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Mercato russo


Le difficoltà delle aziende svizzere in Russia




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La Russia è un mercato attraente per un produttore svizzero di cosmetici come Luzi. (photoeye GmbH)

La Russia è un mercato attraente per un produttore svizzero di cosmetici come Luzi.

(photoeye GmbH)

Quando il produttore di profumi svizzero Luzi è entrato nel mercato russo all’inizio dello scorso anno, le prospettive di sviluppo sembravano rosee. Il conflitto in Ucraina, le sanzioni contro la Russia e la svalutazione del rublo hanno reso le cose più difficili.

L’azienda afferma di essere riuscita finora a raggiungere i suoi obiettivi commerciali, ma si trova confrontata con numerosi problemi, dalla difficoltà di farsi pagare dai clienti ucraini alla curiosità degli agenti doganali russi che frugano nelle sue spedizioni.

La Russia è uno dei cinque maggiori mercati per i cosmetici e i profumi, ricorda il direttore delle vendite di Luzi, Mike Rohner, ed è l’unico di questa categoria non ancora saturo.

Per Luzi, costruire delle reti di distribuzione in collaborazione con partner commerciali in Russia, Ucraina e Bielorussia, che usano le sue fragranze per creare prodotti finiti locali, è servito a ottenere profitti più rapidamente di quanto previsto.

Uno dei partner in Crimea ha però cominciato ad avere difficoltà a eseguire pagamenti dopo che alcune banche hanno voltato le spalle alla regione in seguito all’annessione alla Russia in marzo.

Il flusso di denaro è diventato difficile anche a Kiev, capitale dell’Ucraina, sebbene l’azienda – con sede a Dietlikon, canton Zurigo – abbia trovato un modo di aggirare gli ostacoli. Poi sono arrivate le sanzioni degli Stati uniti e dell’Unione europea e in risposta le restrizioni della Russia sulle importazioni da questi paesi.

«Siamo colpiti solo indirettamente da queste misure», spiega Rohner a swissinfo.ch. «Uno dei nostri partner per la distribuzione a San Pietroburgo è stato posto sotto sorveglianza dalle autorità russe perché importa anche aromi alimentari dall’Europa. I nostri prodotti viaggiano nello stesso carico e questo può creare ritardi e complicazioni».

Il problema delle sanzioni

Switzerland Global Enterprise, l’agenzia governativa che offre consulenza alle aziende svizzere attive all’estero, dice che anche altre aziende svizzere si scontrano con difficoltà in Russia.

Scambi tra Svizzera e Svizzera

Le esportazioni svizzere verso la Russia sono diminuite del 3,5% nei primi quattro mesi di quest’anno, raggiungendo quota 843 milioni di franchi svizzeri.

Secondo le statistiche ufficiali, le importazioni dalla Russia in Svizzera sono diminuite invece del 46% a 231 milioni di franchi da gennaio alla fine di aprile.

Alla fine del 2012 la Svizzera era al 12° posto per gli investimenti diretti in Russia (12,5 miliardi di franchi).

Gli investimenti russi complessivi in Svizzera alla fine del 2012 ammontavano 50,7 miliardi di dollari (buona parte dei quali però non in forma di investimenti diretti).

In Russia sono attive circa 200 aziende svizzere.

«Parlando con le aziende svizzere, constatiamo che non sono tanto le sanzioni in sé a creare loro problemi, quanto piuttosto l’incertezza generale sullo sviluppo futuro della regione», afferma l’agenzia in una presa di posizione scritta. «Alcune aziende con cui abbiamo contatti hanno ritardato o cancellato progetti di esportazione».

La Svizzera si è finora rifiutata di adottare le sanzioni di USA e UE contro la Russia. Alcuni produttori di carne e formaggi svizzeri hanno registrato un aumento degli ordini, poiché la Russia sta cercando fornitori al di fuori dell’Unione europea.

Devono però procedere con cautela, perché la Svizzera vuole assolutamente evitare di diventare una piattaforma che permetta ai prodotti dell’UE di aggirare le sanzioni. Un altro problema indiretto causato dalla guerra commerciale è dovuto al crollo dei prezzi degli alimentari nei paesi dell’UE a causa delle restrizioni alle esportazioni verso la Russia.

L’Associazione svizzera frutta teme che questo possa ripercuotersi negativamente sulle sue esportazioni verso l’Europa, mentre l’Unione professionale svizzera della carne mette in guardia dalla possibilità che i consumatori svizzeri facciano più spesso la spesa nei paesi vicini.

