Medici per l'ambiente (MpA) sostiene l'iniziativa dei Verdi "Per un abbandono pianificato dell'energia nucleare", sulla quale il popolo dovrà esprimersi il 27 novembre.

L'associazione ritiene che il piano d'emergenza in caso di disastro atomico previsto dalla Confederazione sia insufficiente.

La presa di posizione è stata resa nota oggi, attraverso un comunicato congiunto di MpA e dei Medici per la responsabilità sociale/per la prevenzione di una guerra nucleare (PSR/IPPNW).

Stando a quanto sostenuto nella nota, l'attuale scenario studiato riguardo a un ipotetico incidente grave in Svizzera, prevede una situazione in cui la radioattività sia dieci volte inferiore quella sprigionatasi a Fukushima.

Questa previsione presuppone inoltre la fuoriuscita della nuvola radioattiva a sei ore dall'evento e non dopo due o quattro, come potrebbe capitare nelle catastrofi più serie. L'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) ritiene infatti che la protezione civile svizzera necessiti di un periodo di sei ore prima di essere operativa. Considerazione che Peter Kälin, presidente di MpA, giudica "assurda".

L'associazione esprime anche il timore che i cittadini non possano essere avvertiti correttamente in caso di bisogno, a causa di un'interruzione di corrente o di un sovraccarico della rete telefonica. La pianificazione studiata dalle autorità non prevederebbe inoltre una strategia concreta per l'evacuazione della popolazione né una a lungo termine in caso di irradiazione del territorio.

All'interno della nota, Kälin sottolinea che "i medici non sarebbero in grado di aiutare efficacemente le persone in un Paese contaminato", ribadendo dunque come l'unica soluzione sicura sia l'abbandono dell'atomo.

Le due organizzazioni hanno creato il comitato nazionale "Medici per l'uscita dal nucleare", che si impegnerà in favore del sì nelle prossime settimane.

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