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Ostacoli sul cammino degli accordi di libero scambio




I paesi con i quali la Svizzera ha concluso accordi di libero scambio assorbono circa il 16% delle esportazioni elvetiche (Keystone)

I paesi con i quali la Svizzera ha concluso accordi di libero scambio assorbono circa il 16% delle esportazioni elvetiche

(Keystone)

La strategia svizzera di negoziare accordi di libero scambio (ALS) bilaterali per assicurarsi l’accesso ai mercati emergenti di Cina, India e Russia potrebbe essere insufficiente.

Se questo mese l’Organizzazione mondiale per il commercio (OMC) non riuscirà a progredire nelle questioni più scottanti, la Svizzera potrebbe unire le sue forze con quelle di economie più potenti per risolvere problemi che non può affrontare da sola.

Mentre la Svizzera ha sviluppato con successo una rete di ALS con molti paesi di orientamento simile a quello elvetico, le maggiori economie emergenti presentano una serie di sfide che minacciano di limitare seriamente la portata di qualsiasi nuovo accordo.

Alcuni osservatori credono che la Svizzera sia troppo piccola per affrontare problemi relativi al rispetto dei diritti umani, alla protezione della proprietà intellettuale, alla trasparenza delle strutture amministrative e al protezionismo.

«Berna sta negoziando con partner commerciali molto grandi, che non sentono la necessità di fare ampie concessioni alla Svizzera», osserva Simon Evenett, professore all’Università di San Gallo ed esperto di commercio internazionale e sviluppo economico.

«Non posso immaginarmi che l’India o la Cina offrano alla Svizzera un accordo particolarmente innovativo. Sulla carta potrebbe apparire buono, ma mi sembra difficile che contribuisca a creare molti posti di lavoro in Svizzera».

Sfida più ardua

Le esportazioni svizzere verso paesi con cui vigono accordi di libero scambio sono cresciute due volte più rapidamente delle esportazioni verso altri paesi. Secondo la Segreteria di Stato dell’economia (Seco), in un anno le aziende svizzere hanno risparmiato 420 milioni di franchi di dazi doganali.

Recentemente la Svizzera si è lanciata in una sfida più ardua, aprendo negoziati con le economie più dinamiche del mondo: la Cina, l’India e l’unione doganale fra la Russia, la Bielorussia e il Kazakstan. Se eventuali accordi con questi stati promettono grandi vantaggi per l’economia svizzera, anche gli ostacoli sono enormi.

Le speranze di concludere un ALS con l’India prima delle elezioni che si terranno nel paese asiatico nel 2012 sembrano sfumare. Uno dei maggiori punti di frizione è la richiesta delle industrie farmaceutiche svizzere di proteggere i propri brevetti contro le aziende indiane produttrici di medicinali generici. Un accordo su questo punto potrebbe rendere i medicinali troppo cari per i pazienti indiani più poveri.

Opposizione sindacale

D’altro canto, l’India chiede alla Svizzera di aumentare il numero di visti concessi a professionisti del terziario, in particolare del settore informatico. I sindacati svizzeri temono una forte pressione sui salari.

«Non possiamo accettare che lavoratori di altri paesi lavorino per salari inferiori ai nostri», dice Denis Torche, del sindacato Travail.Suisse. «Abbiamo già riscontrato molti fenomeni di dumping salariale dopo l’apertura delle frontiere ai lavoratori dell’Unione europea e non vogliamo che la situazione peggiori».

I negoziatori svizzeri sono inoltre tenuti a chiedere ai partner commerciali di garantire perlomeno un rispetto minimo dei diritti umani e degli standard ambientali. Su questi punti, le discussioni sono particolarmente difficili con la Cina.

Al Forum economico mondiale di Davos del 2011, il ministro del commercio cinese Chen Deming ha messo in guardia da un «ritardo nel processo negoziale» se la Svizzera dovesse insistere troppo sul tema dei diritti umani.

Il recente ingresso della Russia nell’OMC, ottenuto anche grazie al sostegno della Svizzera, ha acceso speranze su riforme economiche nel paese, senza cancellare però un certo scetticismo. Dopo il 2008, secondo il rapporto di Global Trade Alert, la Russia ha adottato più misure protezionistiche di qualsiasi altro paese.

Via plurilaterale

Gli osservatori – e tra loro anche Simon Evenett, uno dei dirigenti di Global Trade Alert – credono che l’OMC incontrerà molte difficoltà per convincere la Russia a eliminare gli ostacoli al commercio. E la Svizzera si ritroverà da sola. «Non è chiaro se la Russia accetterà le regole. Sarà un partner difficile».

