Migranti traumatizzati Posti di terapia insufficienti per vittime di torture e conflitti

In Svizzera mancano circa 500 posti di terapia per vittime di torture e di guerre.

In Svizzera mancano circa 500 posti di terapia per vittime di torture e di guerre.

(Keystone)

Le persone fuggite da paesi in guerra o dittatoriali hanno vissuto spesso eventi drammatici: sono state vittime di torture o di stupri, hanno perso dei famigliari o hanno visto gente morire. In troppi casi, però, i migranti traumatizzati non ricevono cure psichiatriche adeguate in Svizzera: è quanto emerso da un seminario della Croce rossa tenuto a Berna. 

In Svizzera vivono 44'503 esuli che beneficiano di un diritto di ammissione provvisoria, mentre 68'395 richiedenti l’asilo sono in attesa di un responso da parte delle autorità. Molte di queste persone provengono da paesi martoriati da guerre o dittature, come la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan, l’Eritrea o la Somalia. Secondo delle stime, la metà dei migranti sono rimasti traumatizzati dalle esperienze vissute nei loro paesi o durante la fuga. 

Thomas Maier, medico primario presso il reparto di psichiatria dei servizi psichiatrici del canton San Gallo. 

(infoWILplus.ch)

Queste persone sono afflitte da sentimenti di colpa o di vergogna, sono introvertite e diffidenti nei confronti degli altri. Spesso soffrono di disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, angosce, irritazione e depressioni. Nei casi peggiori fanno ricorso a droghe o hanno un comportamento violento. Questi traumatismi hanno effetti negativi per l’integrazione dei migranti nella società e nel mercato del lavoro. 

Un trattamento psichiatrico di queste persone sarebbe quindi utile non solo per loro, ma anche per lo Stato. In Svizzera si stima però che manchino circa 500 posti di terapia per le vittime di conflitti e di torture. La situazione è particolarmente precaria per i bambini e i giovani traumatizzati. 

Le carenze in ambito di terapia per i migranti sono state confermate sia dagli oratori che dagli altri partecipanti a un seminarioLink esterno tenuto recentemente a Berna dall’associazione Support for Torture VictimsLink esterno e dalla Croce rossa svizzeraLink esterno. “Il problema è noto, vi sono lacune nel trattamento dei migranti”, ha ammesso Stefan Spycher, rappresentante della Segreteria di Stato della migrazioneLink esterno, senza tuttavia proporre delle soluzioni. 

Bisogno di sicurezza 

In seguito alle misure insufficienti adottate dallo Stato, vari psicologi e psichiatri stanno cercando di colmare le lacune esistenti, offrendo cure gratuite ai migranti. Secondo Thomas Maier, psichiatra presso i servizi psichiatrici cantonali di San Gallo, è uno scandalo il fatto che il trattamento degli esuli traumatizzati possa essere assicurato solo grazie a questo lavoro volontario. Quale responsabile dell’ambulatorio di Zurigo per le vittime di torture e di guerre, Maier si è occupato personalmente per sette anni delle cure di migranti traumatizzati provenienti da Turchia, Afghanistan, Somalia e dai Balcani. 

Gli esuli traumatizzati hanno bisogno innanzitutto di sicurezza e di un sostegno sociale, ha rilevato lo psichiatra. “È la cosa più importante e vale per tutte le persone traumatizzate”, ha sottolineato lo specialista, facendo notare che la mancanza di sicurezza materiale, la precarietà dello statuto di ammissione provvisoria e l’esclusione dal mercato del lavoro non permettono di certo di apportare un sentimento di sicurezza ai migranti. 

Ciò che può avere a volte un effetto traumatizzante. “Persone sane possono venir traumatizzate da noi”, ha dichiarato Susanne HochuliLink esterno, ex ministra del Canton Argovia. A suo avviso non vi sono solo delle lacune in ambito terapeutico, ma anche a livello di sostegni sociali. “E questo anche da parte della società civile”, ha rilevato la militante ecologista, che accoglie due famiglie di esuli presso la sua fattoria. 

Susanne Hochuli ha inoltre ricordato che molti migranti hanno subito esperienze traumatizzanti anche durante la fuga dal loro paese di origine. “Non possiamo immaginare cosa hanno vissuto queste persone per giungere fino da noi”. 

Costi di traduzione 

Un altro problema è stato evidenziato durante il seminario: le casse malati non assumono i costi legati al lavoro di traduzione durante le terapie psichiatriche dei migranti. 

Spesso si fa quindi ricorso a traduttori inesperti o a famigliari e conoscenti. “Se a tradurre è ad esempio la figlia di 12 anni, il risultato può essere problematico”, ha fatto notare Matthis Schick, medico primario presso l’ambulatorio per vittime di torture e guerre dell’Ospedale universitario di Zurigo. 

L’impiego di traduttori dilettanti può essere fonte di incomprensioni legate anche alla mancanza di conoscenze specifiche di medicina. Secondo Schick, è un po’ come se un chirurgo dicesse al suo paziente durante l’operazione, “oggi non abbiamo uno scalpello, porti per favore il suo coltello di cucina”. 

Per i partecipanti al seminario, i costi di traduzione dovrebbero essere presi a carico dalla Confederazione, dai Cantoni o dalle casse malati. Tutti concordano tuttavia sul fatto che occorra rapidamente una regolamentazione legale. 

Terapie per vittime di torture e guerre 

In Svizzera il primo centro di terapie per vittime di torture e guerre è stato aperto nel 1995. 

In seguito alla forte domanda di posti di cura sono sorti in seguito quattro altri centri, riuniti nell’associazione Support for Torture Victims. 

I posti disponibili sono ancora oggi insufficienti, soprattutto dopo il forte afflusso di migranti degli ultimi anni provenienti dalla Siria e dall’Iraq. 

Secondo voi, chi dovrebbe assumere i costi di traduzione per le terapie delle vittime di torture e di guerre? Partecipate al dibattito, lasciando un commento qui sotto.



Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch

×