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Votazione del 14 giugno


Gli svizzeri respingono l'imposta sulle successioni dei milionari




In Svizzera circa il 2% dei contribuenti possiede un patrimonio superiore a 2 milioni di franchi. (Keystone)

In Svizzera circa il 2% dei contribuenti possiede un patrimonio superiore a 2 milioni di franchi.

(Keystone)

La proposta d'introdurre una nuova imposta federale sulle successioni di oltre 2 milioni di franchi è stata bocciata da oltre il 70% dei votanti. Il progetto della sinistra e dei sindacati, che mirava a frenare la crescente concentrazione della ricchezza in Svizzera, era stato combattuto con veemenza dai partiti borghesi e dagli ambienti economici.

Massiccio no all’iniziativa “Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS”, che proponeva di sostituire le attuali imposte cantonali sulle eredità e le donazioni con una nuova imposta federale che avrebbe colpito soltanto i beneficiari di importi superiori a 2 milioni di franchi. In base a dati ancora non completi, il testo è stato affossato dal 71% dei votanti e da tutti i Cantoni.

Imposta federale sulle successioni

Sostenuta dal Partito socialista, dal Partito ecologista, dal Partito evangelico e dai maggiori sindacati, l’iniziativa “Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS” proponeva di trasferire dai Cantoni alla Confederazione il diritto di riscuotere un’imposta sulle successioni e le donazioni. 

In base al sistema attuale tutti i Cantoni, tranne Svitto, applicano un’imposta sulle successioni. Ogni Cantone dispone di proprie regolamentazioni per quanto riguarda le aliquote di tassazione e le persone assoggettate. 

La nuova imposta federale sarebbe stata percepita solo sulle quote di successioni e donazioni che superano 2 milioni di franchi, applicando un’aliquota del 20%. L’iniziativa prevedeva una riduzione dell’aliquota per coloro che ereditano imprese o aziende agricole e ne proseguono l’attività per almeno 10 anni. 

Secondo i promotori dell’iniziativa, la nuova imposta federale sulle successioni e le donazioni avrebbe rappresentato uno strumento equo e efficace per lottare contro la crescente concentrazione della ricchezza in Svizzera: in base ai dati dell’Amministrazione federale delle imposte, oggi l’1% dei contribuenti più facoltosi possiede il 40% del patrimonio netto nazionale, mentre nel 1990 questa quota si situava al livello del 30%. 

L’iniziativa mirava nel contempo a garantire, nei prossimi decenni, il finanziamento dell’assicurazione statale per la vecchiaia e i superstiti (AVS), minacciato dal crescente invecchiamento della popolazione. Secondo le stime della sinistra e dei sindacati, la nuova imposta federale avrebbe fruttato circa 3 miliardi di franchi. Di questi, 2 miliardi sarebbero stati attribuiti all’AVS, in modo da evitare il rischio di dover ridurre tra alcuni anni le rendite o di dover aumentare i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro. 

Campagna troppo intensa 

L’insuccesso di questa nuova iniziativa volta a lottare contro le disparità sociali in Svizzera viene attribuito dai suoi promotori in primo luogo ai massicci mezzi di propaganda impiegati dagli ambienti economici e dai partiti borghesi per convincere il popolo a respingerla. “Mi aspettavo questo risultato vedendo l’incredibile campagna degli oppositori”, ha dichiarato Regula Rytz, copresidente del Partito ecologista svizzero (PES). 

Un’argomentazione sostenuta anche dall’economista dell’Unione sindacale svizzera (USS) Daniel Lampart, secondo il quale l’intensa campagna degli oppositori “mirava soprattutto a far paura alla popolazione”, ventilando possibili danni per l’economia. A detta del sindacalista, il tema del finanziamento dell’AVS rimane tuttavia di attualità. Nel corso di questa sessione estiva il parlamento è chiamato ad esaminare l’iniziativa “Per un’AVS forte”, lanciata dalla stessa USS. 