Anche l’industria turistica si prepara a conseguenze negative del conflitto tra Russia e paesi occidentali. «Ci sono meno visitatori russi e dovremo far fronte a un numero ridotto di turisti anche durante l’alta stagione attorno alla fine dell’anno», ha dichiarato alla Televisione svizzera Guglielmo Brentel, presidente di hotelleriesuisse.

Economia stagnante

Hans Hess, presidente di Swissmem, la federazione dell’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica, ha dal canto suo rilevato che il conflitto in Ucraina e le sanzioni che ne sono derivate hanno già avuto effetti diretti su alcuni membri della federazione, perché le aziende dell’UE stanno già tagliando degli investimenti.

Scambi tra Svizzera e Ucraina

Le esportazioni svizzere verso l’Ucraina sono diminuite dell’8,5% nei primi quattro mesi dell’anno a 202 milioni di franchi.

Secondo le statistiche ufficiali, nello stesso periodo le importazioni dall’Ucraina in Svizzera sono diminuite del 37,5% a 41,4 milioni di franchi.

Gli investimenti diretti della Svizzera in Ucraina alla fine del 2013 ammontavano a 1,3 miliardi di franchi. Non esistono statistiche sugli investimenti diretti dell’Ucraina in Svizzera.

«La crescita economica si è fermata nel secondo trimestre a causa del conflitto ucraino», ha detto Hess alla Televisione svizzera. «Il conflitto è preicoloso per noi perché potrebbe causare disagi economici non solo in Europa, ma nel modno intero».

Secondo l’ambasciata svizzera a Mosca, le esportazioni svizzere verso la Russia sono diminuite del 6,3% nella prima metà di quest’anno, ma questo potrebbe dipendere più dalla rapida svalutazione del rublo che dalla crisi ucraina. Secondo le statistiche ufficiali svizzere, le esportazioni verso l’Ucraina sono diminuite dell’8,5% tra gennaio e aprile.

Le grandi aziende svizzere con una presenza fisica in Russia, come Swatch, Sulzer, Holcim e Nestlé, dicono di monitorare costantemente la situazione, ma di non aver registrato finora una flessione delle attività economiche.

Le sanzioni sono solo una parte del problema russo, afferma Frank Schauff, direttore dell’Association of European Businesses, che rappresenta piccole e medie imprese europee attive in Russia. L’economia era già vacillante soprattutto a causa della sua dipendenza dal petrolio e dal gas, dagli investimenti insufficienti in altri settori cruciali e dalla scarsa produttività.

«Il clima economico generale ha cominciato a deteriorarsi già verso la fine dello scorso anno con la svalutazione del rublo rispetto ad altre valute, ciò che ha reso più care le importazioni di beni e ridotto la domanda», spiega Schauff. «Le condizioni economiche sono peggiorate rapidamente dopo che la situazione in ucraina ha cominciato a peggiorare».

Motivi di speranza

Ma ci potrebbero essere motivi di speranza per le aziende sufficientemente piccole e abili cogliere le opportunità offerte dall’instabile situazione russa.

«I consumatori russi hanno forse meno soldi in tasca, ma continueranno a comprare prodotti per la cura del corpo. Le donne russe continueranno a comprare profumi», afferma Mike Rohner. «Se non possono più permettersi i profumi di L’Oréal, passeranno a marche locali prodotte dai nostri clienti».

Anche il consulente aziendale Michael Derrer, che aiuta aziende svizzere intenzionate ad accedere al mercato russo, intravede nuove opportunità. «Nei prossimi anni la Russia continuerà a rescindere i legami con l’occidente e a investire nelle sue capacità produttive», osserva. «Se un’azienda è disposta ad assumersi il rischio di investire direttamente nel paese invece di esportarvi i propri prodotti, potrà fare buoni affari».

A corto termine, Derrer vede un altro barlume di speranza per le aziende svizzere. «La reazione russa alle sanzioni si è concentrata soprattutto sulle aziende statunitensi. Marche statunitensi con un valore simbolico, come la McDonalds [costretta a chiudere delle filiali in Russia], sentiranno la pressione politica», dice. «Aziende meno profilate potrebbero cogliere nuove opportunità».


(Traduzione di Andrea Tognina), swissinfo.ch

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