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Dalla Francia emergono importanti sviluppi nell'inchiesta sugli attentati che hanno insanguinato l'Europa. Oussama Admah Atar, alias 'Abou Ahmad', sarebbe tra i principali organizzatori degli attacchi.

KEYSTONE/AP/FRANCOIS MORI

(sda-ats)

Mentre in Germania è stato arrestato uno dei "peggiori" reclutatori del sedicente Stato islamico (Isis), dalla Francia emergono importanti sviluppi nell'inchiesta sugli attentati che hanno insanguinato l'Europa.

A pochi giorni dalle commemorazioni della strage parigina del 13 novembre - con la riapertura sabato del Bataclan e il concerto di Sting, oggi biglietti sold out in meno di un'ora - gli inquirenti francesi e belgi hanno un nome: Oussama Admah Atar, alias 'Abou Ahmad'.

Sarebbe lui tra i principali organizzatori degli attacchi che hanno causato 130 morti a Parigi e altri 32 nel marzo successivo a Bruxelles.

Intanto, la polizia tedesca ha arrestato "cinque uomini" che avrebbero reclutato giovani musulmani per l'Isis soprattutto in Bassa Sassonia e Nordreno-Vestaflia. Tra i fermati c'è un "predicatore" detto "senza volto" e considerato "il peggiore" in ambienti della sicurezza.

La retata è stata favorita "in maniera determinante" da indicazioni fornite da un esponente del Califfato "di ritorno", precisa il sito della Sueddeutsche Zeitung. Il ministro dell'interno, Thomas de Maizière, ha definito il blitz "una buona notizia" ma ha ricordato che il rischio del terrorismo in Germania è "grande" e la situazione "rimane seria".

Quanto ad Abou Ahmad, la presunta "mente" degli attentati di Parigi e Bruxelles, si tratta del "solo coordinatore dalla Siria identificato finora", precisa una fonte a Parigi. Belga di origini marocchine, 32 anni, sarebbe stato lui ad indicare gli obiettivi, coordinando e finanziando le cellule inviate in Europa.

Il suo nome appare per la prima volta dopo l'arresto il 10 dicembre in un campo rifugiati austriaco dell'algerino Adel Haddadi e del pakistano Mohamed Usn, sbarcati tra i migranti sull'isola greca di Leros il 3 ottobre precedente insieme ai due kamikaze che si faranno esplodere allo Stade de France.

Nell'interrogatorio Haddadi riconobbe di essere stato incaricato da Abou Ahmad di colpire l'Europa insieme agli altri complici. A tutti, prima di partire da Raqqa, diede 2000 dollari (1950 franchi) e rimase in contatto con loro durante tutto il viaggio. Secondo France Info, il numero di cellulare del presunto mandante (un'utenza turca) venne ritrovato nella tasca di uno dei due uomini bomba dello stadio di Saint-Denis, ma anche nel computer recuperato in un cestino di Bruxelles il mattino dell'attentato del 22 marzo.

Cugino di Ibrahim e Khalid El Bakraoui, i due fratelli kamikaze che si sono fatti esplodere rispettivamente a Zaventem e alla metropolitana di Maaelbeek, il belga veterano della jihad venne incarcerato in Iraq nel 2005, poi liberato nel 2012, prima di arruolarsi nell'Isis. Parte della pena la scontò ad Abou Grahib, la Guantanamo irachena riaperta dagli Usa, e a Camp Bucca, dove, pare, abbia conosciuto Abou Bakr Al-Baghdadi, il futuro califfo autoproclamato dell'Isis.

Il suo nome venne evocato ad agosto dalla stampa belga come possibile "cervello" degli attentati di Bruxelles. Oggi gli 007 franco-belgi sembrano concordi sul suo coinvolgimento. Nel 2010 la famiglia dello jihadista cercò di trasformare in un caso mediatico la sua prigionia nella speranza di farlo liberare per motivi di salute. All'epoca godette di una campagna di sostegno da parte di politici e Ong come Amnety International. Su Youtube è ancora visibile un video rap in cui si denuncia la detenzione di un "innocente".

Intervistato lo stesso anno dal quotidiano Le Soir Oussama Atar spiegò di essersi recato in Siria per "studiare l'arabo", prima di passare in Iraq per consegnare medicine. Liberato nel 2012, a 28 anni, sparì dalla circolazione e dopo un breve passaggio in Belgio si arruolò nel Califfato. Con i galloni del veterano. È da Raqqa, dove è stato localizzato per l'ultima volta ad ottobre 2015, che avrebbe orchestrato gli attentati. Da un anno è "l'uomo più ricercato del Belgio e dell'Europa", avverte la polizia di Bruxelles. Ad agosto la casa dei parenti a Laeken è stata perquisita da cima a fonda. Ma della Primula rossa nascosta nei feudi dell'Isis in Siria od Iraq ancora nessuna traccia.

sda-ats

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