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Neoelette nel parlamento svizzero Johanna Gapany: "Non progrediamo in fretta, ma bene"

Johanna Gapany seduta su una poltrona nella Sala dei passi perduti del Palazzo federale a Berna.

"Vivi e lascia vivere": è la filosofia di Johanna Gapany, secondo la quale il ruolo dello Stato è quello di "mettere a disposizione di ogni cittadino i mezzi per essere indipendente e libero nelle proprie scelte" 

(Thomas Kern/swissinfo.ch)

Johanna Gapany è la più giovane parlamentare della Camera dei Cantoni svizzera. Dopo il primo mese di mandato, è chiaro che la politica della trentunenne non si discosta dalla linea classica del suo partito, ossia quella liberale radicale.

Dalle elezioni federali dello scorso ottobre è uscito il parlamento più femminile della storia svizzera. Anche se la parità non è ancora raggiunta, le deputate occupano ormai il 42% dei seggi nel Consiglio nazionale, la Camera del popolo. Per rendere conto di questo evento, swissinfo.ch propone il ritratto di otto neoelette di altrettanti partiti.

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Lo scorso novembre, la liberale radicale friburghese è stata eletta al Consiglio degli Stati (Camera alta del parlamento) con un vantaggio di soli 138 voti (su 76'441 voti espressi). Johanna GapanyLink esterno è la prima donna a rappresentare Friburgo alla Camera dei Cantoni.

La sua elezione è stata una sorpresa. Il quotidiano ginevrino Le TempsLink esterno, che nel febbraio 2019 aveva tracciato un profilo lusinghiero della candidata, era stato meno lusinghiero riguardo alle sue probabilità di successo, che aveva qualificato di "minime"; in un cantone con una tradizione democristiana e con un candidato socialista che è un peso massimo, al giornale, il tentativo della giovane liberale radicale di conquistare uno dei due seggi friburghesi al Consiglio degli Stati sembrava una "missione impossibile".

Anche la stessa Gapany, pur avendo sempre affrontato la sua campagna "molto seriamente", si era mostrata cauta sulle sue possibilità di successo. La sfidante aveva in seguito spiegato che tali dubbi erano "normali", considerato il contesto.

Ma i fatti hanno dimostrato che non era impossibile, anche se il risultato era serrato. Così, qualche mese dopo è indaffarata con la politica federale a Berna, che è "più movimentata", ma non molto diversa da quella cantonale. La neoeletta dice di essere rimasta colpita dalla quantità di posta che riceve ogni giorno e dal numero di eventi a cui è invitata.

"La mia esperienza a Friburgo è stata una buona preparazione", dice. Gapany era attiva nella politica regionale da oltre un decennio – anche come membro del municipio di Bulle – e afferma che le procedure nei parlamenti cantonali e in quello federale sono simili.

Ciò che l'ha più colpita sono il "rispetto" e la "calma" che regnano nel Consiglio degli Stati: Tutti si ascoltano a vicenda, indipendentemente dall'età e dall'appartenenza partitica. I dibattiti sono sempre costruttivi. "È un'atmosfera molto piacevole in cui lavorare".

L'individuo al centro

Circa il significato del suo nuovo titolo, "consigliera agli Stati", Gapany afferma: "La politica non è una carriera e un titolo non è un obiettivo. È un mezzo per fare qualcosa".

E questo "qualcosa" che vuole realizzare, sebbene durante la campagna elettorale abbia giocato la carta dell'appartenenza alla giovane generazione, è molto più strettamente legato alla classica politica liberale che alle idee giovanili di ristrutturazione del sistema.

Lei vede la politica, e soprattutto la società, in gran parte nell'ottica del "vivi e lascia vivere", con il compito fondamentale dello Stato di "mettere a disposizione di ogni cittadino i mezzi per essere indipendente e libero nelle proprie scelte".

"Quando dispongono delle condizioni per agire liberamente, gli esseri umani fanno cose incredibili", afferma. Ma gli esseri umani hanno anche bisogno di un quadro in cui agire. Questo può essere ampio e libero o piccolo e restrittivo, prosegue. E protendendo le braccia al massimo possibile, precisa: "Io sono per questo".

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((smartvote.ch / sotomo.ch))

Questa filosofia – ossia la convinzione che l'individuo e la scelta individuale siano centrali – è qualcosa, ad esempio, che separa il suo partito (PLR, destra liberale) dall'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice).

