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Distribuzione di viveri nel Sud Sudan, uno dei "punti caldi" della fame in cui opera il PAM (Keystone)

Distribuzione di viveri nel Sud Sudan, uno dei "punti caldi" della fame in cui opera il PAM

(Keystone)

Nutrire il pianeta: Expo Milano 2015 ripone di fronte all’attenzione mondiale il tema del cibo. E, soprattutto, di chi ne ha troppo poco: oltre 800 milioni di persone sono sottoalimentate nel mondo. Per l’ONU, l’Expo sarà una grande occasione per rilanciare la lotta internazionale contro la fame.

Ridurre di almeno la metà, tra il 1990 e il 2015, il numero di persone affamate nel mondo. È quanto si erano impegnati a fare gli Stati membri dell’ONU nel quadro degli Obbiettivi di sviluppo del Millennio. Questo obbiettivo, appare ormai chiaro, non potrà essere raggiunto entro la fine dell’anno prossimo. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), una persona su otto soffre tuttora la fame nel mondo. Per alcuni, dopo decenni di aiuti internazionali, la lotta contro la crisi alimentare è da considerare ormai persa. 

Expo Milano 2015

L’esposizione universale di Milano ha luogo dal 1° maggio al 31 ottobre 2015. 

Il tema di Expo 2015, “Nutrire il pianeta – Energia per la vita”, mira ad affrontare il problema della nutrizione per l’uomo, nel rispetto della Terra, da cui attinge le sue risorse. 

I paesi partecipanti sono chiamati a presentare le loro competenze nei settori dell’agricoltura, della produzione industriale, del commercio di prodotti alimentari e della ricerca scientifica, in modo da trovare dei modelli per assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione sana, sufficiente e sostenibile. 

All’esposizione universale sono attesi almeno 20 milioni di persone, di cui 5 milioni provenienti dall’estero.

“La lotta non è persa e non lo sarà mai, poiché non possiamo abbandonare milioni di persone alla fame”, dichiara Elisabeth Byrs, portavoce in Svizzera del Programma alimentare mondiale (PAM). “Inoltre, bisogna notare che in questi ultimi anni sono stati fatti notevoli progressi: il numero di persone sottoalimentate è sceso da 1 miliardo nel 1990 a 842 milioni nel 2012, mentre la popolazione mondiale è salita da 5 a 7 miliardi di persone nello stesso periodo”. 

“Entro il 2015, l’obbiettivo di dimezzare la fame sarà raggiunto probabilmente in quasi la metà degli 80 paesi più colpiti da crisi alimentari. È una lotta quindi che possiamo vincere, ma per fare questo è necessario mantenere una forte mobilitazione internazionale”, aggiunge Elisabeth Byrs. Il PAM e la FAO, che hanno la loro sede in Italia, puntano molto sull’Expo di Milano per rilanciare questa mobilitazione. L’ONU stessa è stata la prima organizzazione internazionale ad aderire all’esposizione universale.

Conflitti e catastrofi naturali

Se i progressi sono stati notevoli, gli ostacoli rimangono enormi. Innanzitutto le guerre. A livello mondiale sussistono una decina di “hunger hotspots” (punti caldi della fame) – come l’Afghanistan, la Somalia, il Sud Sudan o la Repubblica centroafricana – in cui i lunghi conflitti hanno completamente destabilizzato la rete di produzione agricola e di approvvigionamento alimentare.

“Nel Sud Sudan, ad esempio, vi sono 10 milioni di capi di bestiame che non possono raggiungere i pascoli e le fonti d’acqua. L’insicurezza e le violenze spingono le comunità rurali a fuggire e ad abbandonare coltivazioni e raccolti. Molti contadini non riescono nemmeno a seminare i campi e, per nutrirsi, sono costretti a mangiare le stesse sementi”, rileva Elisabeth Byrs. Nelle regioni in crisi il PAM distribuisce ogni anno circa 4 milioni di tonnellate di viveri a 90 milioni di persone. 

Altrettanto drammatico, da alcuni anni, l’aumento delle catastrofi naturali, dovuto, secondo gli esperti, ai cambiamenti climatici già in corso. “Alcune regioni del mondo sono sempre più toccate da siccità, altre da inondazioni. Siamo quindi sempre più impegnati in programmi detti di ‘resilienza’, volti ad aiutare le popolazioni locali ad affrontare gli choc climatici, a creare delle reti di sicurezza per non cadere nella fame quando manca un raccolto. Ad esempio, tramite sistemi di conservazione, d’irrigazione e di aumento della produttività”, aggiunge la portavoce del PAM.

