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Neonati abbandonati in Svizzera


Monta la polemica, ma le baby-finestre aumentano




In bene o in male, tutti ne parlano e tutti conoscono le "baby-finestre" in Svizzera. Pochi sanno invece della possibilità di partorire nella massima discrezione. (Keystone)

In bene o in male, tutti ne parlano e tutti conoscono le "baby-finestre" in Svizzera. Pochi sanno invece della possibilità di partorire nella massima discrezione.

(Keystone)

L’improvvisa espansione di “sportelli” per neonati abbandonati in Svizzera rilancia la controversia. Ma mentre tutti parlano della versione contemporanea della ruota degli esposti, pochi conoscono l’alternativa del parto confidenziale. Una senatrice chiede al governo di colmare le lacune informative.

Si situano in una zona d’ombra giuridica e sollevano critiche di ordine etico, medico e sociale. Eppure in questo momento in Svizzera alle cosiddette baby-finestre sembrano essere spuntate le ali.

Fino alla fine di giugno del 2012 in tutta la Confederazione esisteva una sola “culla per la vita”: quella inaugurata nel maggio 2001 all’ospedale di Einsiedeln, nel cantone di Svitto, su iniziativa dell’Aiuto svizzero per madre e bambino (ASMB), una fondazione che lotta contro l’aborto e che offre consulenza e aiuto a donne e famiglie in difficoltà a causa di una gravidanza o della nascita di un figlio.

Baby-finestre

Le baby-finestre sono allestite in ospedali in collaborazione con l’Aiuto svizzero per madre e bambino (ASMB), che si assume tutti i costi, compresi quelli per il bebè fino alla sua adozione.

La finestra si apre dall’esterno. La mamma adagia il bebè nella culla riscaldata che si trova all’interno e prende una “lettera per la madre”. Richiude la finestra e si allontana indisturbata. Nel frattempo è scattato l’allarme e dopo circa tre minuti il piccolo è preso in consegna dal personale sanitario. Dopo qualche giorno è dato in affidamento. In seguito sarà dato in adozione. La madre e il padre biologici hanno diritto di riavere il figlio fino al momento in cui l’adozione diventa effettiva, ossia al minimo un anno di tempo.

Nella lettera, alla madre sono offerti consulenza gratuita, compresa quella medica, a cui le si consiglia di ricorrere, e sostegno finanziario. Le sono fornite tutte le indicazioni per mettersi in contatto con l’ospedale in questione, l’ASMB o l’autorità tutoria ed è informata dei suoi diritti.

Dal 13 maggio 2001, quando è stata allestita, nella baby-finestra a Einsiedeln sono stati lasciati 8 bebè. Solo in un caso la madre ha ripreso il figlio. In totale, le madri di 5 bimbi hanno fatto sapere le proprie generalità all’autorità tutoria o all’ASMB.

Finora nelle baby-finestre di Davos, Olten e Berna non è stato lasciato alcun neonato.

Nell’ultimo anno e mezzo ne sono state istituite altre tre, a Davos, Olten e Berna. Prossimamente ne sorgeranno almeno altre tre: in Ticino, Vallese e Zurigo. E in altri cantoni sono pendenti atti parlamentari che le sollecitano.

Ciò indica che “c’è chiaramente un bisogno”, ha affermato in dicembre in parlamento la ministra di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, rispondendo a un’interpellanza della senatrice Liliane Maury Pasquier. “Ma è anche chiaro che, con la baby-finestra, moltissimi problemi restano irrisolti”, ha puntualizzato la ministra socialista.

La corda dell’emozionalità

“C’è una forte emotività, priva di razionalità, che spinge ad adottare questi dispositivi con la preoccupazione di salvare dei neonati”, ci dice Liliane Maury Pasquier.

In Svizzera infanticidi e abbandoni di neonati in luoghi pubblici sono rari, ma ogni singolo episodio scuote la collettività. Casi di questo tipo sono stati all’origine delle richieste di creare finestre per bebè. Politici o responsabili medico-sanitari si sono rivolti all’ASMB, ci conferma il suo presidente Dominik Müggler.

Tra questi rientra anche la prima baby-finestra della Svizzera latina, la cui inaugurazione è prevista alla fine di marzo 2014 all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona. Si è però trattato di una decisione attentamente ponderata, ci assicura il suo direttore Sandro Foiada. È stata effettuata una valutazione razionale che ha comportato incontri con Dominik Müggler e con i gestori delle baby-finestre esistenti, nonché una discussione che ha coinvolto anche le competenti autorità mediche, amministrative e politiche.

