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Le reazioni al voto E adesso i Verdi mirano a un seggio in Governo

Il Partito ecologista svizzero è entrato domenica nella corte dei grandi, diventando il quarto partito svizzero. Le reazioni dei protagonisti.

donne festeggiano

Per i Verdi (nell'immagine i militanti della sezione sangallese con la candidata Franziska Ryser, seconda dalla destra) la festa può iniziare.

(Keystone / Eddy Risch)

"Credo di stare sognando": la presidente del Partito ecologista svizzero (PES) Regula Rytz si aspettava una progressione del suo partito, ma non in queste proporzioni. Se le proiezioni dovessero confermarsi (+5,9% e 28 deputati contro 11 nella precedente legislatura), è infatti dall'introduzione del sistema proporzionale nel 1919 che non si assiste a uno spostamento di seggi così importante a favore di un partito.

La bernese spera che "ora si possano veramente cambiare le cose a Palazzo federale". Il partito – gli ha fatto eco il vicepresidente Balthasar Glättli – deve adesso "passare dalle parole ai fatti", anche tessendo delle alleanze per proteggere il clima. In un comunicato, i Verdi invitano tutte le forze politiche a concludere "un patto interpartitico per il futuro".

Elezioni federali 2019 L'ondata verde entra nel Parlamento svizzero

I Verdi conquistano una vittoria di dimensioni storiche. Forte progressione anche per i Verdi liberali. In calo UDC, PS, PLR e PPD.

A uscire vincitore dalle elezioni è stato pure l'altro partito ecologista, quello verde liberale (PVL), che ha registrato una progressione del 3% e ha più che raddoppiato la sua deputazione (da 7 a 16 seggi). Naturalmente soddisfatto il presidente Jürg Grossen, che ha parlato di una "bella giornata per il PVL".

Difficilmente però i due partiti riusciranno a mettersi d'accordo su questioni che non toccano da vicino l'ecologia. "Sui temi economici, i Verdi liberali sono molto vicini al Partito liberale radicale (PLR, destra) – ha sottolineato Regula Rytz. Noi Verdi siamo diversi, la nostra è una politica climatica sociale".

"Restiamo il primo partito"

Nel campo degli sconfitti, la perdita più consistente è stata registrata dall'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). Pur rimanendo di gran lunga il partito più forte nella Camera bassa del Parlamento (per avere un quadro preciso della composizione della Camera dei cantoni bisognerà invece aspettare i ballottaggi previsti nelle prossime settimane), l'UDC perde quasi oltre il 3,5% e ben 11 seggi. Con 54 seggi, il partito ritorna ai livelli della legislatura 2003-2007. A ciò vanno aggiunti pure due seggi persi da partiti alleati: la Lega dei ticinesi (che rimane a Berna con il solo Lorenzo Quadri, mentre la sua collega di partito Roberta Pantani è stata scalzata dalla verde Greta Gysin) e il Mouvement Citoyen Genevois (che scompare dal parlamento federale).

"Non sono contento del nostro risultato, gli obiettivi non sono stati raggiunti – ha dichiarato il presidente Albert Rösti. Tuttavia, non si tratta di uno schiaffo, restiamo il primo partito in Svizzera ".

Consiglio nazionale

Consiglio nazionale - La ripartizione dei seggi

Svolta troppo tardiva

La sua omologa del Partito liberale radicale (PLR, destra) Petra Gössi si è dal canto suo detta convinta che la svolta ecologista impressa al partito era giusta, ma che "questo cambiamento è giunto troppo tardi". Una convinzione condivisa anche dal vicepresidente Christian Lüscher, secondo il quale senza questo cambiamento di rotta un po' più verde, il PLR avrebbe probabilmente perso più di quattro seggi.

Il Partito socialista (PS) ha da parte sua perso cinque seggi (e oltre due punti percentuali). Il PS ha sofferto verosimilmente di un travaso di voti verso i Verdi. "Ho delle sensazioni un po' contrastate. Avremmo dovuto fare meglio, ma sono contento del rafforzamento del fronte rosso-verde in Consiglio nazionale. Ciò permetterà una legislatura più positiva", ha sottolineato il presidente Christian Levrat.

Nel campo degli sconfitti anche il Partito popolare democratico (PPD, centro), che ha perso tre seggi ed è stato scavalcato dai Verdi. Malgrado il calo, il presidente Gerhard Pfister si è detto convinto che nella prossima legislatura "il ruolo del centro sarà rafforzato".

E adesso un seggio in Governo?

All'annuncio dei risultati, i Verdi hanno sottolineato che ora bisognerà valutare la possibilità di un cambiamento della formula di Governo, composto attualmente di due esponenti dell'UDC, due del PS, due del PLR e uno del PPD.

"Dobbiamo discutere di una nuova formula magica per rappresentare meglio le diverse parti in Consiglio federale. Sarebbe normale integrare un Verde", ha dichiarato la presidente Regula Rytz, il cui partito in Consiglio nazionale conta ormai una deputazione quasi simile a quella del PLR.

Un cambiamento appoggiato anche dal PS: "Perché la destra PLR-UDC, che non ha più la maggioranza in Parlamento, dovrebbe essere maggioritaria in Consiglio federale?", ha affermato Christian Levrat, secondo cui alla prossima dimissione di un membro del Governo bisognerà discutere della questione.

Ad essere attaccato dovrebbe essere uno dei due seggi del PLR. Petra Gössi ha però messo le mani in avanti, insistendo sull'importanza di mantenere la formula di ripartizione attuale, "che fornisce una stabilità molto importante".

Una rivendicazione, quella dei Verdi, che ha comunque pochissime chance di concretizzarsi. Per quali ragioni? Le spiegazioni del corrispondente della RSI a Berna:

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elezioni federali, l'analisi da Berna

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