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Mondo in crisi


Il Riarmo morale, un filo rosso nella storia svizzera


Di Frédéric Burnand, Ginevra


A Caux, nel 1960, il primo cancelliere della Repubblica federale di Germania Konrad Adenauer (a sinistra) incontra Frank Buchman, fondatore del Riarmo morale. (Initiatives of Change)

A Caux, nel 1960, il primo cancelliere della Repubblica federale di Germania Konrad Adenauer (a sinistra) incontra Frank Buchman, fondatore del Riarmo morale.

(Initiatives of Change)

La Fondazione Caux-Iniziative e cambiamenti (precedentemente Riarmo morale) festeggia i suoi 70 anni a Caux, un villaggio svizzero che sovrasta il Lago Lemano. Carrellata su un movimento internazionale, evangelico e anticomunista che ha marcato i conservatori svizzeri prima e durante la Guerra fredda, per poi aprirsi ad altre sensibilità.

È durante la prima metà del XX secolo, in un mondo occidentale in guerra e in crisi, che nella testa di un pastore evangelico americano è germinata l’idea di ciò che sarebbe diventato il movimento del Riarmo morale. Questo il primo luglio celebra i 70 anni di esistenza sulle alture di Montreux.

I primi aderenti svizzeri del Riarmo morale

Tra la trentina di personalità che aderiscono al Riarmo morale, lo storico Hans-Ulrich Jost menziona Henry Valloton, presidente del gruppo radicale in parlamento, Henry Guisan, generale dell’esercito svizzero durante la Seconda guerra mondiale, Max Huber, presidente del CICR, e ancora Gottlieb Duttweiler, fondatore della Migros. «Queste personalità si sono incontrate una prima volta a Interlaken, probabilmente nel dicembre 1938».

In seguito, ne entrano a far parte membri della Lega del Gottardo, come Theophil Spoerri o Philippe Mottu, collaboratore del consigliere federale Marcel Pilet-Golaz, nonché membro della Lega vodese e relatore del gruppo Esercito e focolare, principale strumento della Difesa spirituale della Svizzera durante la guerra.

Hans-Ulrich Jost aggiunge: «Sembra che il generale Guisan abbia fatto capo deliberatamente a dei membri del Riarmo morale per la sezione Esercito e focolare, ossia lo strumento di propaganda dell’esercito».

Grande ammiratore di Gonzague de Reynold e futuro pilastro in Svizzera del Riarmo morale, Philippe Mottu ha fatto visita a più riprese a Frank Buchman dopo la fine della guerra. Durante una riunione nell’aprile 1946, hanno deciso di acquistare un ex albergo a Caux, per installarvi uno dei quartieri generali del Riarmo morale.

Di origine svizzera, Frank Buchmann è allora persuaso di avere trovato la soluzione per guarire il mondo dai tormenti che lo affliggono. Coi suoi discepoli, il pastore crea negli anni 1930 il gruppo di Oxford, che darà poi nascita, in un primo tempo, agli Alcolisti anonimi.

Quest’uomo di convinzioni non vuole però fermarsi qui. Di fronte ai supposti vizi del capitalismo e ai progetti diabolici attribuiti ai comunisti atei, Frank Buckmann sostiene la necessità di un Riarmo morale. Nel 1938, questo appellativo designa ufficialmente il movimento lanciato dal gruppo di Oxford.

In un libro dedicato a questo movimento, lo storico americano Daniel Sack scrive: «Il Riarmo morale ha cercato di cambiare il mondo cambiando la natura umana, anche in campo politico ed economico. Lo ha fatto non attraverso la persuasione razionale e un argomentario logico, bensì con delle testimonianze personali [storytelling in inglese, ndr]».

Tentazione autoritaria

L’appello trova un’eco in tutta l’Europa e nel mondo. In Svizzera una trentina di personalità della destra liberale e conservatrice aderiscono al movimento.

Le posizioni politiche dei membri svizzeri del Riarmo morale riflettono i dibattiti che all’epoca agitano i partiti di destra elvetici. «Durante gli anni 1930 la crisi è totale: economica, politica e intellettuale – spiega lo storico Olivier Meuwly. L’ascensione dei fascismi e del comunismo spaventa molte persone. Una minoranza di radicali [allora il più importante partito di destra, maggioritario in seno al governo collegiale della Svizzera, ndr] mette in dubbio la democrazia parlamentare, chiedendosi nello stesso tempo se non si debba riformare il capitalismo. Da qui, per alcuni, la tentazione di una soluzione autoritaria alla Svizzera».

Durante la seconda metà degli anni 1930, questa opzione è rivendicata con un certo successo dal cattolicissimo e aristocratico Gonzague de Reynold, fervente sostenitore del portoghese Antonio de Oliveira Salazar, fondatore nel 1933 dell’Estado Novo, un regime autoritario, conservatore, cattolico e nazionalista, rovesciato nel 1974. «Salazar era un esempio per un fascismo elvetico soft», anche tra le file dei conservatori protestanti, rileva lo storico Hans-Ulrich Jost.

