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Il consigliere nazionale Marco Romano

KEYSTONE/GAETAN BALLY

(sda-ats)

L'attuale procedura di rilascio di permessi di entrata in Svizzera per i predicatori musulmani wahabiti-salafiti, ritenuti fondamentalisti, contempla sufficienti verifiche di sicurezza.

Lo afferma il Consiglio federale rispondendo a un'interpellanza del consigliere nazionale ticinese Marco Romano (PPD).

Nell'atto parlamentare presentato lo scorso giugno, Romano sottolineava come vi siano prove documentate che fin dal 2010 "alcune moschee e centri culturali islamici in Svizzera hanno invitato, e continuano a farlo, predicatori wahabiti-salafiti provenienti dal Kuwait, dall'Arabia Saudita, dal Kosovo, dalla Macedonia, dall'Albania e dal Qatar".

Si tratta di soggetti conosciuti a livello internazionale "per il loro estremismo", che nei sermoni esprimono "una visione radicale dell'islam, quindi fondamentalista, che profetizza odio, violenza, minaccia e intolleranza", sottolineava il deputato ticinese, chiedendo delucidazioni al governo in merito al rilascio di permessi di entrata in Svizzera per queste persone.

Nella risposta pubblicata oggi, l'esecutivo indica che "l'attività di consulenza religiosa" è considerata "un'attività lucrativa" ed è quindi "sottoposta ad autorizzazione dal primo giorno in cui la persona che la esercita è impiegata da un datore di lavoro in Svizzera".

Il governo precisa che "la persona e la comunità religiosa devono rispettare le regole del diritto svizzero", devono adeguarsi "alle disposizioni costituzionali e legali in vigore" e "disporre di conoscenze della lingua nazionale parlata sul luogo di lavoro equivalenti al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue".

Tutte le domande per un permesso sono verificate presso il Servizio delle attività informative della Confederazione, che può se fosse il caso allertare le autorità competenti. Il rilascio del permesso è di competenza dei Cantoni ed è subordinato all'approvazione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), precisa il governo. Oltre alle condizioni di soggiorno, sono esaminate anche quelle relative all'entrata.

In ogni caso - prosegue l'esecutivo - se vi sono indizi del fatto che la persona "potrebbe mettere in pericolo la sicurezza e l'ordine pubblici della Svizzera" si procede a "un controllo di sicurezza approfondito che coinvolge le autorità responsabili". Finora la SEM "non è a conoscenza di casi di imam oggetto di un divieto di soggiorno all'estero che hanno ottenuto un permesso di soggiorno e di lavoro in Svizzera".

Infine, in caso di non rispetto della legge, di violazioni o di segnali di pericolo l'autorità competente può revocare un permesso di entrata.

sda-ats

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