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Mondiali di calcio


La Svizzera esce a testa alta dai mondiali, ma con tante lacrime




La stampa svizzera tesse le lodi della nazionale rossocrociata, battuta negli ottavi di finale dall’Argentina al termine di una partita «eroica, crudele e straziante». La sconfitta di martedì segna anche la fine dell’era Hitzfeld. Un’era che i giornali tratteggiano in chiaroscuro.

Schweiz Argentinien ( AFP)

Triplice fischio finale, gli argentini possono tirare un sospiro di sollievo, agli svizzeri non restano che lacrime. 

( AFP)

«Due minuti o due centimetri. È quanto è mancato ieri alla squadra svizzera per inseguire il suo sogno di gloria fino ai rigori», riassume mercoledì Le Matin.

La delusione è naturalmente grande all’indomani della sconfitta - «terribilmente crudele», come titola L’Express – maturata a due minuti dalla fine dei supplementari. La stampa svizzera rende però omaggio ai giocatori elvetici, «caduti come degli eroi», scrive La Liberté.

«Sconfitta, ma straordinaria»

«Siamo fieri di voi. Avete lottato. Avete sofferto. Ci avete fatto sognare», titola dal canto suo il Blick in prima pagina, mentre per il Corriere del Ticino «più grande della prestazione offerta dai rossocrociati c’è soltanto il rimpianto».

«La squadra svizzera ha perso. Ma quant’è bella la sconfitta quando si combatte contro l’ineluttabile sino alla fine», cerca di relativizzare La Liberté, che dice grazie agli elvetici «per quegli ultimi secondi che hanno tenuto tutti col fiato in sospeso».

«Sconfitta, ma straordinaria, la nazionale», rincara La Regione. «Una Svizzera che più bella non si può, ma che dal mondiale è costretta a congedarsi, dopo aver sbattuto letteralmente contro un palo», il palo che allo scadere dei supplementari ha negato il gol del pareggio a Dzemaili.

La Neue Zürcher Zeitung loda dal canto suo questa squadra «imprevedibile sino alla fine». Una nazionale che sembrava praticamente al capolinea dopo il 5-2 rifilatogli dalla Francia, ma che ancora una volta è quasi riuscita a risorgere dalle ceneri come un’Araba fenice, andando a sbattere appunto contro un palo.

Una squadra che ha il futuro davanti a sé

Per Le Matin, «le lacrime non devono far dimenticare una cosa: al di là delle imperfezioni, questa squadra esce dai mondiali a testa molto alta». E sottolinea: «L’ultima volta che la Svizzera aveva perso un ottavo di finale di coppa del mondo, nel 2006 contro l’Ucraina, non aveva praticamente giocato e le lacrime segnavano la fine di un’epoca. Ieri a São Paulo è invece riuscita a far tremare l’Argentina». Ciò che lascia ben sperare per il futuro, anche perché questa squadra è molto giovane.

«Ottavi, anche stavolta, come nel 2006», gli fa eco La Regione. «Due mondi, però. Due partite che di uguale hanno solo l’esito finale. Pavidi e bolliti allora, consapevoli e gagliardi oggi. Una prova di forza, a prescindere dall’esito beffardo».

Per il Corriere del Ticino, «questa Svizzera ha confermato quel che le si chiedeva di confermare in Brasile, ovvero di essere di gran lunga la miglior nazionale che ha disputato, dal 2004 in poi, uno dei grandi tornei internazionali». E il giornale ticinese aggiunge: «Essere riuscita a far tremare l’Argentina che punta dichiaratamente al titolo mondiale sarà forse e finalmente valso alla nostra squadra qualche attenzione in più e qualche attestazione di stima, sinora riscosse in dosi omeopatiche e sopraffatte da luoghi comuni e scempiaggini come quelle che ci sono state proposte da parecchi siti online italiani».

Hitzfeld? Bilancio mitigato

Non tutti i giornali sono però unanimi nel tessere le lodi della nazionale elvetica. Per La Liberté, Gökhan Inler e i suoi compagni sognavano di scrivere la storia. «Sono invece solo riusciti ad aggiungere un capitolo a quella storia, crudele e pragmatica, secondo cui i piccoli, pur valorosi e tutto quello che volete, rimarranno sempre piccoli».

Per la Tribune de Genève e 24heures, è vero che martedì la Svizzera si è dimostrata valorosa. All’Argentina è però bastata un’azione, mentre i rossocrociati hanno buttato al vento almeno tre occasioni nette. «Questa differenza può sembrare minima. In realtà è enorme. E permette soprattutto di interrogarsi sul vero livello di questa nazionale nel momento in cui Ottmar Hitzfeld appende definitivamente al chiodo il suo abito di selezionatore».

Nel loro commento comune, i due giornali della Svizzera francese sottolineano che il tecnico tedesco – «il più caro della storia svizzera» - non ha fatto meglio di Roy Hodgson (1994) o di Köbi Kuhn (2006). E per quanto concerne i giocatori, «in Brasile hanno mostrato i loro limiti attuali». «Constatarlo non vuol dire insultarli. Resta ancora molto da fare per issarsi un giorno nei quarti di finale, laddove iniziano a farsi veramente sentire i brividi dei grandi tornei».

Anche il Tages-Anzeiger e il Bund tracciano un bilancio mitigato della gestione Hitzfeld. «Con lui, la Svizzera non è mai andato oltre gli obiettivi minimi. La squadra ha raramente dato vita a un gioco spettacolare. E anche l’ultima partita dei mondiali non resterà di certo impressa nelle memorie per lo spettacolo offerto, bensì per la battaglia che si è svolta sul campo, con una decisione caduta all’ultimo momento».

Spazio ora al nuovo allenatore Vladimir Petkovic. L’ex tecnico della Lazio – osserva L’Express – ha sicuramente un palmarès meno ricco di quello del suo predecessore, ma «predica un calcio più aperto. Forse ci si divertirà di più. Senza che per forza i risultati ne risentano». 

swissinfo.ch



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