sabato 21.11.2009
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Crisi libica: è mistero sulla sorte degli ostaggi

Col pretesto di un controllo medico, i due ostaggi svizzeri trattenuti a Tripoli sono stati convocati una settimana fa dalle autorità libiche che li hanno portati in un «posto sicuro». Una misura «inaccettabile» per il Dipartimento degli affari esteri svizzero.

La Confederazione è stata informata soltanto ieri – attraverso una nota diplomatica – del fermo dei due uomini d'affari. Gheddafi ha spiegato che la misura è stata presa per timore che la Svizzera procedesse a un'operazione di liberazione.

Si tratta di un'operazione «inaccettabile», ha dichiarato il Dipartimento federale degli affari esteri, precisando che i diplomatici svizzeri hanno già chiesto un incontro con una delegazione libica. «La liberazione dei due ostaggi resta una priorità» nei negoziati con la Libia e la «condizione per una normalizzazione delle relazioni tra Berna e Tripoli», ha precisato il Dipartimento federale degli affari esteri.

Da notare che mercoledì sera, durante un incontro con il leader libico Muanmar Gheddafi a margine dell'Assemblea generale dell'ONU, il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz aveva insistito affinché i due uomini d'affari svizzeri fossero liberati al più presto.

L'incontro – l'unico avvenuto direttamente con il colonnello Gheddafi dall'inizio della crisi – è un «piccolo passo in un cammino difficile» ha dichiarato il ministro della difesa Ueli Maurer sulle onde di Radio 1. Secondo lui, gli ostaggi trattenuti in Libia non rientreranno prima della fine dell'anno. Dal canto suo, invece, la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha rifiutato di fare qualsiasi pronostico su una data di rientro dei due ostaggi.

I due manager elvetici sono trattenuti in Libia da oltre un anno come ritorsione all'arresto del figlio di Gheddafi, Hannibal, e della nuora Aline, avvenuto il 15 luglio 2008 a Ginevra su denuncia di due domestici maghrebini, che accusavano la coppia libica di maltrattamenti.

swissinfo.ch e agenzie


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