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La più giovane in parlamento


Lisa Mazzone e la voglia di cambiare il mondo




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Lisa Mazzone ha tenuto il discorso inaugurale della nuova legislazione, un onore che dal 2003 spetta al più giovane neoeletto. (Reuters)

Lisa Mazzone ha tenuto il discorso inaugurale della nuova legislazione, un onore che dal 2003 spetta al più giovane neoeletto.

(Reuters)

Il suo sorriso e la sua freschezza stridono forse un po’ con l’immagine talvolta grigia e austera del parlamento svizzero. Un’impressione che non deve però trarre in inganno: «Sono convinta e determinata», sottolinea l’ecologista ginevrina, persuasa soprattutto che «gli individui possano cambiare le cose».

Interviste radiofoniche, partecipazioni a trasmissioni televisive, articoli sui giornali… Dalle elezioni federali del 18 ottobre, Lisa Mazzone ha avuto pochi momenti liberi. Nulla di più sorprendente, se si pensa che l’età media dei parlamentari si aggira attorno ai 50 anni. Lei di anni ne ha 27 ed è la più giovane eletta in parlamento.

La incontriamo davanti a Palazzo federale, alla fine di una seduta durante la recente sessione invernale delle camere. «Gli altri deputati mi hanno accolta bene, sono simpatici, almeno per il momento, e i servizi del parlamento ci aiutano molto», indica la neoeletta.

È ora di pranzo. Le proponiamo un ristorante un po’ fuori dal centro. «Va benissimo. Visto che spesso non ci allontaniamo molto da qui, posso scoprire qualcosa di nuovo», ci risponde senza indugi.

I nuovi volti del Parlamento

La figlia di Christoph Blocher, il caporedattore della Weltwoche, il sindaco comunista, la giovane ecologista: swissinfo.ch pubblica una serie – non esaustiva – di ritratti dei nuovi membri del Parlamento svizzero dopo le elezioni del 18 ottobre 2015.

La curiosità e l’apertura sembrano essere due qualità che non mancano a questa ecologista ginevrina. «Sì, sono curiosa e mi piacciono le sfide. E l’apertura è un tratto distintivo del nostro partito. Se ciò non fosse stato il caso, forse non avrei mai potuta diventare nel marzo 2014, a 26 anni, presidente della sezione ginevrina dei Verdi».

Classe 1988, Lisa Mazzone ha origini italiane. I suoi nonni materni erano entrambi fisici al CERN. La nonna paterna lavorava pure al CERN, come segretaria, mentre il nonno era ingegnere. «Mio padre è invece installatore di pannelli solari e mia madre, deceduta due anni fa, era psichiatra. Ho ancora il passaporto italiano e dei famigliari che vivono in Toscana». 

Nata il 25 gennaio 1988, Lisa Mazzone ha iniziato il suo percorso politico a Versoix, fondando nel 2006 il parlamento dei giovani nel comune ginevrino.

Laureata in lettere (latino e francese), l’ecologista ha fatto parte del consiglio municipale di Grand-Saconnex tra il 2011 e il 2013, prima di venire eletta nel 2013 nel parlamento cantonale.

Nel 2014 ha preso le redini della sezione cantonale del Partito ecologista svizzero. Lavora a tempo parziale per Pro Velo Ginevra, che promuove l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto.

Il 18 ottobre 2015 è stata eletta in Consiglio nazionale. 

L’italiano era anche la materia – assieme al francese – che aveva scelto all’inizio dell’università. Poi, però, il latino ha avuto la meglio. «Alcuni pensano che sia una scelta un po’ conservatrice. Per me è invece stato un modo per avvicinarmi alla storia dell’umanità e della nostra civilizzazione. Vedere come è evoluta una lingua, ci dice molte cose su ciò che siamo e da dove veniamo. Permette di avere degli strumenti per capire il mondo attuale».

Un altro modello di società

La scelta di aderire ai Verdi è stata del tutto naturale. «Vengo da una famiglia molto ecologista [suo padre fa anche parte dei Verdi]. Ci spostavamo in bicicletta, viaggiavamo in treno, avevamo una casa con dei pannelli solari… Però quello che mi convince nel mio partito, è che presenta veramente un altro modello di società».

Un modello di società che per la giovane parlamentare ginevrina non fa rima con sacrifici. «Ad esempio, con la mia famiglia non ho mai preso l’aereo. Non ho però mai avuto l’impressione di essere privata di qualcosa. Riflettere sul riscaldamento climatico e sulle conseguenze dei nostri atti, consente di rimettere in discussione il nostro sistema di valori, riportando al centro elementi come la collettività, la coesione, la condivisione…».

