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Lotta alle droghe


In Svizzera si torna a parlare della legalizzazione della canapa


Di Chantal Britt


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In Svizzera la coltivazione, il commercio e il consumo di canapa contenente oltre l’1% di THC sono vietati. (Thomas Kern)

In Svizzera la coltivazione, il commercio e il consumo di canapa contenente oltre l’1% di THC sono vietati.

(Thomas Kern)

La Svizzera ha sempre svolto un ruolo pioniere in materia di droghe. Nel 1986, è stato il primo paese ad aprire locali speciali per i tossicodipendenti e nel 1994 ha introdotto la prescrizione medica di eroina. Ora, alcune città stanno studiando la possibilità di autorizzare i “Cannabis social club”. Un’idea che non piace a tutti.

L’ex ministra dell’interno Ruth Dreifuss, soprannominata “spacciatrice della nazione” per aver introdotto politiche sulla droga rivoluzionarie, è tra i principali esponenti della campagna nazionale in favore della legalizzazione.

Tra le sue proposte vi è quella di aprire dei club della canapa (“Cannabis social club”), un concetto avanzato per la prima volta in Svizzera da un gruppo di deputati di Ginevra. In altre città quali Berna, Basilea, Zurigo, così come nel canton Ticino, sono stati creati dei gruppi di lavoro per elaborare un eventuale progetto pilota.

«Proponiamo di sperimentare con un nuovo modello siccome abbiamo bisogno di sapere in che modo la regolamentazione inciderà sul mercato nero, la criminalità e la salute pubblica», ha spiegato Ruth Dreifuss, membro della Commissione globale per le politiche sulle droghe. «Il progetto pilota ci permetterà di fare esperienza e di raccogliere dati, alfine di poter elaborare una nuova politica».

L’idea è di aprire dei club dove i maggiorenni possono coltivare e consumare canapa in un ambiente controllato. Il concetto è stato formulato nel 2005 dalla Coalizione europea per le politiche sulle droghe giuste ed efficaci (ENCOD), una piattaforma che riunisce 140 organizzazioni e cittadini.

Reato minore

In Svizzera, la canapa è la droga più diffusa. Circa il 29% dei cittadini afferma di aver consumato marijuana almeno una volta nella vita, secondo una recente indagine. Circa mezzo milione di persone, pari al 5,7% della popolazione, ne ha fatto uso durante l’ultimo anno, commettendo dunque un reato, seppur minore.

La legislazione elvetica stabilisce che la coltivazione, il commercio e il consumo di canapa contenente oltre l’1% di THC (tetra-idro-cannabinolo, il principio attivo della pianta) è perseguibile penalmente. Un adulto che si fa sorprendere con una quantità inferiore ai dieci grammi rischia invece soltanto una multa di 100 franchi.

Se il progetto pilota dovesse venir accettato, le polizie cantonali non considererebbero la canapa legale, ma ne tollererebbero il consumo all’interno dei club.

Per i partiti politici conservatori e alcuni gruppi d’interesse, l’astinenza e la repressione sono l’unica soluzione. Le città più grandi del paese, confrontate ogni giorno con giovani fumatori di canapa, chiedono dal canto loro un approccio più diretto: regolamentazione del mercato e legalizzazione del consumo per gli adulti.

Prove di legalizzazione

Storia

Nel 1993, la ministra dell’interno Ruth Dreifuss ha introdotto la politica svizzera dei quattro pilastri. Questa è basata sulla prevenzione, la terapia, la riduzione dei rischi e la repressione. Un approccio che prevede anche la prescrizione medica di eroina ai tossicodipendenti.

Lo stesso anno, a Berna è stato aperto il primo negozio di canapa d’Europa, seguito da numerosi altri in diverse città del paese. Nel 2002, all’apice di questo periodo permissivo, nella capitale svizzera si contavano una quarantina di canapai. Alcuni negozi vendevano fino a mezza tonnellata di canapa all’anno.

Nel 2004 è stata introdotta una normativa che ha consentito alle autorità di chiudere i negozi che vendevano canapa contenente un quantitativo eccessivo di THC. Oggi, il consumo di canapa non è tollerato, sebbene non venga sempre perseguito.

«Abbiamo bisogno di regolamentazione, non di divieti generalizzati o di un’assenza di leggi», afferma Franziska Teuscher, responsabile dell’educazione e della socialità nella città di Berna. «L’unica strada promettente - ritiene - è quella del progetto pilota, che fornirà dati e non solo fumo negli occhi».

Il progetto intende valutare scientificamente il consumo di canapa nel contesto dell’attuale quadro legale, indica Markus Jann del Dipartimento dell’interno. I governi cantonali e il Consiglio federale sono ora in attesa di ricevere i dettagli dei progetti dalle autorità cittadine.

Analogamente agli Stati Uniti, dove gli stati del Colorado e di Washington stanno sperimentando la legalizzazione della canapa, le città svizzere coinvolte vogliono studiare una soluzione locale. Un cambio a livello federale appare infatti improbabile, perlomeno a corto termine.