Calcolata una rete efficiente

L’ASMB ha calcolato che in Svizzera occorrerebbero dalle 8 alle 10 baby-finestre, distribuite nelle diverse regioni. La fondazione non finanzia quelle che non ritiene necessarie, ha spiegato a swissinfo.ch il presidente Dominik Müggler.

Per esempio sono pendenti atti parlamentari per allestirne una a Basilea Campagna, ma se fosse presa una decisione in tal senso l’ASMB non la finanzierà perché giudica che quella di Olten, nel canton Soletta, è facilmente raggiungibile da Basilea Campagna. Così come considera superflua una seconda baby-finestra in discussione a Berna. In simili casi spetterebbe quindi allo Stato farsi carico dei costi.

Madri abbandonate a sé stesse

Sandro Foiada è conscio dei problemi che restano irrisolti con la finestra per bebè, ma ritiene che “occorra essere pragmatici e non chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Gli abbandoni di neonati purtroppo esistono e se questa finestra permettesse di salvarne anche solo uno, varrebbe la pena averla”.

Fortemente contraria a questo dispositivo è invece Salute sessuale Svizzera. L’organizzazione che in particolare promuove la pianificazione familiare e l’educazione sessuale lo scorso luglio ha inviato una lettera a tutti i direttori della sanità pubblica e i parlamenti cantonali esortandoli a “(ri)esaminare in modo critico la creazione di tale offerta”.

“È fondamentale, per lei stessa ma anche per il bebè, che la madre abbia accesso a tutte le prestazioni sanitarie, prima, durante e dopo il parto. Le si devono garantire condizioni di base in cui possa essere seguita e sostenuta dal punto di vista medico, psicologico e sociale. Con uno sportello per neonati ciò manca completamente”, motiva Mirta Zurini, consulente indipendente dell’organizzazione.

Informazione troppo discreta… sul parto confidenziale

Tutto questo viene invece offerto con il cosiddetto parto “confidenziale” o “discreto”, che, grazie a una serie di misure, consente alla donna di essere seguita da un’équipe professionista durante la gravidanza e di partorire in ospedale senza il rischio che terzi lo vengano a sapere. La madre riceve anche consulenza sulle possibilità e i diritti per poi dare il figlio in adozione.

Il problema è che “la maggior parte della popolazione non sa che esiste il parto confidenziale e dunque non vede un’alternativa alle finestre per bebè”, ci spiega Liliane Maury Pasquier, che in parlamento ha già lanciato un appello affinché si faccia informazione su questa possibilità.

La senatrice socialista ginevrina ora domanda in un postulato che il governo federale presenti un quadro completo della situazione sulle baby-finestre e le altre misure di sostegno alle donne in difficoltà e che, se necessario, agisca, di concerto con i cantoni e gli enti interessati. “Spero che questo permetta di tematizzare il parto confidenziale e dunque di diffondere l’informazione a tutta la popolazione”.

Si apre uno spiraglio al parto anonimo

Il parto discreto fa peraltro l’unanimità. “Siamo pienamente d’accordo che si debba assolutamente intensificare l’informazione sulla possibilità di partorire in modo confidenziale”, dichiara la direttrice di Salute sessuale Svizzera, Anita Cotting. Sulla stessa lunghezza d’onda è Dominik Müggler: “Abbiamo sempre detto chiaramente che siamo favorevoli a tutte le opzioni che rendono più facile il parto. Siamo favorevoli sia al parto confidenziale, sia a quello anonimo”, sottolinea il presidente dell’ASMB.

Diversamente dal parto confidenziale, in cui le generalità della madre sono note alle autorità competenti e il figlio una volta adulto può chiedere di conoscerle, il parto anonimo in Svizzera si è finora scontrato con i difensori del diritto di ogni individuo di conoscere le proprie origini biologiche.

Tuttavia, rispondendo all’interpellanza di Maury Pasquier, il governo elvetico ha affermato esplicitamente che andrebbe “vagliata l’opportunità di creare anche la possibilità di partorire mantenendo l’anonimato”. Un’opzione che Salute sessuale Svizzera sarebbe “disposta ad accettare, a condizione che la donna sia accompagnata correttamente a livello medico e psico-sociale”, precisa Anita Cotting.

In ogni caso ciò necessiterebbe le relative basi giuridiche, ha ricordato in parlamento Simonetta Sommaruga. Dunque la legalizzazione del parto anonimo in Svizzera non è certamente per domani.

swissinfo.ch



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