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Marcia a Parigi dopo la strage


La risposta del mondo libero al terrorismo. E ora?




Dopo la strage a Charlie Hebdo, Parigi ha conosciuto domenica la più grande manifestazione popolare dalla fine della Seconda guerra mondiale.  (AFP)

Dopo la strage a Charlie Hebdo, Parigi ha conosciuto domenica la più grande manifestazione popolare dalla fine della Seconda guerra mondiale. 

(AFP)

Con una marcia senza precedenti, decine di dirigenti politici e milioni di persone hanno manifestato domenica a Parigi contro il terrorismo e in favore della libertà. La stampa svizzera rende omaggio a questo evento storico, ma sottolinea anche la necessità di lottare contro l’esclusione sociale e ridefinire la convivenza sociale e religiosa. 

“En marche pour la liberté” (In marcia per la libertà), così la Tribune de Genève riassume il messaggio che decine di capi di Stato e di governo e centinaia di migliaia di cittadini hanno voluto lanciare domenica a Parigi, sfilando braccio a braccio per difendere valori democratici fondamentali dopo la strage presso il giornale satirico Charlie Hebdo. “Parigi era ieri la capitale della resistenza contro il terrorismo. Mai, dopo un attentato, in nessun altro paese, si è radunata una folla simile. Il popolo. Per la libertà. Contro il terrore”.

Marcia a Parigi 

Oltre due milioni di persone sono scese domenica sulle strade della capitale francese per dire no al terrore, all'integralismo e all'intolleranza, dopo la strage presso il settimanale satirico Charlie Hebdo e l’attacco ad un negozio ebraico, costati la vita a 17 persone.

Alla manifestazione hanno preso parte anche una cinquantina di capi di Stato e di governo, tra cui il presidente francese François Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il primo ministro italiano Matteo Renzi, il premier britannico David Cameron e la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga. 

Da notare inoltre la presenza del premier israeliano Benyamin Netanyahu e del presidente dell’Autorità palestinese Mahmud Abbas, che hanno marciato a pochi metri l’uno dall’altro. 

Numerose manifestazioni di solidarietà per le vittime degli attacchi a Parigi e in difesa della libertà si sono svolte durante il fine settimana in diverse altre città francesi ed europee, tra cui Ginevra. 

“Tutti i partiti e tutte le religioni rappresentate ieri sono state caricaturate con irriverenza da ‘Charlie Hebdo’. Eppure è stato proprio questo giornale, suo malgrado, a riunirli ieri a Parigi”, aggiunge il giornale ginevrino, notando come rabbini, imam e preti abbiano “fraternizzato all’ombra della statua della Repubblica” e come perfino il primo ministro israeliano e il presidente dell’Autorità palestinese “abbiano marciato nella stessa fila, a pochi metri di distanza l’uno dall’altro”. 

Momento storico 

“È stato il più bel atto che la Francia poteva realizzare dopo una settimana nera. La riunione di una cinquantina di capi di Stato e di governo attorno al popolo francese costituisce un momento storico. Non si è mai visto un raduno simile a Parigi dalla fine della Seconda guerra mondiale”, sottolinea anche Le Temps. 

Domenica, “il riflesso repubblicano ha spinto i francesi a comunicare per le strade, a toccarsi, a parlare, a amare i loro concittadini e la loro nazione. È stato uno slancio magnifico e portatore di speranza”, prosegue il quotidiano romando, per il quale “i terroristi islamici sono riusciti ad uccidere e a seminare il terrore. Ma non sono riusciti ad uccidere gli ideali di libertà e fraternità, sui quali si basano le democrazie”. 

“Il popolo francese, spalleggiato dagli alleati del mondo intero, ha mostrato la via da seguire. E domani? Bisognerà riflettere al modo di educare, di vivere assieme, ma anche di sorvegliare meglio e agire di fronte ai pericoli imminenti. Andrà fatto domani”, avverte ancora Le Temps. “I politici e il presidente francese Hollande, che per un giorno si è trasformato in capo del mondo libero, sanno ormai che questo compito non può essere rimandato”. 

Esclusione sociale 

“E, adesso, che cosa fare?”, si chiede anche La Liberté, prevedendo che “l’interpretazione di questa incredibile domenica di comunione e di terapia collettiva si scontrerà ben presto con le agende dei politici e con i limiti reali della lotta contro – oltre che il terrorismo – l’intolleranza, gli amalgami e le tensioni comunitarie”. 

“Interpellati, i responsabili politici si ritrovano oggi nella scomoda posizione di dover apportare risposte rapide a problemi di lungo termine, ultra complessi, in particolare riguardo all’esclusione sociale attraverso l’educazione. Il fatto che degli allievi di una classe francese si siano rifiutati di osservare un minuto di silenzio, giovedì scorso dopo la strage, mostra quanto sia profonda la rottura tra la Repubblica e alcuni dei suoi figli”. 

Segnale molto forte 

Alla manifestazione di Parigi “hanno partecipato rappresentanti della Chiesa cattolica, come pure delle comunità musulmane e ebraiche”, annota anche la Neue Zürcher Zeitung, per la quale con questa marcia repubblicana si è espresso “un chiaro rifiuto a tutti coloro che cercano di fomentare un clima di guerra tra le religioni".

“Anche la partecipazione di politici di tutti i paesi europei – per la Svizzera ha preso parte la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga – ha costituito un segnale molto forte”, aggiunge il foglio zurighese. “Il pericolo del terrorismo islamico viene infatti visto come un problema che minaccia la libertà di tutti i paesi europei e che va quindi combattuto e arginato con un impegno comune”. 

La Neue Zürcher Zeitung deplora invece il fatto che, pur parlando di unità, il presidente francese Hollande non abbia invitato a questa marcia Marine Le Pen, leader del Fronte nazionale. “Se adesso si vuole rinegoziare la convivenza nella nostra società mista, in particolare la convivenza con i musulmani, allora è necessario che a questi negoziati partecipino per lo meno due gruppi: i francesi immigrati e i francesi che hanno dei problemi con questi immigrati”. 

Non dimenticare gli errori 

“Tre giorni da incubo. E ieri la risposta della ragione, dei valori repubblicani, della volontà di coesistenza. Risposta innanzitutto popolare. Massiccia, liberatoria, e storica”, rileva La Regione. “Certo, nelle immagini e nei commenti di ieri c’è inevitabilmente anche il rischio di una pioggia di retorica. E quanto lavoro rimanga invece da fare per garantire una risposta non teorica ma concreta all’intreccio dei problemi che hanno acceso la miccia della violenza portandola nel cuore dell’Europa". 

Bisognerà, ad esempio, “che l’Europa e in generale l’Occidente non dimentichino tutti gli errori e le guerre sbagliate che in Medio Oriente hanno aperto la strada agli sgherri 'sequestratori dell’Islam moderato’. Occorrerà anche fare in modo che quella che finalmente è stata una corale indignazione delle comunità islamiche abbia un futuro, e che le banlieues francesi ed europee non continuino a essere il crogiolo di una mancata integrazione dove possono agire comodamente i reclutatori jihadisti", aggiunge il giornale ticinese. 

“Non è dunque il caso di farsi troppe illusioni”, conclude La Regione. “I fatti, gli errori, le contraddizioni, le strumentalizzazioni restano. E c’è da temere che chi ha ispirato i killer di Parigi intenda organizzare una sanguinosa contro-replica al coraggio democratico messo in scena nella ‘Ville lumière’, che ieri ha finalmente ritrovato la sua immagine di città simbolo dei diritti umani, della coabitazione, della tolleranza laica. Grazie, Parigi”.

swissinfo.ch

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