"Gli oppositori hanno calcato l'accento sui presunti danni per le  piccole e medie imprese (PMI), ma non hanno parlato degli obiettivi, ossia reperire nuove modalità di finanziamento per l'AVS", ritiene a sua volta Joël Blunier, segretario generale del Partito evangelico (PEV). Per Corrado Pardini, deputato del Partito socialista svizzero (PSS), anche dopo il voto di questa domenica il problema della ridistribuzione della ricchezza rimane irrisolto. Il popolo non ha accettato le nostre soluzioni, ha dichiarato Pardini, ma la questione dell'equità sociale deve rimanere al centro dell'attività politica.

Oppositori soddisfatti 

Soddisfazione invece tra i ranghi dei partiti borghesi e delle maggiori organizzazioni economiche svizzere.  Ai loro occhi, nonostante le misure di sgravio previste dall'iniziativa, la nuova imposta federale sulle successioni avrebbe complicato ulteriormente la trasmissione di numerose imprese, soprattutto quelle famigliari, costringendo molte persone a rivendere o a chiudere l’azienda ricevuta in eredità. 

Sempre a detta degli oppositori, l’iniziativa avrebbe appesantito il carico fiscale in Svizzera, spingendo molte aziende a lasciare il paese e mettendo quindi a repentaglio migliaia di posti di lavoro. Secondo Pirmin Bischof, senatore del Partito popolare democratico, il responso delle urne suona come una sorta di monito: il voto è stato chiarissimo e il fronte dei contrari impressionante. I posti di lavoro, soprattutto quelli che dipendono dalle PMI, non devono essere messi in pericolo. 

Per il segretario generale dei Verdi liberali Michael Köpfli, in un momento di forte valutazione del franco non è opportuno aumentare la pressione fiscale sulle PMI. A suo avviso, la nuova imposta federale sulle successioni non costituiva inoltre una soluzione duratura ai problemi finanziari della previdenza per la vecchiaia. Stesso parere espresso anche dalla presidente di Economiesuisse Monika Rühl, secondo la quale gli oppositori sono riusciti a mostrare che l’iniziativa avrebbe messo in pericolo l’esistenza di molte aziende in Svizzera. Tenendo conto delle varie eccezioni previste dall’iniziativa, non era inoltre sicuro che la nuova imposta federale sulle successioni avrebbe permesso di garantire il finanziamento dell’AVS. 

Quarto insuccesso per la sinistra

L’iniziativa era stata combattuta anche dal governo, che intende assicurare il finanziamento dell’AVS tramite un aumento dell’Imposta sul valore aggiunto (IVA), nel quadro di una vasta riforma del sistema di previdenza per la vecchiaia. Sia il Consiglio federale che i direttori cantonali delle finanze, si erano pure opposti ad a un trasferimento delle competenze dai Cantoni alla Confederazione in materia di imposizione delle eredità e delle donazioni. L’introduzione di un’imposta federale sulle successioni avrebbe menomato la sovranità fiscale dei Cantoni e, in alcuni casi, anche il loro gettito fiscale. 

Nel giro di due anni, il popolo ha così respinto seccamente il quarto tentativo lanciato dalla sinistra e dai sindacati per ridurre le disuguaglianze sociali in Svizzera. Il miglior risultato era stato ottenuto nel 2014 dall’iniziativa “Basta ai privilegi fiscali dei milionari”, che chiedeva di abolire le tassazioni forfettarie accordate a ricchi stranieri residenti in Svizzera. 

Questa proposta era stata rifiutata dal 59,2% dei votanti. Chiaramente silurate invece le due iniziative volte a frenare le disparità salariali. L’iniziativa “Per un salario minimo” era stata silurata l’anno scorso dal 76,3% dei votanti, mentre l’iniziativa “1:12 per salari equi” era stata bocciata nel 2013 dal 65,3% dei partecipanti al voto. 

swissinfo.ch

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