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Lavoro e famiglia


La politica di promozione della famiglia alle urne




 (AFP)
(AFP)

Il nuovo articolo della Costituzione, su cui il popolo voterà il prossimo 3 marzo, intende migliorare le condizioni per i genitori che desiderano conciliare lavoro e famiglia. Una proposta che secondo i suoi detrattori rappresenta però un’inutile interferenza da parte dello Stato.

La formulazione del nuovo articolo costituzionale è alquanto vaga. In sostanza si dice che spetta alla Confederazione e ai cantoni promuovere la conciliabilità tra lavoro e famiglia. In particolare, devono sostenere i genitori con figli a carico concedendo loro risorse supplementari, sgravi fiscali oppure potenziando le strutture di custodia.

Se gli sforzi compiuti dai cantoni dovessero rivelarsi insufficienti, la Confederazione sarebbe autorizzata a definire delle esigenze minime.

Per Lucrezia Meier-Schatz, direttrice dell’organizzazione Pro Famiglia e deputata in parlamento per il Partito popolare democratico (PPD, centro), è fondamentale creare le condizioni adeguate per conciliare meglio lavoro e famiglia. «È tra i presupposti di una vita familiare riuscita».

Le infrastrutture per la custodia dei bambini, tra cui gli asili nido, sono insufficienti e quindi molte donne faticano a mantenere il proprio impiego, aggiunge Meier-Schatz. Di conseguenza, rinunciano alla loro carriera oppure decidono di non avere figli.

«La Costituzione va modificata affinché si possano soddisfare i bisogni delle famiglie e le aspettative della società», afferma. Le attuali indennità e agevolazioni, come ad esempio l’assicurazione maternità, sono inadeguate, sottolinea la politica.

Costi miliardari

Di tutt’altro avviso Hans-Ulrich Bigler, direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), un’influente associazione che rappresenta le piccole e medie imprese. «L’articolo costituzionale spalanca le porte a spese aggiuntive e grava ulteriormente sulle finanze della politica sociale».

I costi supplementari per soddisfare tutte le richieste potrebbero ammontare a 3 miliardi di franchi, ritiene Bigler, respingendo al contempo le accuse di opporsi a qualsiasi iniziativa per rendere più compatibili vita familiare e lavoro. Secondo il direttore dell’USAM, ci vuole una maggiore responsabilità individuale e le aziende devono poter adottare le soluzioni che più si addicono loro.

Famiglia e federalismo

Durante i dibattiti in parlamento dello scorso anno, la sinistra e la maggior parte dei partiti di centro si sono schierati contro gli esponenti della destra.

Socialisti, Verdi e PPD hanno sostenuto la revisione argomentando che questa avrebbe colmato la lacuna legislativa e messo in primo piano il ruolo della famiglia. Ciò avrebbe giovato sia alla società sia al sistema di sicurezza sociale. In materia di custodia extra familiare dei bambini, hanno rammentato, la Svizzera ha un certo ritardo rispetto agli altri paesi europei.

L’Unione democratica di centro (destra conservatrice), e inizialmente anche il Partito liberale radicale (centro-destra), hanno invece sostenuto che la proposta porterebbe a un’eccessiva interferenza dello Stato nelle questioni legate alla famiglia e a un aumento della spesa pubblica. Inoltre, minerebbe il sistema federalista, che conferisce ampia autonomia politica alle autorità cantonali e comunali.

Nella votazione finale, al termine della sessione parlamentare, i sostenitori della revisione si sono chiaramente imposti.

Deduzioni per tutte le famiglie

La proposta è stata presentata quasi sei anni fa dal deputato PPD Norbert Hochreutener. Il suo partito, che inserisce regolarmente il sostegno alle famiglie nella sua agenda politica, intende introdurre ulteriori riduzioni fiscali per chi ha figli a carico. A fine 2012, ha depositato un’iniziativa per far sì che gli assegni per i figli e quelli per la formazione siano deducibili dalle imposte.

Il partito di centro non è comunque l’unico ad essere attivo in questo campo. L’UDC spera di convincere l’elettorato a sostenere la propria iniziativa, che chiede deduzioni fiscali anche per i genitori che accudiscono personalmente i figli (e non soltanto per coloro che li affidano a terzi). L’intenzione è di promuovere il modello familiare tradizionale, con mamme che si occupano di casa e figli.

Da parte sua, il parlamento ha progressivamente esteso un programma lanciato nel 2000 da un deputato socialista alla Camera del Popolo, con lo scopo di promuovere la creazione di nuovi asili nido. Lo scorso mese di dicembre, il Dipartimento federale dell’interno (DFI) ha però comunicato che il credito di 120 milioni di franchi era quasi esaurito, dato l’elevato numero di richieste di aiuto finanziario.

Politica familiare

La politica familiare copre l’assicurazione maternità, le prestazioni complementari per i genitori, gli assegni famigliari, le borse di studio e gli sgravi fiscali.

Include anche misure per conciliare meglio famiglia e lavoro attraverso la creazione di posti supplementari per la custodia dei bambini (ad esempio asili nido).

In Svizzera, le linee guida della politica familiare sono fissate dalle autorità federali. L’applicazione di misure dettagliate spetta invece ai 26 cantoni e ai loro comuni.

Dettagli ai cantoni

Secondo il DFI, l’articolo costituzionale in votazione il prossimo 3 marzo riconosce «l’importanza cruciale della famiglia per la società e tiene meglio conto dei suoi bisogni». Se più donne mantengono l’impiego dopo il parto, l’economia non può che trarne vantaggio, sottolinea il portavoce Peter Lauener. La revisione legislativa può essere un modo per ovviare alla scarsità di lavoratori qualificati e ridurre la povertà delle famiglie, aggiunge Lauener.

Finora, le autorità federali hanno puntato sulla riduzione delle spese a carico delle famiglie. Ora è giunto il momento di meglio conciliare lavoro e famiglia, insiste Lauener.

Interrogato sulla formulazione vaga del nuovo articolo costituzionale, il portavoce risponde che «spetta ai cantoni regolare i dettagli».

Votazione del 3 marzo 2013

La revisione costituzionale sulla politica familiare è uno dei tre oggetti in votazione popolare il prossimo 3 marzo.

L’elettorato è chiamato ad esprimersi anche su una controversa iniziativa per evitare le retribuzioni abusive dei manager (e conferire maggiori diritti agli azionisti) e sulla legge sulla pianificazione territoriale adottata dal parlamento nel 2012.

Sono circa 5,1 milioni le persone che possono partecipare allo scrutinio. Una parte (162'000 persone, per lo più svizzeri dell’estero) potrà esprimere la propria preferenza online nel quadro del progetto di voto elettronico.

Oltre alle votazioni federali, l’elettorato si pronuncerà su vari oggetti a livello cantonale e comunale.


Traduzione dall’inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch



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