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MATERIALE PROTETTIVO CONTRO COVID-19 La Svizzera non intende restringere le sue esportazioni

Marie-Gabrielle Ineichen Fleisch

La segretaria di Stato Marie-Gabrielle Ineichen Fleisch vuole garantire, invece che limitare, il commercio di materiale protettivo contro il virus.

(Keystone / Anthony Anex)

Nella corsa alla distribuzione di apparecchi respiratori e materiale protettivo, molti paesi pensano dapprima a se stessi. In Germania, per l'esportazione di tali prodotti è necessario un permesso. La Svizzera, tuttavia, si astiene da tali misure: vuole mantenere aperte le frontiere anche per queste merci.

"Nel nostro paese non esistono considerazioni di questo tipo", ha affermato Marie-Gabrielle Ineichen Fleisch, direttrice della Segreteria di Stato dell'economia (SECO), in occasione di una conferenza stampa tenutasi martedì pomeriggio, rispondendo a una domanda di swissinfo.ch sulla volontà della Svizzera di bloccare o limitare le esportazioni di tali prodotti per garantire l'approvvigionamento interno.

Assicurare piuttosto che frenare il commercio

La Svizzera dipende molto dalla possibilità di esportare e importare. L'obiettivo degli sforzi della SECO è quello di garantire che il commercio funzioni e non di bloccare il commercio, ha sottolineato la segretaria di Stato.

Il Consiglio federale è cosciente di questa problematica e ha istituito uno staff per monitorare le esigenze della Svizzera, ha aggiunto il portavoce della SECO Fabian Maienfisch. Il governo è in contatto con le aziende di tecnologia medica interessate. "L'approvvigionamento sicuro della popolazione in Svizzera ha la massima priorità". Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, il paese dipende dalle importazioni di beni critici, in particolare dall'area dell'UE.

Un "divieto di esportazione" non sarebbe quindi molto utile tenendo conto del problema nel suo insieme. "In ultima analisi, il Consiglio federale avrebbe la facoltà di vietare le esportazioni, ma per le ragioni sopra menzionate, attualmente si stanno svolgendo contatti produttivi a tutti i livelli per mantenere aperte le frontiere e non per chiuderle.

Controlli delle esportazioni in Germania

Non tutti i paesi stanno attualmente agendo in modo lungimirante: All'inizio di marzo, il governo tedesco ha emanato un decreto che subordina a un obbligo di autorizzazione l'esportazione di dispositivi di protezione e di materiale medico per la lotta contro il virus.

In seguito a questo decreto, sono stati perfino fermati ad Amburgo prodotti provenienti dalla Cina e diretti verso la Svizzera. La spedizione è stata rilasciata solo dopo che le autorità elvetiche sono intervenute al massimo livello.

La SECO ha dovuto "mettersi in contatto" anche con le autorità rumene, che hanno bloccato una consegna di componenti in viaggio verso la Svizzera. L'azienda svizzera Hamilton Bonaduz AG nel cantone dei Grigioni ha urgente bisogno di questi componenti per la produzione di apparecchi respiratori. "Il problema in Romania è stato risolto grazie alla SECO. Il primo camion è già arrivato in Svizzera", conferma Andreas Wieland, CEO di Hamilton. 

Dove il bisogno è maggiore

Il fatto che la Svizzera, dal canto suo, non prenda in considerazione alcuna restrizione all'esportazione di prodotti di produzione nazionale per combattere il virus, viene accolto con sollievo a Bonaduz. Attualmente l’azienda di tecnologia medica non è in grado di far fronte alle numerose ordinazioni, provenienti dalla Svizzera e dall’estero, di apparecchi per la respirazione artificiale. Hamilton sta aumentando il più possibile le sue capacità produttive, ha dichiarato il CEO a swissinfo.ch.

Tuttavia, l'azienda non è riuscita a soddisfare tutti gli ordini. La priorità è data alle consegne dove il bisogno è maggiore, soprattutto in Italia.


Traduzione di Armando Mombelli

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