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Municipali francesi Una sconfitta «storica» per Hollande e il PS

Marine Le Pen ha il sorriso dopo il secondo turno delle municipali di domenica

(AFP)

I giornali elvetici danno ampio spazio lunedì alla disfatta della sinistra francese alle elezioni municipali della vigilia. Il successo del Fronte Nazionale è letto dagli editorialisti come un sintomo della profonda crisi attraversata attualmente dalla Francia.

«Un cambiamento d’ora e un cambiamento d’era nello stesso fine settimana»: inizia così l’articolo che lunedì L’Express dedica alle elezioni municipali francesi. Il ballottaggio ha confermato i timori della sinistra e i risultati del primo turno. «Molti esecutivi locali – prosegue il giornale neocastellano – non hanno resistito all’ondata di scontento che suscitano il governo e il presidente della Repubblica».

Stando agli ultimi dati, il Fronte nazionale ha conquistato una decina di località con più di 10'000 abitanti. Il grande vincitore è però soprattutto l’UMP, che ha strappato oltre 155 città alla sinistra.

«Il tracollo della ‘gauche’», come titola La Regione Ticino, era nell’aria: al ballottaggio, la sinistra «non è minimamente riuscita a mobilitare il proprio elettorato per alleviare l’umiliante ‘débâcle’ del primo turno; in quel pugno di giorni intercorsi fra un appuntamento e l’altro l’imbarazzato o rassegnato silenzio del Capo dello Stato non ha fatto che appesantire il clima attorno al centro-sinistra».

L’ondata «blu Marina»

Una ‘débâcle’ su cui plana soprattutto l’ombra dell’estrema destra. Certo, il Fronte Nazionale resta un partito di protesta con una forza d’attrazione limitata, rileva la Neue Zürcher Zeitung. «Nelle città conquistate in passato, i frontisti si sono rapidamente discreditati. E in città come Fréjus e Béziers i francesi potranno – lo speriamo –constatare velocemente quanto siano privi di idee e di competenze», sottolinea il giornale zurighese.

Tuttavia, il «fenomeno non può più essere considerato con un’aria di sufficienza», scrive il Corriere del Ticino.

«Perché mai come in questa occasione elettorale il blu Marina di Madame Le Pen dimostra di continuare a tingere le vene della Francia, con caratteristiche che hanno fatto dire ieri alla stessa protagonista: ‘Da oggi siamo il terzo grande partito del paese’», prosegue il giornale ticinese.

Oltre ai meriti di Marine Le Pen, che ha saputo trasformare «il partito di estrema destra di suo padre in una formazione populista interclassista in grado di attirare elettorati di estrazione diversa», come annota il Corriere del Ticino, la progressione del Fronte Nazionale va imputata anche agli «inizi laboriosi e politicamente illeggibili di François Hollande» e all’«encefalogramma economicamente desolante» della Francia, sottolinea La Liberté.

«Su questo terriccio essiccato, soprattutto là dove crescono disoccupazione e insicurezza, l’ondata «blu Marina» è riuscita ad attecchire, in modo modesto, ma profondo», aggiunge il giornale di Friburgo.

Per l’Aargauer Zeitung e la Berner Zeitung, «la marcia in avanti dei ‘frontisti’ non è solo un sintomo dell’andatura granchiesca dell’economia francese coi suoi oltre tre milioni di disoccupati. Manifesta sempre di più anche una crisi politica: la nuova ‘terza forza’ nel paese manda a monte il sistema bipartitico della Quinta Repubblica. Una crisi di Stato non è più così lontana».

Un segnale per l’Europa e per la Svizzera

I risultati del secondo turno delle municipali francesi vanno letti anche in un’ottica più ampia e sono «un indubbio segnale per l’Europa», commenta il Corriere del Ticino. «Un ‘j’accuse’ contro le politiche di Bruxelles nonché una mobilitazione tale da intendere riunire sotto uno stesso tetto tutti i nemici dell’euro, dei processi di globalizzazione e delle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea. Un messaggio e una sfida che i partiti tradizionali sono chiamati a raccogliere e controbattere, non senza timore».

Anche la Svizzera «ha motivi per guardare con preoccupazione a quanto accade al grande vicino», scrivono dal canto loro l’Aargauer Zeitung e la Berner Zeitung. «Con la minaccia Le Pen sul collo, il governo di Parigi irrigidirà le sue posizioni verso l’esterno. Per temi come il segreto bancario, la libera circolazione delle persone o le imposte sulle successioni, Berna deve attendersi a tempi difficili con la Francia».

Rimpasto ministeriale e cambio di linea politica?

«Hollande deve ora agire. Ma può farlo veramente?», si interrogano il Tages-Anzeiger e il Bund in un commento comune. «L’opzione più semplice sarebbe un rimpasto ministeriale. Hollande non apprezza però particolarmente questa strada. È considerato un fedele in politica. E il suo scialbo primo ministro Jean-Marc Ayrault è un amico leale. Ma dovrà sacrificarlo». Il ministro degli interni Manuel Valls – «un uomo dalle tendenze autoritarie e che gode di una popolarità accettabile» – è in testa alla hit parade dei possibili successori, annotano i due quotidiani.

Valls, Fabius o Aubry? Per La Regione Ticino, qualunque sia la scelta di Hollande, il rischio è di «lacerare un partito socialista (e un più generale schieramento di sinistra) diviso fra due anime, la socialdemocratica e la radicale».

Più che sul nome del nuovo primo ministro, Hollande dovrà interrogarsi sulla linea politica da seguire. «Ancora più moderata nel rispetto dell’austerità europea, o più spinta verso quella sensibilità sociale che ora sembra appannaggio dei suoi avversari di destra? Hollande non è uomo favorevole agli “strappi”, è più portato a una paziente continuità, ai calcoli sul lungo periodo. Così conquistò prima il partito e poi l’Eliseo. Eppure questa volta ha bisogno di trasmettere un segnale forte, per dare concretezza al nuovo patto sociale che aveva tentato di varare alla vigilia del voto. Fra meno di due mesi ci sono le europee. L’amaro viatico di ieri promette altre delusioni», pronostica La Regione.

Per Tages-Anzeiger e Bund, François Hollande non può fare marcia indietro sul suo «patto di responsabilità» presentato all’inizio dell’anno e che prevede 50 miliardi di sgravi fiscali per le aziende francesi. «Al massimo potrebbe abbellire questo patto con un po’ di giustizia sociale, al fine di calmare i suoi elettori socialisti. Il denaro però manca e i deficit da tempo sono fuori controllo».

La sola speranza per il presidente francese è una schiarita economica, annotano i due quotidiani. «Presto o tardi l’economia dovrà ricominciare a crescere, a creare impieghi e a spazzar via la grande depressione che attanaglia il paese. Presto o tardi, le sue riforme coraggiose porteranno i loro frutti. Ma se tutto ciò non accade velocemente, allora sarà ‘cotto’ e non avrà nessuna chance di essere rieletto nel 2017».

swissinfo.ch

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