Questo divide Johanna Gapany anche da altre giovani parlamentari federali molto profilate, che si battono per la parità – tra i sessi e le classi – da un punto di vista fortemente di sinistra; per esempio, la deputata socialista Tamara Funiciello o la senatrice verde Lisa Mazzone.

Ma chiaramente – ed è strano doverlo dire –"si può essere sia donna che di destra", ha dichiarato Johanna Gapany in un'intervista in novembre, e si può essere sia di destra che impegnati per l'uguaglianza; semplicemente, lei vuole raggiungere l'uguaglianza in un modo diverso, essendo meno interventista e fautrice della responsabilizzazione individuale.

Concretamente, questo potrebbe significare ridefinire l'immagine tradizionale della "famiglia", per includervi le varie forme (coppie omosessuali, genitori single, ecc.) che sono emerse negli ultimi anni, spiega. Potrebbe anche significare passare all'imposizione individuale generalizzata, piuttosto che orientarsi verso regimi fiscali speciali per le coppie sposate o le famiglie.

Progressi lenti

Visto dall'esterno, questo atteggiamento liberale potrebbe sembrare un po' in contrasto con l'immagine della Svizzera come Paese piuttosto stabile, conservatore e prudente.

Potrebbe anche sembrare leggermente in contrasto con l'orientamento della politica svizzera degli ultimi anni: l'ascesa dell'UDC, per esempio, o la recente "onda verde", che hanno fatto sì che i liberali radicali – il più vecchio partito politico svizzero – abbiano perso terreno.

Questo non preoccupa Gapany, che proviene da una famiglia di tradizione liberale e che spiega così il "paradosso" elvetico: "Da un lato siamo molto prudenti, dall'altro siamo molto innovativi", dice. "Siamo fortunati a vivere in un Paese dove disponiamo di un certo livello di ricchezza e di comfort, creati nel tempo; ma abbiamo sempre paura di perderli".

Pensa che l'ago della bilancia si sia spostato troppo verso la paura e la stabilità? Anche di fronte a questa domanda, Johanna Gapany fa la distinzione tra cittadino e Stato. "A livello individuale, penso che potremmo essere più audaci", dice. "Oggi forse tendiamo troppo verso il conformismo".

A livello statale, tuttavia, la stabilità del sistema politico, secondo lei, è fondamentale. Essa rende il Paese affidabile, sicuro e un buon posto per fare affari. Inoltre, porta a un maggior progresso a lungo termine: il sistema democratico, che dà voce a tutti i gruppi interessati, richiede tempo per andare avanti, ma una volta che lo fa, non torna indietro, a differenza di altri Paesi con sistemi di governo più volatili. "Non si può dire che progrediamo in fretta, ma progrediamo bene".

Il cantone nel cuore

Anche se ora fa politica a Berna, la neosenatrice vuole chiaramente rimanere ancorata alla sua regione. Le parole "Friburgo", "Gruyères" e "Bulle" corrono in continuazione durante la nostra conversazione, parte della quale si svolge sul treno regionale che da Berna porta verso la Svizzera occidentale. Un tragitto ormai abituale per Gapany.

"I consiglieri agli Stati sono a Berna per rappresentare i loro cantoni", ricorda, parlando in tedesco con accento francese. Da quando è diventata senatrice, sta lavorando sul tedesco, ci confida, mentre attraversiamo la barriera linguistica virtuale della Svizzera vicino a Friburgo.

La neoeletta ha già quattro mandati extra-politici, tra cui la presidenza dell'associazione Impianti di risalita delle Alpi friburghesi. E quando si tratta di scegliere a quali eventi partecipare, "Friburgo ha la priorità". Ma questo vale quasi per tutto. In fatto di giornali, per esempio, legge quelli regionali.

Anche nel tempo libero, nonostante qualche pernottamento a Berna, quando il lavoro di commissione parlamentare è particolarmente intenso, i suoi passatempi preferiti rimangono le escursioni a piedi e lo sci sulle colline intorno a Gruyères.

Si tratta di un atteggiamento politico o di una vera e propria passione? Probabilmente un po' di entrambi.

Ma quando si parla delle questioni su cui vuole concentrarsi nei prossimi anni al Consiglio degli Stati, le sue priorità non si differenziano molto dalle grandi preoccupazioni della popolazione di tutto il Paese: "stabilizzare" i costi dell'assicurazione sanitaria e fare in modo che il sistema pensionistico sia salvaguardato per le prossime generazioni, compresa la sua.

>> (Ri)scoprite gli altri ritratti della nostra serie di neoelette:

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(Traduzione dall'inglese: Sonia Fenazzi)

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