezzi alti


La fiducia dei consumatori scalfita dal franco forte


Di Simon Bradley, Ginevra


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Gli hamburger in Svizzera sono i più cari del mondo. (swissinfo.ch)

Gli hamburger in Svizzera sono i più cari del mondo.

(swissinfo.ch)

Da una recente ricerca emerge che la Svizzera è il paese più caro d’Europa, se non del mondo, se si considera solo il prezzo di un famoso hamburger. A Ginevra, swissinfo.ch ha chiesto ai consumatori, svizzeri e stranieri, cosa ne pensano del franco forte e come si vive in un paese dove tutto è caro.

Quando mi imbatto in Matt e nella sua famiglia fuori da un McCafé alla Rue du Mont-Blanc, nel centro di Ginevra, stanno ancora digerendo non solo il pranzo, ma anche la fattura: 13 franchi per un Big Mac, una coca e delle patatine fritte.

«Siamo venuti dalla Francia per trascorrere una giornata qui. È da 25 anni che non venivo più a Ginevra. Sapevo che era una delle città più care del mondo, ma sono rimasto comunque sorpreso; 13 franchi è veramente tanto», afferma questo turista britannico.

La Svizzera è in cima alla classifica dell’ultimo indice Big Mac, pubblicato dall’Economist il 18 luglio scorso. Questo metro di valutazione informale, che misura il potere d’acquisto di una valuta, mostra che il franco svizzero resta fortemente sopravvalutato. E gli hamburger rossocrociati sono di gran lunga i più cari.

La Confederazione aveva già la reputazione di essere l’isola dei prezzi alti in mezzo all’Europa. La decisione presa il 15 gennaio scorso dalla Banca nazionale di abbandonare la politica del tasso minimo di cambio tra franco e euro (1,20 franchi per un euro) ha ulteriormente consolidato questa fama.

Il fossato tra i prezzi svizzeri e quelli nel resto dell’Europa (vedi grafico più in basso) si è ulteriormente allargato e la pressione sull’economia elvetica, fortemente orientata verso l’esportazione, si è accentuata.

Con un franco più forte, molti consumatori svizzeri vanno a fare la spesa nei paesi confinanti, dove certe merci possono costare fino alla metà.

Turismo degli acquisti

Al centro commerciale Praz du Léman ad Annemasse, in Francia, a un tiro di schioppo dal confine con la Svizzera, colonne di automobili sono in attesa di trovare un parcheggio. Una su quattro ha una targa svizzera.

Tim viene da Ginevra per acquistare pesce, carne, pannolini e molti altri prodotti necessari alla sua famiglia. Fare la spesa in Francia gli permette di risparmiare circa il 40% al mese e perciò non esita ad attraversare regolarmente la frontiera, ci dice.

«Anche se da gennaio certi prodotti sono diminuiti un po’ di prezzo in Svizzera, la maggior parte continua ad essere meno cara in Francia», spiega. «Quando per gli stessi identici pannolini si paga il doppio in Svizzera, si ha un po’ l’impressione di essere truffati».

Per i dettaglianti svizzeri lo shopping transfrontaliero si è tradotto in minori entrate pari a circa 13 miliardi di franchi nel 2014. Quest’anno la cifra dovrebbe essere più alta.

A causa del turismo degli acquisti, della diminuzione dei visitatori stranieri e del rallentamento economico generale, l’istituto di ricerca congiunturale BAKBasel prevede che quest’anno il giro d’affari del commercio al dettaglio dovrebbe calare del 2,1% rispetto al 2014. Si tratterebbe della diminuzione più importante in 35 anni.

Distributori corrono ai ripari

I grandi distributori stanno cercando di far fronte alla situazione con offerte speciali. I maggiori costi fissi, in particolare per gli stipendi e gli affitti, limitano però le loro possibilità di abbassare i prezzi. Non possono così ripercuotere integralmente sui prezzi al consumo, le riduzioni di cui essi stessi beneficiano per gli effetti del tasso di cambio.

I supermercati Coop e Migros indicano di aver negoziato coi fornitori della zona euro una diminuzione sui prezzi di migliaia di prodotti disponibili sui loro scaffali. Il portavoce della Coop Ramon Gander afferma che vi sono state «riduzioni su larga scala» per circa 14'000 derrate, per un valore complessivo di 170 milioni di franchi.

Alcuni dati confermano questo lenta diminuzione dei prezzi al consumo. Il 5 agosto, l’Ufficio federale di statistica ha comunicato che erano scesi dell’1,3% rispetto a luglio 2014. Nei prossimi mesi la tendenza dovrebbe proseguire, stando all’istituto BAKBasel e alla Banca nazionale svizzera.

