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Non solo un passo: il Gottardo è un simbolo nazionale


Di Isabelle Eichenberger


The Devil's Bridge over the Schöllenen Gorge, as drawn by Kaspar Ulrich Huber around 1860 (AKG)

The Devil's Bridge over the Schöllenen Gorge, as drawn by Kaspar Ulrich Huber around 1860

(AKG)

La caduta del diaframma principale nella nuova galleria ferroviaria del San Gottardo è un momento di gloria per la politica dei trasporti svizzera e dà nuovo lustro all'aura mitica che avvolge la regione. Storia di una montagna che è culla della nazione e simbolo identitario.

«Il successo del Gottardo è stato episodico. Nella seconda metà del XIII secolo, il traffico internazionale era intensissimo. Curiosamente, due secoli dopo, quando sono stati messi per iscritto i miti legati alla nascita della Confederazione, si era già persa la memoria del Gottardo come crocevia europeo», spiega Jean-Daniel Morerod, professore di storia medievale all’Università di Neuchâtel.

«Nel frattempo, le vie commerciali erano cambiate e si era sviluppato il traffico marittimo. È stato solo nel XX secolo che il San Gottardo è ridiventato un asse fondamentale di transito per le merci in Europa», sottolinea lo storico.

In ogni caso, la caduta del diaframma principale nella galleria più lunga del mondo – il 15 ottobre 2010 – non sarà soltanto la festa di ingegneri, minatori e geologi. Al centro dell'attenzione ci sarà anche la dimensione simbolica e identitaria dei luoghi.

Scenario del giuramento dei primi tre confederati sul Grütli nel 1291, poi della resistenza epica contro l'occupazione austriaca, il San Gottardo – che deve il suo nome al protettore dei passi in persona – è avvolto da un'aura che manca all’altro grande passo alpino, il Sempione.

Culla dei miti di fondazione

Nel XVIII secolo, questa vera e propria montagna sacra affascina viaggiatori del calibro di Goethe e Schiller; il «suo spettacolo opprime e terrorizza» Lamartine, come Schiller autore di un Guglielmo Tell.

Nell'immaginario collettivo, la regione diventa progressivamente l'emblema dell’indipendenza e poi della coesione. Il San Gottardo non è forse il crocevia delle lingue e delle culture nazionali?

Perché questo amalgama? «C'è sicuramente stata una coincidenza tra l'importanza commerciale del Gottardo nel XIII secolo e l'insurrezione delle comunità contro gli Asburgo», risponde Jean-Daniel Morerod. «Probabilmente arricchito dai transiti, Uri ha ottenuto dei privilegi imperiali perché controllava il passo. È così stato il primo dei Waldstätten (i tre cantoni primitivi) ad essere stato ‘servito’.»

La miticizzazione della nascita della Confederazione è probabilmente anche il risultato di una dimensione mistica legata al fattore religioso e trasmessa tramite lo specchio deformante della tradizione orale. «Le fonti scritte sono molto poche. Alla fine del XIII secolo i Waldstätten non si erano ancora lasciati conquistare dalla scrittura!», sottolinea Morerod sorridendo.

Confusione e stranezze

È solo nel Libro bianco di Sarnen, datato 1470, che gli storici trovano il primo racconto scritto del patto del Grütli (1291), della lotta per l'indipendenza dei Waldstätten e delle gesta di Guglielmo Tell (1307). Va da sé che questa testimonianza, messa per iscritto più di 150 anni dopo l'epoca dei fatti, è poco attendibile.

In seguito, confusioni e amalgami si fanno ancora più evidenti. Guglielmo Tell, per esempio, comincia ad essere rappresentato insieme ai padri della Confederazione. E addirittura con Nicolao della Flüe, che mediò tra confederati a Stans nel 1480 e divenne in seguito patrono della Svizzera. «All'epoca della scrittura dei miti, Nicolao della Flüe rappresenta una sorta di garante morale: un appello a diminuire o a evitare la violenza», spiega Jean-Daniel Morerod.