Per una parte della destra svizzera, si tratta di difendere la sovranità della Confederazione di fronte alla Germania nazista, tenuto conto del fatto che molti regimi autoritari d’Europa imprimono un nuovo ordine al continente. I tempi delle distruzioni e dei massacri non sono ancora arrivati.

Questa visione circola in diverse associazioni di destra, dei think tank ante litteram. «Mancano però le ricerche storiche per chiarire i legami tra le diverse associazioni di destra durante gli anni 1940 e 1950», precisa Jost.

Per Olivier Meuwly, membro del Partito liberale radicale, «queste associazioni fanno un po’ fantasticare certi storici di estrema sinistra, non tanto il Riarmo morale quanto piuttosto la Società del Mont-Pèlerin, considerato un complotto mondiale per instaurare il regno del denaro». Questo think tank ha svolto un ruolo importante nella promozione dell’economia neoliberale.

Fondata un anno dopo l’installazione del Riarmo morale a Caux, la Società del Mont-Pèlerin è vicina non solo da un punto di vista geografico, sostiene Hans-Ulrich Jost: «La Società del Mont-Pèlerin difendeva gli stessi valori del Riarmo morale, ma senza l’aspetto religioso. È stata fondata dall’economista Friedrich von Hayek [considerato il padre del neoliberismo, ndr] e dal suo collega Wilhelm Röpke, che nel 1942 ha lanciato nella Neue Zürcher Zeitung un appello morale per un rinnovamento della Svizzera centrato sull’individuo e la libertà economica e uno Stato ridotto ai minimi termini, senza una politica sociale».

Opporsi al comunismo

«Dopo la guerra, questa destra svizzera si ritrova anche nel Riarmo morale, una rete che ha avuto un certo impatto tra tutte queste associazioni che cercavano di avere influenza sulla politica e sull’esercito, facendo leva sulle élite», rileva Hans-Ulrich Jost.

Un ex responsabile del movimento in Svizzera dice in sostanza la stessa cosa: «Sono andato a Caux per la prima volta quando avevo 18-20 anni, all’inizio degli anni 1960. Da quel che ho capito, il messaggio dell’epoca era soprattutto di mobilitare i valori cristiani contro il comunismo. Gli sforzi erano rivolti soprattutto verso le élite dei paesi del terzo mondo, affinché non aderissero al comunismo al momento della loro indipendenza. Questo approccio però non mi interessava», ha raccontato Jean-Pierre Méan in un’intervista concessa nel 2010 all’Agenzia stampa protestante.

Nuova partenza con Cornelio Sommaruga

La ragione per cui Jean-Pierre Méan ha finalmente aderito alla Fondazione Caux negli anni 2000 è la svolta impressa da Cornelio Sommaruga, quando quest’ultimo ha preso in mano le redini della sede svizzera del Riarmo morale, dopo che dagli anni 1970 l’organizzazione aveva perso gran parte della sua aurea.

Personalità che gode di un grande credito in Svizzera e presso le organizzazioni internazionali ginevrine, Cornelio Sommaruga ha saputo come pochi incarnare la presidenza del Comitato internazionale della Croce Rossa, che ha rivestito tra il 1987 e il 1999.

Sotto la sua direzione, gli incontri di Caux si sono sbarazzati dell’appellativo diventato ingombrante di Riarmo morale, sostituendolo con quello di Iniziative e cambiamenti. Lo spirito originale voluto da Frank Buchmann è mantenuto, senza però i suoi orpelli più ideologici.

Ginevra internazionale

Membro del consiglio della Fondazione Caux-Iniziative e cambiamenti, Urs Ziswiler (che è pure presidente del Consiglio del pubblico di swissinfo.ch) conferma: «Da quando Cornelio Sommaruga è diventato presidente, la direzione è chiaramente cambiata. Anche in passato, però, il movimento ha fatto un lavoro interessante nell’ambito della mediazione [tra francesi e tedeschi, in favore della costruzione europea, ndr]. A Caux vi sono stati anche diversi incontri legati alla decolonizzazione, come nel caso dell’Algeria».

L’ex diplomatico svizzero indica di avere incontrato a Caux in via molto confidenziale il Dalaï Lama, nel periodo in cui Berna cercava di svolgere un ruolo di mediazione tra la Cina e il Tibet. Ziswiler aggiunge che l’istituzione resta ancora oggi uno dei luoghi di incontro e di mediazione per la Ginevra internazionale e la diplomazia svizzera.

Un’altra convinzione contraddistingue tuttora la Fondazione Caux: l’idea che un individuo è capace di cambiare e di cambiare la sua comunità con la condivisione di esperienze di vita. Anche se l’impatto è modesto. «Non cambieremo il mondo. Cerchiamo però di farlo evolvere passo dopo passo», afferma Barbara Hintermann, segretaria generale della Fondazione.


Traduzione di Daniele Mariani

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