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Manodopera straniera


Tre cantoni vogliono più permessi per lavoratori extra-comunitari


Operai al lavoro in una fabbrica dell'ABB nei pressi di Ginevra.   (Keystone)

Operai al lavoro in una fabbrica dell'ABB nei pressi di Ginevra.  

(Keystone)

I ministri dell’economia di tre cantoni tra i più prosperi della Svizzera – Basilea Città, Ginevra e Zurigo – hanno chiesto di poter far capo a più manodopera proveniente dagli Stati al di fuori dell’Unione Europea.

I direttori cantonali dell’economia di queste tre regioni hanno indirizzato una richiesta comune al governo federale per riportare il numero di permessi di lavoro accordati a specialisti di Stati extra-UE da 6'500 a 8'500 all’anno. Questo limite di 6'500 era stato imposto nel 2015 dopo l’accettazione l’anno prima dell’iniziativa popolare “contro l’immigrazione di massa”.

“Questo sistema di contingenti rappresenta uno svantaggio competitivo per l’economia svizzera”, ha sottolineato il ministro dell’economia ginevrino Pierre Maudet, secondo quanto riporta domenica la NZZ am Sonntag.

I tre ministri mettono in guardia sul pericolo che grandi aziende svizzere decidano di trasferire delle attività e dei progetti in paesi come la Germania o Singapore se non saranno in grado di reclutare un numero sufficiente di personale qualificato al di fuori dell’UE.

La richiesta sopraggiunge in un momento in cui le autorità e il mondo dell’economia sono ancora alle prese con la ricerca di una soluzione per tradurre in pratica l’iniziativa accettata il 9 febbraio 2014.

Quel giorno, il 50,3% dei votanti approvò la proposta dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) di reintrodurre contingenti per l’immigrazione di lavoratori stranieri, nonché di applicare una preferenza nazionale per i posti vacanti. L’iniziativa stipula anche che la Svizzera ha tre anni di tempo per rinegoziare e adeguare in tal senso i trattati internazionali – e quindi l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE.

La Svizzera non fa parte dell’UE, ma ha siglato numerosi accordi bilaterali coi 28, tra cui appunto quello sulla libera circolazione, che assicurano alla Confederazione l’accesso parziale al mercato unico europeo.

In seguito al risultato della votazione, il governo svizzero aveva deciso di ridurre a partire dal primo gennaio 2015 i contingenti per i lavoratori provenienti dai cosiddetti Stati terzi, ossia quei paesi che non fanno parte dell’UE o dell’Associazione europea di libero scambio. Il numero di permessi accordati era stato diminuito da 5'000 a 4'000 per quelli di corta durata (meno di un anno) e da 3'500 a 2'500 per quelli B (permesso di residenza di cinque anni).

Con questa misura, il governo intendeva anche “incentivare le imprese svizzere a sfruttare e promuovere in maniera più efficace il potenziale lavorativo indigeno”.


swissinfo.ch e agenzie

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