Riduzioni? Boh!

I consumatori se ne sono accorti? «Assolutamente no», dichiara Barbara, un’anziana che incontriamo all’uscita di un supermercato della Migros nel quartiere dei Paquis a Ginevra. «All’inizio alcune cose sono diminuite di prezzo, ma adesso non è più così».

Molti altri clienti ci dicono la stessa cosa. La maggior parte di loro ha l’impressione che i prezzi siano cambiati molto poco da gennaio.

Avendo salari più alti, gli svizzeri hanno probabilmente meno preoccupazioni circa i prezzi rispetto a molti altri europei. Inoltre, il franco forte ha aumentato il potere d’acquisto per i cittadini elvetici che fanno i loro acquisti o viaggiano in Europa.

«Non ho cambiato le mie abitudini di consumatore, ma è molto più facile partire in vacanza», afferma Sylvan, un architetto.

Orizzonte più cupo

Da un’inchiesta pubblicata in agosto dalla Segreteria di Stato dell’economia, emerge però che la fiducia delle economie domestiche circa l’evoluzione della congiuntura è diminuita, toccando il livello più basso degli ultimi quattro anni.

Chi ha redditi bassi – ad esempio pensionati, studenti ed immigrati – e non può magari fare la spesa in Francia, ha un ristretto margine di manovra.

«Non ho l’automobile e sono una delle vittime dei prezzi alti», ci dice un anziano.

Per la classe media, il cibo, l’assicurazione malattie, l’affitto e i trasporti rappresentano un fetta importante del budget mensile. Dedotte le spese, alla fine del mese non rimane granché.

La maggior parte degli svizzeri sembra essersi rassegnata all’abolizione del tasso minimo di cambio franco-euro. In un recente sondaggio effettuato dalla SonntagsZeitung e dal Tages-Anzeiger, i tre quarti degli intervistati si sono detti contrari alla reintroduzione di un tasso minimo di 1,20 franchi per un euro.

Diversi consumatori incontrati a Ginevra sottolineano anche che la qualità ha un prezzo e si dicono disposti a pagare un po’ di più per sostenere l’economia nazionale. «Faccio attenzione a quello che acquisto e cerco di comperare prodotti locali per aiutare l’economia regionale e evito di andare a fare la spesa in Francia», ci dice Hélène, una giovane abitante dei Paquis.

La maggior parte delle persone che abbiamo intervistato criticano però quelli che considerano prezzi irragionevolmente alti. «Ho viaggiato in molti paesi e in Svizzera si mette sempre in avanti la qualità dei prodotti. È vero che certe cose sono veramente di alta qualità. Ma ciò giustifica simili prezzi? Non credo. Nel resto del mondo vi sono cose di qualità identica che non costano così tanto. Hanno costruito un mito per promuovere i prodotti e aumentare i prezzi».

Salari elevati

Stando alle ultime statistiche del canton Ginevra, pubblicate nel gennaio 2015, il salario mensile lordo mediano era di 7'042 franchi nel settore privato nel 2012. A livello nazionale, il valore mediano era di 6'118 franchi. In dieci anni, vi è stato un aumento del 13% in Svizzera e del 16% nel canton Ginevra.

Nel settore pubblico, il salario lordo mediano era di 8'666 franchi nel 2012 a Ginevra e di 7'750 a livello nazionale.

In Francia, il salario netto mediano era di 1'730 euro nel 2012.

Impatto del franco forte

In una recente intervista a Bloomberg, il ministro dell’economia svizzero Johann Schneider-Amman ha ammesso che il franco forte, che pesa sulle esportazioni e i prezzi al consumo, rappresenta una sfida per il paese.

La Segreteria di Stato dell’economia prevede una progressione dello 0,8% del prodotto interno lordo quest’anno e dell’1,6% nel 2016. Il tasso di disoccupazione dovrebbe passare dal 3,3% previsto per la fine del 2015 al 3,5% l’anno prossimo, stando alle ultime previsioni pubblicate in giugno.

Il 15 gennaio 2015, dopo la soppressione del tasso minimo di cambio di 1,20 franchi per un euro, la valuta svizzera si è rapidamente rafforzata, raggiungendo praticamente la parità con l’euro. Johann Schneider-Amman spera che nelle prossime settimane il tasso di cambio possa stabilizzarsi a 1,10 franchi per un euro. A fine agosto era di 1,08 per un euro.


Traduzione di Daniele Mariani, swissinfo.ch

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