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Lex Mubarak e Ben Ali


Legge modello per i soldi dei dittatori deposti




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L’anno scorso il governo svizzero aveva dovuto fare ricorso al diritto d'urgenza per bloccare i fondi dell'ex presidente ucraino Viktor Ianukovich e della sua cerchia. In futuro le autorità elvetiche potranno far capo a una legge specifica per prendere simili decisioni. (Keystone)

L’anno scorso il governo svizzero aveva dovuto fare ricorso al diritto d'urgenza per bloccare i fondi dell'ex presidente ucraino Viktor Ianukovich e della sua cerchia. In futuro le autorità elvetiche potranno far capo a una legge specifica per prendere simili decisioni.

(Keystone)

Il parlamento svizzero ha ratificato lunedì una legge che faciliterà il blocco e la restituzione dei fondi illeciti appartenenti a potentati stranieri caduti in disgrazia. I tentativi di edulcorare il progetto di legge sono naufragati alla Camera bassa del parlamento.

La nuova legge era il primo oggetto sul quale il parlamento appena eletto era chiamato a pronunciarsi in occasione dell’apertura della 50esima legislatura. La portata simbolica era forte: dalla vicenda Marcos nel 1986, la Confederazione è stata in effetti confrontata con un numero importante di casi di averi di potentati che hanno scalfito la sua immagine e quella della sua piazza finanziaria. Circa un miliardo di franchi congelati in Svizzera dopo le rivolte arabe sono ad esempio tuttora bloccati nelle casseforti elvetiche.

La nuova Legge federale concernente il blocco e la restituzione dei valori patrimoniali di provenienza illecita di persone politicamente esposte all'estero (LBRV), approvata lunedì, dovrebbe avere un effetto dissuasivo su tutti i dittatori che considerano ancora la Svizzera un luogo sicuro dove conservare i soldi spogliati al loro popolo. «Questo testo risponde da un lato a una necessità morale e giuridica, dall’altro serve gli interessi della Svizzera», ha sottolineato il ministro degli affari esteri Didier Burkhalter, che ha difeso il progetto davanti al parlamento.

Cronologia: I soldi dei despoti nei forzieri svizzeri

La maggioranza di destra del Consiglio nazionale ha cercato di ridimensionare il progetto, che alla fine è però stato accettato in una versione non così diversa da quella voluta dal governo.

Durante la prima lettura in giugno, la Camera bassa aveva proposto in particolare di introdurre la prescrizione penale – in generale 15 anni dal momento in cui gli atti illeciti sono stati commessi – per il sequestro del patrimonio. Nel corso di un dibattito durato oltre quattro ore, i rappresentanti dei principali partiti di destra avevano evocato un principio dello Stato di diritto per giustificare il ricorso alla prescrizione penale.

Manovra della lobby degli avvocati

Diversi media e organizzazioni non governative svizzeri avevano dal canto loro puntato il dito contro una manovra della lobby degli avvocati. La prescrizione avrebbe in effetti permesso agli avvocati difensori dei potentati di moltiplicare i ricorsi, fino ad arrivare al termine di prescrizione. Un’attività, tra l’altro, che è particolarmente redditizia. «I mandati relativi ai patrimoni dei potentati sono diventati una miniera d’oro per certi studi d’avvocati», ha dichiarato Olivier Longchamp, specialista di questioni finanziarie presso l’ONG Dichiarazione di Berna, al quotidiano svizzero tedesco Der Bund.

Seguendo il parere di Didier Burkhalter, secondo cui la prescrizione penale avrebbe significato compiere un grande passo indietro, poiché le procedure di restituzione sono spesso lunghe e laboriose, il Consiglio degli Stati (Camera alta) aveva in seguito respinto questo emendamento durante la sessione parlamentare autunnale. In seconda lettura, i deputati hanno finalmente seguito l’avviso di governo e Consiglio degli Stati. Solo l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), che si opponeva al principio stesso della legge, non si è mossa dalla sua posizione iniziale.

