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Massacro a Charlie Hebdo


La libertà d’espressione, un diritto sacro ma minacciato




Manifestazione di cordoglio a Ginevra. (Keystone)

Manifestazione di cordoglio a Ginevra.

(Keystone)

La stampa svizzera è sotto choc per l’attentato contro il giornale satirico francese Charlie Hebdo. Per i commentatori, bisogna battersi più che mai per preservare la libertà d’espressione che sta al centro della cultura occidentale. Non si deve tuttavia trasformare questa lotta in uno scontro tra civiltà, avvertono.

«Attacco alla nostra libertà», «Martiri per la libertà di opinione», «Tragici proiettili a Charlie Hebdo», «Attacco alla libertà e alla democrazia» o ancora «Morti per la libertà di espressione» e «Pensiero libero assassinato». All’indomani dell’attentato sanguinario contro il giornale satirico di Parigi, i quotidiani svizzeri sono unanimi nel condannare un atto che va oltre la morte di dodici innocenti.

Quello a Charlie Hebdo è «un attacco alla nostra civiltà», commenta la Neue Zürcher Zeitung. «L’assalto alla redazione di Charlie Hebdo aveva due scopi, oltre al massacro pianificato di civili: assassinare la libertà d’espressione e annientare i valori della democrazia», scrive il romando Le Temps, che parla di una «guerra alla democrazia nel cuore di Parigi».

L’annientamento di una redazione di un giornale nel mezzo dell’Europa è un nuovo e tragico culmine della politica brutale degli adoratori estremisti del Corano, osserva la Basler Zeitung, che apre con una prima pagina bianca in cui appare unicamente la scritta «Je suis Charlie». Per il giornale renano, «è un attacco frontale alla libertà di opinione, al cuore della cultura occidentale».

Hanno voluto far tacere una voce scomoda, quella di Charlie Hebdo, ma in realità prendevano di mira l’essenza stessa della libertà di opinione, indica L’Express.

Anche per la Berner Zeitung, si tratta di un «attacco contro alcuni dei beni più preziosi del mondo occidentale: la libertà di opinione e la libertà di stampa». «Senza media liberi, avverte il giornale della capitale, la libertà dei singoli e un sistema democratico basato su elezioni libere sono «impensabili».

Un valore sacro, ma non più inviolabile

Il dramma di Charlie Hebdo ci colpisce perché ci è vicino, è nella nostra cultura, nel nostro vissuto, osserva il 24 Heures. Ma ogni giorno, rammenta il foglio vodese, un po’ ovunque nel mondo, la ragione e il libero pensiero perdono delle battaglie a causa di massacri, rapimenti, minacce e sottomissioni intollerabili.

«Cosa può però fare una matita contro un lanciarazzi?», s’interroga Le Temps, sottolineando che Cabu, Wolinski, Charb e Tignous, vignettisti di Charlie Hebdo, «sono morti da eroi siccome hanno creduto nel loro ideale sino alla fine». Il loro sacrificio, ritiene La Regione Ticino, «potrà forse servire a portare finalmente un’ondata d’indignazione. Ovunque. Senza scorciatoie ideologiche o religiose, senza se e senza ma».

In queste ore la stampa francese è unita, solidale, come mai lo è stata: da destra a sinistra, constata il Corriere del Ticino. «Anche chi - ed erano tanti - non apprezzava l’ironia e lo stile del giornale satirico, in queste ore si schiera compatto a difesa di un valore ora più che mai sacro in un paese democratico e libero: quello della libertà d’opinione. Sacro, ma purtroppo non più inviolabile».

Secondo il quotidiano ticinese, i giornalisti chiamati ad affrontare un tema delicato come quello del fondamentalismo islamico «oscilleranno tra due sentimenti inconcepibili alle nostre latitudini: la paura che spalanca la porta all’autocensura o il coraggio che rischia di portare alla morte».