Il discorso portato avanti dai Verdi è però in perdita di velocità, almeno in termini puramente quantitativi. Alle ultime elezioni federali, il partito ha perso cinque dei 17 seggi che aveva nella precedente legislatura. «È vero, in questo momento non è un discorso che ha molto successo. Nella popolazione vi sono timori molto forti e quindi si assiste a un ripiegamento su una politica molto conservatrice e liberale. Ho l’impressione che la gente si adatti, malgrado le conseguenze molto gravi che si preannunciano. Mi sembra che stiamo attraversando una fase in cui pochi pensano che si possa migliorare il mondo».

La spinta arriverà dai giovani? Visti i risultati elettorali, Lisa Mazzone non ne è così sicura. «Sempre più spesso i giovani votano Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). Mi attrista, perché quando si è giovani è il momento per eccellenza in cui si devono avere audacia, visioni, un desiderio di cambiare la società. E invece quello che si vede è una tendenza conservatrice molto forte, anche su questioni di società. Mi fa paura».

Guardare oltre

Questa voglia di cambiare il mondo, o almeno di provare a cambiare qualcosa in Svizzera, Lisa Mazzone sicuramente non l’ha persa. Il suo discorso d’apertura della nuova legislazione davanti al Consiglio nazionale, privilegio che dal 2003 spetta al più giovane neoeletto, ne è la perfetta illustrazione. 

Sin dal preambolo, in cui ha citato una frase di Alcide de Gasperi: «Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione».

«Spesso si ha una visione troppo settoriale – spiega la deputata. Si pensa che da un lato si possa fare dell’ecologia, dall’altro continuare con un modello economico che fa astrazione delle risorse. Ho l’impressione che siamo ancora lontani da una presa di coscienza del fatto che il nostro pianeta non potrà più sopportare a lungo questo nostro modo di fare economia. Per questo ho voluto sottolineare che dobbiamo pensare più in là della nostra situazione attuale e che bisogna rincollare i pezzi: l’ambiente e l’economia, i bisogni e la produzione, le risorse e il consumo».

Forse anche per il fatto di essere nata e cresciuta in una città cosmopolita e aperta sul mondo come Ginevra, Lisa Mazzone si proietta ben al di là dei confini nazionali. «Il mondo è un tutto. Quello che facciamo qui ha un impatto altrove e ciò che succede altrove ha un impatto da noi. Bisogna perciò riflettere in maniera globale e agire a livello locale».

«Convinta e determinata»

Nel parlamento ginevrino, Lisa Mazzone non si è di certo fatta solo degli amici. In un articolo pubblicato qualche mese fa da Le Temps, una deputata liberale radicale deplorava le posizioni troppo decise dell’ecologista e parlava di un «carattere ottuso», fonte di impedimento per ottenere dei consensi. Altri l’hanno definita un’integralista ecologista.

«Per me l’ecologia non è una religione – risponde Lisa Mazzone, che non nasconde di far parte dell’ala sinistra del suo partito. È vero, sono convinta e determinata. Mi baso però su dei fatti. E per quanto concerne la capacità di scendere a compromessi, sono aperta. Dobbiamo però ottenere qualcosa in cambio, ciò che non è avvenuto spesso quando ero in parlamento cantonale a Ginevra».

Una situazione che rischia di ripetersi anche durante questa legislatura a Berna, con un Consiglio nazionale chiaramente spostatosi a destra. Per i Verdi, il prossimo appuntamento importante sarà la Strategia energetica 2050, che prevede, in particolare, la chiusura graduale delle centrali atomiche. Con la nuova configurazione del parlamento, il pacchetto di misure rischia di essere rivisto fortemente al ribasso, dopo che la Camera dei cantoni ha già respinto l’idea di introdurre dei limiti per la durata di vita massima delle centrali.

«Saranno quattro anni difficili. Cerchiamo di fare dei compromessi e lo abbiamo fatto per la svolta energetica. Eravamo pronti a ritirare la nostra iniziativa [«Per un abbandono pianificato dell’energia nucleare], ma il parlamento ha fatto voltafaccia. Quindi difenderemo il nostro progetto davanti al popolo. Penso che abbiamo delle chance di vincere, perché i cittadini avevano veramente pensato che l’uscita dal nucleare era ormai cosa fatta».

Ottimista, Lisa Mazzone? «Non lo so, di certo non sono fatalista. Sono convinta che gli individui possano cambiare le cose, soprattutto nei paesi democratici. Credo in questo potere». 

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