Accesso alle risorse e ai mercati

Guerre e catastrofi naturali sarebbero però responsabili solo del 10% delle crisi alimentari. Il fenomeno della fame è generalmente legato alla ripartizione delle risorse in numerosi paesi, come pure a livello mondiale. E tocca, paradossalmente, soprattutto le popolazioni rurali: il 70% delle persone sottoalimentate sono piccoli contadini e il 10% allevatori.

“In base alle nostre esperienze, uno dei maggiori problemi riguarda l’accesso dei contadini alle risorse per la produzione agricola, terra, acqua, strumenti di lavoro. In molti paesi, la ripartizione dei terreni è iniqua e vi sono perfino milioni di contadini senza terra. L’accesso dei piccoli contadini alle risorse è spesso limitato da grandi coltivazioni di materie prime, come la gomma o il cacao, o di biocombustibili. Questo problema è aggravato dal crescente accaparramento di terreni nei paesi poveri da parte di investitori stranieri”, rileva Frank Eyhorn, esperto dell’organizzazione svizzera di cooperazione allo sviluppo Helvetas. 

La fame nel mondo

Secondo i dati degli organismi specializzati dell’ONU, 842 milioni di persone soffrivano la fame nel mondo nel 2012. Dal 1990 si è registrata così una riduzione del 17% delle persone sottoalimentate. 

La crisi alimentare colpisce 552 milioni di persone in Asia, 227 milioni in Africa, 47 milioni in America latina e 16 milioni nei paesi industrializzati. 

La fame rappresenta il maggior rischio per la salute a livello mondiale. È direttamente responsabile della morte di 7 – 8 milioni di persone all’anno. 

Inoltre, lo sviluppo fisico insufficiente, il deperimento e il deficit di micronutrienti – come vitamine e minerali – favoriscono l’insorgere di malattie e la mortalità di diversi altri milioni di persone.

“L’altro grande problema concerne l’accesso ai mercati. La sicurezza alimentare di molti piccoli contadini dipende dalla possibilità di vendere parte dei raccolti e a costituire delle riserve per i tempi difficili. Si vedono però confrontati con i bassi prezzi imposti sui mercati e con la concorrenza di prodotti agricoli sovvenzionati, provenienti dai paesi industrializzati. In Africa, ad esempio, il riso prodotto dai piccoli contadini non può competere con quello importato, sostenuto da sussidi agricoli”. Attiva in 33 paesi, Helvetas si impegna tra l’altro per fornire ai contadini gli strumenti necessari per vendere i loro prodotti nei mercati locali e tramite il commercio equo internazionale.

Sprechi alimentari

Secondo Eyhorn, i nuovi accordi conclusi nel dicembre scorso dall’Organizzazione mondiale del commercio non bastano a garantire la sovranità alimentare dei paesi più poveri, che rimangono esposti agli effetti delle politiche agricole praticate dai paesi industrializzati. L’altro grande problema che concerne tutta la comunità internazionale è quello degli sprechi alimentari. 

“In base ad uno studio della FAO, ogni anno sprechiamo circa un terzo del cibo prodotto a livello mondiale. Perdiamo così qualcosa come 1,3 miliardi di tonnellate annue. Quasi la metà viene persa nei paesi in via di sviluppo, soprattutto durante il raccolto e la conservazione. Il resto si spreca invece nei paesi industrializzati, in particolare nella fase della vendita e del consumo. Vi è quindi un grande lavoro da fare che potrebbe contribuire notevolmente a risolvere il problema della fame nel mondo”, sottolinea Elisabeth Byrs. 

Per la portavoce del PAM, l’Expo di Milano costituisce un’importante occasione per una sensibilizzazione globale su tutti questi aspetti dell’emergenza alimentare mondiale. “La crisi economica degli ultimi anni ha gravato sui mezzi finanziari messi a disposizione per lottare contro la fame nel mondo. È ora necessario un nuovo slancio, che permetta di implicare tutti e di giungere ad una migliore ripartizione delle risorse alimentari”.

swissinfo.ch



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