«Non abbiamo fatto abbastanza prevenzione»

Alla Radio svizzera di lingua francese (RTS), il ministro degli affari esteri Didier Burkhalter ha rilevato che la situazione in Francia non può essere assimilabile tale e quale a quella in Svizzera. «Ci sono situazioni differenti, in particolare in termini di integrazione, di rispetto delle differenze, di preparazione della società in generale e di politica internazionale tra i paesi. Ma la lotta contro il terrorismo in generale - passando dalla repressione fino alla prevenzione - riguarda l’insieme della comunità internazionale. È per questo che ci impegniamo nel quadro delle organizzazioni internazionali».

Il ministro ha poi rammentato un’iniziativa nata in Svizzera. «L’anno scorso, abbiamo creato a Ginevra una fondazione internazionale (GCERF), che lancia progetti nelle regioni in cui ci sono numerosi giovani che si fanno attirare dagli estremismi religiosi, con lo scopo di offrire loro nuove prospettive. Abbiamo fatto della repressione, ma non abbiamo fatto abbastanza prevenzione per evitare che troppe persone siano attirate da questi estremismi religiosi».

Dopo aver ricordato l’impegno di Berna in materia di coordinamento internazionale di fronte ai jihadisti europei che partono e ritornano dal Medio oriente, Didier Burkhalter ha precisato che in Svizzera «tutti i servizi che devono aumentare il livello di sicurezza del paese sono in allerta da tempo su queste questioni. Un impegno che necessiterà probabilmente dei mezzi supplementari».

Frédéric Burnand, swissinfo.ch

Non c’è comunque motivo di cedere, sostiene L’Express. «Bisogna dirlo e scriverlo in modo instancabile: i diritti umani, e in particolare la libertà d’espressione, non possono essere sottomessi a una religione o a una cultura».

Bisogna dire no, insiste il giornale di Neuchâtel, e «rifiutare non solo questa violenza cieca che prende di mira degli innocenti, ma soprattutto rifiutare che in nome di Dio, o di chicchessia, si voglia costringere una voce al silenzio».

Non cedere all’islamofobia

Dopo il massacro di Parigi, la collera e la costernazione espresse mercoledì in giganteschi ritrovi spontanei in Francia, a Ginevra e altrove, «sono rassicuranti», scrive la Tribune de Genève, per la quale «questa solidarietà costituisce il miglior antidoto alla paura». La lotta contro il totalitarismo islamista va rafforzata, senza tuttavia «alimentare i focolai dell’islamofobia», avverte il quotidiano ginevrino.

Il bagno di sangue di Parigi rischia di accentuare il conflitto tra i fanatici e le forze anti Islam in Occidente, prevede il Tages-Anzeiger. Da stamane, l’islamofobia o solo la diffidenza nei confronti dei musulmani aumenteranno in maniera esponenziale, sostiene anche il Corriere del Ticino.

«Quanta gente in queste ore penserà: c’è bisogno d’altro per diffidare dell’Islam? A ben vedere è questo che vogliono gli autori e, soprattutto, i mandanti della strage: mettere occidentali contro islamici; combattere i primi, sottomettere i secondi, soprattutto se moderati», scrive il quotidiano pubblicato a Lugano.

Il giornale auspica che la risposta dell’Occidente sia «ferma». «Non si può dialogare con i fondamentalisti islamici neosalafiti. Non ci può essere tolleranza nei loro confronti. Una risposta energica ma, attenzione, mirata e, per una volta, senza ambiguità».

L’atto «infame» degli attentatori, scrive la Neue Zürcher Zeitung, deve essere punito con gli strumenti dello Stato di diritto, «unicamente con questi rinunciando a tutti gli altri, sebbene questi individui possano risvegliare in noi dei sentimenti di vendetta assetati di sangue».

«La paura non può vincere», titola l’editorialista di Der Bund, secondo cui «non dobbiamo fare un favore ai terroristi perdendo il nostro coraggio di difendere le nostre libertà».

Non bisogna nemmeno cedere al fanatismo e lasciare cha la tolleranza religiosa venga intaccata, avverte il giornale di Berna. La maggior parte dei musulmani in Europa, sottolinea, vive pacificamente con i non credenti e la gente di altre religioni.

swissinfo.ch

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