Doppio gioco di un deputato

Il deputato liberale radicale ginevrino Christian Lüscher, membro della commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale, è stato accusato di fare il doppio gioco nell’elaborazione di questa legge.

Ha in effetti partecipato da vicino ai lavori legislativi, mentre nello stesso tempo lo studio d’avvocati per il quale lavora ha percepito circa due milioni di franchi per aver difeso il figlio dell’ex generale nigeriano Sani Abacha, accusato di aver dissimulato somme considerevoli su conti svizzeri. In un articolo pubblicato sul settimanale L’Hebdo, Christian Lüscher ha respinto le accuse di conflitto d’interessi, assicurando di avere informato i colleghi parlamentari del suo incarico privato.

Il Consiglio nazionale ha pure fatto marcia indietro su un altro punto: restringere la cerchia di famigliari e vicini dei potentati prevista dal diritto internazionale. Inizialmente, i deputati volevano che la legge si applicasse solo alle persone che hanno aiutato o sono state utilizzate per appropriarsi dei fondi. Questa definizione troppo restrittiva avrebbe causato enormi problemi d’applicazione e «spuntato gli artigli» alla legge, aveva sottolineato il capo della diplomazia.

Collaborazione più attiva

La nuova legge, considerata come un modello dagli esperti della Banca mondiale, formalizza, consolida e raggruppa in un solo testo i provvedimenti instaurati dal governo in questi ultimi anni in materia di blocco e restituzione dei patrimoni. In questo modo in futuro non si dovrà ricorrere al diritto d’urgenza per congelare averi di dittatori deposti o in procinto di esserlo.

Tra i punti importanti del testo figura anche l’inversione dell’onere della prova. Non toccherà così più alla Svizzera o ai paesi in causa, ad esempio l’Egitto o la Tunisia, dimostrare che il patrimonio dei loro ex dirigenti proviene da attività illecite. Spetterà invece agli ex despoti provare che i loro beni sono stati acquisiti in modo corretto.

Un altro elemento cruciale: sulla base delle nuove norme, in futuro la Svizzera collaborerà più attivamente alle inchieste con le autorità dei paesi spogliati. Potrà in particolare fornire informazioni sui conti bancari dei potentati ancor prima di ricevere una richiesta di assistenza giudiziaria. Questo punto, contestato in particolare dagli ambienti bancari, è riuscito a superare lo scoglio parlamentare grazie all’introduzione di qualche paletto.

Inoltre, se lo Stato d’origine dei fondi è in fallimento («Failing States»), il governo potrà congelare il denaro in vista di una procedura di sequestro. Il testo riprende le disposizioni di legge sulla restituzione degli averi illeciti (Lex Duvalier), entrata in vigore nel 2011 e ispirata al caso di Haiti. Infine, la nuova legge prevede esplicitamente che il denaro restituito sia utilizzato per migliorare le condizioni di vita della popolazione e rafforzare lo Stato di diritto.

Il problema principale non è regolato

Non mancano però anche voci critiche, secondo cui questa legge non regola il problema principale: l’accettazione o la gestione di questi fondi nelle banche svizzere. «Perché è così difficile dire che non vogliamo denaro dei potentati nelle nostre banche? Una piazza finanziaria pulita non ha bisogno di questi soldi di origine incerta. Un membro serio di un governo serio non conserva la sua fortuna in Svizzera», ha sottolineato il senatore indipendente Thomas Minder durante il dibattito al Consiglio degli Stati.

«Gli strumenti che permettono di agire a monte esistono e funzionano», ha risposto Didier Burkhalter, riferendosi in particolare alla legge contro il riciclaggio di denaro e al dovere di diligenza delle banche quando fanno affari con persone politicamente esposte. «Forse tutto ciò non funziona ancora abbastanza bene ed è per questo che ci vuole una legislazione sui fondi illeciti, anche se questi fondi vi saranno sempre e non potremo mai evitarli completamente», ha comunque ammesso il ministro degli affari esteri.


Traduzione di Daniele Mariani, swissinfo.ch

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