La tentazione della chiusura

Oggi, la Svizzera centrale è spesso associata alla nozione del «ridotto nazionale», un sistema di fortificazioni sviluppato durante la Seconda guerra mondiale per affrontare gli eventuali attacchi nemici. «Il mito di Guglielmo Tell ha incitato la Svizzera a prendere in mano il proprio destino ma anche a considerarsi un Sonderfall (un'eccezione)», dice Jean-Daniel Morerod.

Dall'idea di essere un caso a sé alla tentazione di chiudersi su sé stessi il passo è breve. Quest'estate, un sondaggio ha mostrato che, in generale, gli svizzeri sono «meno aperti all'esterno e ai cambiamenti rispetto a dieci anni fa». I motivi sarebbero la globalizzazione, gli attentati alle torri gemelle, il grounding di Swissair e la crisi finanziaria.

Lo storico Jean-Daniel Morerod conferma: «Certo, anche se è difficile da ammettere, i miti mantengono viva l'idea che sia necessario funzionare nel circuito chiuso dell'alleanza federale senza dare poteri agli stranieri. Alcuni aspetti del destino odierno svizzero sembrano essere stati annunciati dai miti fondatori. Proprio per questo attualmente è rinato l’interesse per questi miti e i partiti politici li sfruttano.»

Guglielmo Tell ha ancora un futuro davanti a sé e la nuova galleria «risveglia il bisogno di miti della popolazione», afferma Marco Solari, che dopo aver curato i festeggiamenti per i 700 anni della Confederazione nel 1991, è stato incaricato di avviare un progetto di esposizione nazionale a cavallo tra i cantoni Ticino, Uri, Grigioni e Vallese. L'esposizione «Gottardo 2020» vuole marcare l’inaugurazione della galleria di base, prevista nel dicembre 2017, con una pietra dalla croce bianca.

Gottardo 2020

Gottardo 2020 è un progetto d’esposizione per l’inaugurazione della nuova galleria ferroviaria prevista per dicembre 2017.

Nell’ambito del progetto è prevista un’esposizione nazionale sulle cime della Svizzera centrale nell’estate 2018. La prima versione del progetto non ha suscitato l’entusiasmo del mondo politico ancora memore delle polemiche legate a Expo.02.

L’idea è di coprire il vasto perimetro definito dal rombo con ai quattro vertici le città Bellinzona, Lucerna, Coira e Briga con contributi sulla cultura, la mobilità, l’energia e la natura.

Alcune date

L’anno 1291 è stato scelto alla fine del XIX secolo per segnare la nascita della Svizzera perché è l’anno del patto federale, il più vecchio documento che cita il rinnovo di un’alleanza tra i cantoni Uri, Svitto (Schwytz in tedesco da cui deriverà il nome del paese) e Untervaldo.

1315: i Waldstätten rinnovano la loro alleanza con il patto di Brunnen concluso dopo la vittoria del Morgarten contro il Sacro romano impero germanico.

1353: la Confederazione comprende 8 cantoni.

1481: firma della convenzione di Stans con la mediazione di Nicolao della Flüe che apre le porte alla Svizzera a 13 cantoni.

La riforma provoca diverse guerre di religione, ma dopo la Guerra dei trent’anni, tramite la firma dei trattati di Westfalia nel 1648 viene riconosciuta l’indipendenza ufficiale della Svizzera.

1798: la Rivoluzione francese e l’invasione di Napoleone pongono fine a questa rete complessa.

1803: con l’Atto di mediazione, Napoleone attribuisce una nuova Costituzione alle Svizzera (19 cantoni).

1815: durante il Congresso di Vienna, la Svizzera, stato di 22 cantoni, è riconosciuta neutra dall’«Atto di riconoscimento e garanzia della neutralità perpetua della Svizzera».

1848: forti della vittoria alla guerra del Sonderbund, i liberali radicali creano lo stato federale moderno che conta oggi 26 cantoni.


Traduzione e adattamento: Michela Montalbetti, swissinfo.ch



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