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Lavorare in Svizzera Perché i portoghesi sono in cima alla statistica degli infortuni

operai con tute arancioni su un cantiere

Esposti al freddo e al vento per svolgere un lavoro spesso pericoloso: sono le condizioni in cui lavorano molti portoghesi in Svizzera.

(© KEYSTONE / URS FLUEELER)

Nei settori in cui c’è bisogno di persone che lavorano in condizioni fisiche difficili, dall’edilizia all’agricoltura, i portoghesi sono particolarmente numerosi. Per loro, il rischio di infortuni professionali è superiore a quello di altri lavoratori stranieri.

João Lopez ha lasciato il Portogallo nel 1989 alla ricerca di un impiego. Assieme al fratello è giunto nell’Oberland bernese, dove ha lavorato dapprima nel settore alberghiero e della ristorazione, poi nell’industria alimentare. Dal 2002 lavora nell’edilizia. Da allora, João Lopez ha subito due infortuni professionali: il meno grave è successo quando un elemento in cemento gli è caduto sul piede, fratturandogli l’alluce. Quello più grave è capitato mentre stava lavorando del legno: il pollice è finito sotto la lama della sega, che ha reciso pelle, tendini e ossa. I chirurgi sono comunque riusciti a salvare il dito. Oggi il portoghese può di nuovo lavorare quasi senza limitazioni. Sente dolore soltanto quando fa freddo.

João Lopez è uno delle diverse migliaia di portoghesi che hanno subito un infortunio professionale in Svizzera. Per i portoghesi, il rischio di farsi male sul posto di lavoro è decisamente più elevato rispetto ad altri stranieri in Svizzera. Con circa 18'300 infortuni riconosciuti, i portoghesi figurano in cima alla statistica degli infortuniLink esterno che hanno coinvolto lavoratori stranieri nel 2016. Seguono gli italiani (circa 14'800 casi) e i tedeschi (13'000). E questo malgrado il fatto che i portoghesi rappresentino soltanto la terza comunità straniera in Svizzera (13%, 268'000 persone), dietro appunto agli italiani (15,5%, 320'000) e ai tedeschi (14,9%, 306'000).

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statistica infortuni professionali tra gli stranieri in svizzera

I cosiddetti lavori da manovali

I portoghesi non sono più soggetti a infortuni di altri. Fattori quali l’età, il sesso, il tasso di occupazione e soprattutto la pericolosità della professione incidono sul rischio di ferirsi. Rispetto ad altre nazionalità, gli immigrati portoghesi sono più attivi nelle professioni in cui il rischio di infortuni è più elevato.

Nel cosiddetto ‘settore allargato dell’edilizia’ si registrano circa 28'000 infortuni professionali all’anno. Quasi il 20% concerne dei portoghesi, mentre gli italiani si trovano al secondo posto (8%). Secondo l’Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni Suva, nel settore edile la manodopera portoghese ha superato quella italiana.

“I portoghesi vi svolgono principalmente lavori poco qualificati, i cosiddetti ‘lavori da manovali’, che sono associati a rischi più elevati”, rileva Isabel BartalLink esterno. Secondo l’esperta di migrazioni, ciò è dovuto al fatto che “i datori di lavoro svizzeri ricercano specificatamente delle persone in Portogallo che sono disposte a lavorare in queste difficili condizioni".

Anche la statistica relativa ai salari conferma l’affermazione di Isabel Bartal. “Nella classe salariale più bassa (braccianti senza esperienze specifiche), i portoghesi sono chiaramente il gruppo più rappresentato con una quota del 44%”, constata Serge Gnos del sindacato Unia. “La Svizzera importa personale poco qualificato per l’edilizia, che apparentemente qui non è disponibile, e lo trova soprattutto in Portogallo”.