«La situazione è insoddisfacente. È essenziale fare passi avanti e trovare una soluzione», insiste Franziska Teuscher. «Dobbiamo affrontare questa questione in quanto società. C’è molto da guadagnare e nulla da perdere».

Pericolosa?

La maggior parte dei medici, degli esperti di stupefacenti e di specialisti di dipendenze concorda che la canapa può essere dannosa. Può avere effetti sulle prestazioni cognitive e conseguenze nocive sulle persone psicologicamente instabili e sui giovani il cui cervello è ancora in fase di sviluppo.

Oggi, la canapa coltivata indoor ha un tenore di THC molto più alto rispetto alle piante che si coltivavano nel giardino di casa una ventina di anni fa. Questo potrebbe spiegare come mai il forte consumo di canapa è sempre più associato a depressioni e schizofrenie.

Sebbene ci sia un certo consenso sui danni potenziali causati su individui vulnerabili, le opinioni divergono su numerosi altri aspetti: i pericoli di un consumo ricreativo tra gli adulti, il ruolo della canapa in quanto porta d’accesso a droghe pesanti, il potere di assuefazione, la propensione alla violenza, agli incidenti e alla criminalità.

Protezione dei giovani

I minorenni non potranno accedere ai Cannabis social club. Il Monitoraggio svizzero delle dipendenze stima che circa il 9% delle persone con un età compresa tra i 15 e i 19 anni abbia fumato canapa nell’ultimo mese. Tra i ragazzi, il consumo di canapa è due volte superiore quello osservato tra le ragazze.

Circa il 15,4% dei cittadini svizzeri tra i 15 e i 34 anni ha consumato canapa nell’ultimo anno. La percentuale è dell’11,1% in Germania e del 17,5% in Francia.

Secondo la maggior parte degli esperti, il consumo di canapa dovrebbe rimanere illegale per i bambini e gli adolescenti, analogamente al tabacco e all’alcol. I giovani possono acquistare alcol dall’età di 18 anni (birra e vino dai 16) e tabacco a partire dai 16 o dai 18 anni, a dipendenza del cantone. In alcuni cantoni, la vendita di tabacco non è affatto regolamentata.

Nel 2008, quasi i due terzi dell’elettorato elvetico hanno respinto l’iniziativa popolare “Per una politica della canapa che sia ragionevole e che protegga efficacemente i giovani”, la quale chiedeva la depenalizzazione del consumo e il rafforzamento della protezione dei giovani.

«Dobbiamo regolamentare una droga perchè è potenzialmente pericolosa, e non perché potrebbe non esserlo», osserva Ruth Dreifuss. «Se oggi dovessimo rivedere il consumo di canapa, ignorando [ciò che sappiamo da] gli ultimi 50 anni, elaboreremmo delle direttive internazionali e regolamenteremmo tutto, dalla produzione al consumo, come si è fatto per il tabacco, l’alcol o gli alimenti».

Due eventi organizzati di recente simboleggiano le due visioni contrapposte sulla legislazione della canapa: un dibattito nella città di Berna tra i principali esperti svizzeri di politica sulle droghe e una discussione a Thun, nell’Oberland bernese, tra genitori inquieti e politici.

Nella capitale, Ruth Dreifuss, Franziska Teuscher e Toni Berthel, medico e presidente della Commissione federale per le questioni relative alla droga, si sono espressi in favore di una politica basata sui fatti che «riflette la realtà» e la tradizione umanistica liberale del paese. «Sono dell’idea che non si dovrebbe essere sanzionati se non si fa del male ad altre persone. La repressione non ha chiaramente funzionato per 50 anni», ha detto Dreifuss.

Contro il volere del popolo

Alla fine del dibattito, i partecipanti sono stati accolti da un gruppo di attivisti di Astinenza dalle droghe Svizzera e di Genitori contro le droghe, i quali hanno distribuito volantini sugli effetti pericolosi della canapa sulla salute fisica e mentale.

La visione dell’associazione di genitori è condivisa anche da numerosi politici di destra. Questi non denunciano soltanto i pericoli della droga, ma sottolineano anche che la proibizione può essere utile per scoraggiare potenziali consumatori e che per una legalizzazione bisognerebbe dapprima cambiare la legge.

«Lo Stato diventerebbe uno spacciatore di droga se dovesse accettare una posizione più liberale», ritiene Andrea Geissbühler, poliziotta membro dell’Unione democratica di centro (destra conservatrice) e presidentessa di Genitori contro le droghe. «La liberalizzazione andrebbe contro il volere del popolo e violerebbe le direttive esistenti sugli stupefacenti».

Un parere condiviso da Daniel Beutler, membro dell’Unione democratica federale, un partito ultraconservatore di matrice cristiano-riformata. «Abbiamo avuto una liberalizzazione 20 anni fa è non è funzionata», afferma il medico, che a Thun ha confidato di aver fumato molta canapa in gioventù. «Oggi dico: non iniziate con questa merda».


Traduzione e adattamento di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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