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Con il suo padiglione all’Expo, Coca Cola vuole raccontare “il proprio modello di sostenibilità, basato sulla promozione di stili di vita attivi e un’alimentazione equilibrata”. (Keystone)

Con il suo padiglione all’Expo, Coca Cola vuole raccontare “il proprio modello di sostenibilità, basato sulla promozione di stili di vita attivi e un’alimentazione equilibrata”.

(Keystone)

L’esposizione di Milano vuole servire a elaborare strategie comuni per migliorare la qualità di vita di milioni di persone e preservare l’ambiente. Non tutti ne sono però convinti: la presenza di diverse industrie agroalimentari suscita scetticismo e critiche da parte di organizzazioni non governative e associazioni della società civile. 

“Che cosa ci fanno Coca Cola e McDonald all’Expo?”: una domanda che molti si sono posti in Italia, ma anche in altri paesi, già prima dell’apertura dell’esposizione universale. Per alcuni, la presenza di questi e altri colossi agroalimentari tra sponsor ed espositori è incomprensibile, tenendo conto della volontà dell’esposizione universale di promuovere un’alimentazione sana e corretta. Tanto più che l’Expo si svolge nel paese della “dieta mediterranea”. 

Expo 2015 

All’esposizione universale di Milano, il cui tema è “Nutrire il pianeta – Energia per la vita”, sono attesi oltre 20 milioni di persone tra il 1° maggio e il 31 ottobre 2015, di cui 2 milioni provenienti dalla Svizzera. Oltre 11 milioni di biglietti d’entrata sono già stati venduti. 

Paesi, organizzazioni e imprese partecipanti sono chiamati a presentare le loro competenze nei settori dell’agricoltura, della produzione agroalimentare e della ricerca scientifica e a proporre modelli di sviluppo sostenibile per assicurare a tutta l’umanità una nutrizione sana e sufficiente. 

In occasione dell’inaugurazione dell’esposizione, il 1° maggio, il movimento No Expo ha dato vita ad un manifestazione a Milano per protestare contro la partecipazione delle società transnazionali, le spese generate dal mega evento in un periodo di crisi e le condizioni di lavoro al sito dell’Expo. La manifestazione è sfociata in pesanti atti di violenza e vandalismo. 

Per altri, queste società transnazionali sono tra i maggiori responsabili dei problemi di un sistema alimentare mondiale che andrebbe radicalmente ridisegnato, come chiesto l’anno scorso dallo stesso relatore speciale delle Nazioni unite per il diritto al cibo. “Il sistema alimentare attuale è efficiente solo dal punto di vista della massimizzazione dei profitti delle industrie agroalimentari”: ha dichiarato Olivier De Schutter, per il quale l’eradicazione della fame nel mondo è un obiettivo raggiungibile, ma solo stravolgendo la logica del sistema attuale e garantendo l’accesso dei piccoli contadini alle risorse produttive e al mercato. 

La presenza dei colossi agroalimentari è stata difesa dagli organizzatori dell’Expo, secondo i quali l’esposizione deve coinvolgere tutti gli attori attivi nel settore dell’alimentazione e permetterà a società come Coca Cola, che serve 70 milioni di pasti al giorno, di esporre il proprio modello di sostenibilità. “Considero un valore che le multinazionali del cibo scelgano Expo come luogo di discussione”, ha dichiarato il premier italiano Matteo Renzi, per il quale l’evento deve essere per tutti “una grande occasione per riflettere su cosa significhi nutrire il pianeta e immaginare il futuro”. 

Sovranità alimentare 

“Il tema posto da Expo è un tema azzeccato e cruciale. Dobbiamo riconoscere che chi ha scelto questo tema, ha fatto la pensata giusta e al tempo giusto. Però non possiamo condividere il modello alimentare che si vuole rappresentare all’interno dell’Expo: è un modello sostanzialmente dominato dalle società transnazionali e da una certa visione del futuro agroalimentare che si basa su industria, chimica e biotecnologie”, afferma Giosuè De Salvo, portavoce dell’Expo dei Popoli, che ha indetto un forum internazionale tra il 3 e il 5 giugno a Milano per dare la parola agli “esclusi” dall’esposizione universale: piccoli contadini, allevatori e pescatori. 