“Parlando con le persone ci siamo resi conto che molte si conoscevano già prima di arrivare qui. Al momento del reclutamento, le aziende si focalizzano sulle regioni dei lavoratori con i quali hanno già avuto una buona esperienza. Inoltre, è più facile gestire gruppi in cui si parla la stessa lingua”, spiega Isabel Bartal.

“Nell'edilizia, i portoghesi svolgono principalmente lavori poco qualificati che sono associati a rischi più elevati”

Isabel Bartal, esperta di migrazioni

Fine della citazione

Nessuno si lamenta

Il fatto che i portoghesi in Svizzera mettano la loro vita o la loro salute più a rischio rispetto ad altri lavoratori non è un tema di discussione in seno alla diaspora lusitana, rileva Isabel Bartal. Né i sindacati né la società degli impresari costruttori hanno mai ricevuto lamentele ufficiali o richieste per una maggiore sicurezza sul posto di lavoro.

“Nelle conversazioni con i miei connazionali si parla spesso di casi concreti di infortunio. Uno ha avuto un infortunio alla spalla, uno dolori alla schiena e un altro ha ricevuto qualcosa sulla testa mentre era sul cantiere. Ma quando si affrontano le ragioni dell’elevata frequenza di infortuni, ciò viene percepito come un rimprovero”, osserva l’esperta.

A proposito: nella statistica relativa agli infortuni nel tempo libero, i portoghesi sono in fondo alla classifica. Questo perché chi fa un mestiere pericoloso tende ad assumere meno rischi durante il tempo libero, come evidenziano i dati della Suva.

Una nuova forma dello ‘statuto di stagionale’

I portoghesi sono bene rappresentati anche nella statistica sulla disoccupazione. Durante l’estate, la quota di disoccupati è decisamente inferiore alla media relativa alla popolazione straniera. In inverno, può invece salire a oltre il 10%.

Questo dato statistico ha anche a che fare col fatto che i portoghesi sono impiegati come ausiliari in settori in cui l’occupazione subisce forti fluttuazioni stagionali. Alcuni sono licenziati alla fine dell’anno per poi essere nuovamente assunti in primavera. Durante il periodo senza attività, molti tornano in Portogallo dove ricevono - come prevede la legge - l’indennità di disoccupazione dalla Svizzera.

Questa prassi si basa su una convenzioneLink esterno nel quadro dell'accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione europea, secondo cui le indennità di disoccupazione sono versate dall’autorità competente nel paese di origine e fatturate alla Svizzera. Inversamente, questo vale anche per i cittadini svizzeri che hanno diritto all’indennità di disoccupazione di uno Stato membro dell’Ue.

Il sindacalista Serge Gnos sostiene che la convenzione è una nuova forma del cosiddetto ‘statuto di stagionaleLink esterno’, che regolamentava il rilascio di permessi di breve durata. Esso consentiva alle aziende svizzere di impiegare manodopera straniera per qualche mese (una stagione). Lo statuto di stagionale è stato soppresso nel 2002: secondo la sinistra e le ong, favoriva una situazione in cui i lavoratori non avevano diritti.

L’esperta di migrazioni Isabel Bartel sottolinea però che l’accordo suscita anche qualche interrogativo. “A differenza dello statuto di stagionale, consente ai lavoratori di portarsi appresso la famiglia. Ci si deve però chiedere cosa succede con l’istruzione dei loro figli quando questi si assentano dalle scuole in Svizzera per tre mesi”.

Le persone interessate non fanno nulla a riguardo poiché considerano la Svizzera come un luogo di lavoro, non come il paese in cui si sviluppa la loro vita, secondo Isabel Bartel. “A parte l’aspetto economico, non hanno nessuna ragione di lasciare il Portogallo. È un bel paese in cui si vive bene, non c’è guerra, la corruzione è bassa e c’è poca criminalità. L’unico problema è che molti non trovano lavoro. Quindi vengono in Svizzera. Non per integrarsi, ma solo perché hanno bisogno di un lavoro”.


Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio

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