Secondo i promotori di questa iniziativa – una cinquantina di organizzazioni non governative (ong) e associazioni della società civile – l’Expo 2015 dovrebbe segnare invece una svolta verso un nuovo modello di sviluppo agroalimentare, basato sulla produzione biologica e su un’agricoltura di piccola scala e famigliare. Ai loro occhi, si potrà assicurare un’alimentazione sana e sufficiente a tutta l’umanità solo ristabilendo la sovranità alimentare di produttori e consumatori. 

“Sovranità alimentare significa libertà di scelta. Oggi questa libertà viene negata da una serie di concentrazioni di potere che condizionano tutta la filiera agroalimentare, dal campo al piatto. Vi sono sette imprese multinazionali che controllano il mercato delle sementi, quattro imprese che commercializzano il 75% di cereali, cacao e caffè su scala mondiale e un numero ristretto di imprese che trasformano il cibo industriale e controllano la distribuzione organizzata nei nostri paesi”, sottolinea Giosuè De Salvo. 

Acqua potabile privatizzata 

Le critiche allo spazio accordato ai giganti agroalimentari non hanno risparmiato neppure il padiglione svizzero, che vuole sensibilizzare il pubblico sull’importanza di un consumo responsabile, offrendo ai visitatori acqua, sale, caffè e rondelle di mele, fino ad esaurimento delle scorte. Prodotti non destinati di per sé a suscitare contestazioni. Ha destato però reazioni negative da parte di politici e ong il progetto degli organizzatori di affidare alla Nestlé due delle quattro torri del padiglione svizzero, quella dell’acqua e quella del caffè. 

Un progetto denunciato, tra gli altri, da Jean Ziegler, relatore speciale dell’Onu per il diritto al cibo tra il 2000 e il 2008, per il quale Nestlé “è la più grande promotrice a livello mondiale della privatizzazione dell’acqua potabile”. Una risorsa che, secondo Ziegler, rappresenta invece un “bene pubblico” e un “diritto umano”. Per finire, gli organizzatori hanno deciso di offrire nel padiglione svizzero acqua potabile proveniente dalla falda freatica locale, al posto delle bottiglie della multinazionale svizzera, previste inizialmente. 

Emergenza alimentare 

Secondo i dati degli organismi dell’ONU che si occupano di alimentazione e agricoltura, ancora oggi oltre 800 milioni di persone soffrono la fame nel mondo e circa 1 miliardo non ha accesso all’acqua potabile. 

Ogni anno circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecati, ossia quattro volte la quantità necessaria a nutrire le persone denutrite nel mondo. 

Anche la sovrabbondanza è fonte di problemi alimentari a livello mondiale: circa 2 miliardi patiscono le conseguenze di un’alimentazione eccessiva e malsana. 

Ha sollevato opposizioni ancora più forti la presenza nel padiglione svizzero di Syngenta, principale sponsor della mostra presentata dalla città di Basilea, in cui dispone anche di un proprio spazio espositivo. Una coalizione di ong ha indetto una campagna di iniziative, tra cui un forum di due giorni organizzato a fine aprile, per denunciare la strategia agroalimentare della multinazionale svizzera. Syngenta, il più grande produttore mondiale di pesticidi, è accusata di rappresentare un’agricoltura “insostenibile”, che si basa su un alto impiego di energie fossili, agrochimica e ogm. 

Per Urs Walter, rappresentante dell’ong Pane per tutti, “la Svizzera invia un segnale sbagliato al mondo, facendosi rappresentare a Milano dall’industria agrochimica. Questa industria non è l’unico attore dell’alimentazione mondiale e promuove pratiche, come le monoculture, che compromettono la sicurezza alimentare di molti piccoli contadini nei paesi del Sud e impoveriscono l’ambiente". 

Visioni divergenti 

Critiche respinte dal direttore di Syngenta in Svizzera Christoph Mäder. “Syngenta si occupa già da molto tempo di trovare risposte alla domanda, come nutrire in modo sostenibile una popolazione mondiale in rapida crescita. Proprio perché vi sono visioni divergenti su questo tema, è importante proporre approcci e soluzioni diverse ad un vasto pubblico. Nell’ambito dell’Expo vogliamo dare il nostro contributo a questa discussione”. 

Un dibattito considerato fondamentale anche dai promotori del padiglione svizzero. “Il nostro compito è di mostrare la Svizzera in tutte le sue diversità. Non possiamo quindi presentare a Milano solo l’agricoltura biologica ed escludere l’industria agroalimentare, che costituisce una realtà importante del nostro paese”, ha dichiarato Nicolas Bideau, direttore di Presenza Svizzera.

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