Se gli ALS comportano benefici per alcuni settori, quali la metalmeccanica, l’orologeria e l’industria farmaceutica, Evenett ritiene che i negoziati multilaterali sotto l’egida dell’OMC avrebbero ben altra portata, sempre che abbiano successo.

I 153 membri dell’OMC non sono però riusciti a trovare un consenso su molti punti, insabbiando dopo dieci anni di discussioni il ciclo negoziale di Doha.

Colloqui con tutti

L’intoppo ha spinto un gruppo di stati delusi ad allontanarsi dai negoziati di Doha per lanciare negoziati plurilaterali su corsia preferenziale. Il nuovo processo promette risultati più rapidi in questioni come gli approvvigionamenti pubblici e il coordinamento dei regolamenti doganali.

«L’approccio bilaterale va bene per alcuni pochi settori industriali, ma se si vogliono curare davvero gli interessi commerciali elvetici, l’approccio plurilaterale è la via migliore», sostiene Evenett.

L’ambasciatore Luzius Wasescha, rappresentante permanente della Svizzera all’OMC, afferma di essere aperto rispetto alla possibilità di aderire a negoziati plurilaterali su corsia preferenziale. Una decisione in tal senso sarebbe presa tuttavia solo dopo i colloqui a livello ministeriale in seno all’OMC che si terranno in gennaio.

«L’opzione preferita dalla Svizzera è la prosecuzione dei colloqui con tutti i membri dell’OMC», nota Wasescha. «Ma se ci sarà poca disponibilità a cambiare l’agenda attuale e andare avanti, allora potremmo considerare la possibilità di scegliere l’opzione meno popolare. I negoziati plurilaterali non sono la panacea per tutti i mali, ma possono risolvere i problemi in uno o due ambiti».

Accordi nell’ambito dell’AELS

La Svizzera, soprattutto in cooperazione con gli stati dell’Associazione europea di libero scambio (Norvegia, Liechtenstein e Islanda), ha ratificato 26 accordi di libero scambio (ALS) con 35 paesi, oltre alla convenzione dell’AELS e all’accordo di libero scambio con l’Unione europea.

Tra i partner di questi accordi ci sono il Giappone, il Messico, il Canada, l’Egitto, la Turchia e la Corea del sud. Nel 2012 entreranno in vigore anche gli accordi con alcuni stati della penisola araba, con Hong Kong e con l’Ucraina. Il 16% delle esportazioni svizzere riguarderà paesi che hanno stipulato un ALS con la Svizzera.

Con numerosi altri paesi – tra cui la Cina, l’India e l’unione doganale che comprende Russia, Bielorussia e Kazakstan – sono in corso dei negoziati. Un progetto di ALS con gli Stati uniti è fallito nel 2006 soprattutto a causa di disaccordi sulle sovvenzioni agricole.

Accordi di libero scambio

Gli accordi commerciali esistono da secoli. In passato erano utilizzati soprattutto per consolidare le alleanze politiche fra gli stati. Durante l’epoca coloniale, gli accordi commerciali servirono in particolare a garantire i rifornimenti di materie prime e a creare sbocchi monopolistici per i prodotti lavorati delle potenze europee.

La proliferazione di questi accordi protezionisti, che servivano a escludere le nazioni concorrenti dai nuovi mercati, è ritenuta una delle cause dei due conflitti mondiali del XX secolo.

Nel 1947, 23 stati firmarono l’Accordo generale sulle tariffe e il commercio (GATT), che intendeva sostituire gli accordi protezionisti con una nuova liberalizzazione del commercio globale. Nel 1966 anche la Svizzera aderì all’alleanza commerciale, che dal 1995 si chiama Organizzazione mondiale per il commercio (OMC).

Ginevra ha ospitato il primo ciclo negoziale del GATT nel 1947 ed è stata sede del quarto ciclo, nove anni dopo. Il ciclo negoziale di Doha, iniziato nel 2001, è l’ottava serie di colloqui dedicati al superamento di ostacoli al commercio internazionale.

La ricerca di un consenso tra i 153 stati membri dell’OMC su temi come le tariffe doganali, la proprietà intellettuale, gli approvvigionamenti pubblici, le sovvenzioni all’agricoltura e gli standard ambientali è un compito molto complesso.

Ora che i negoziati multilaterali sono bloccati, i membri dell’OMC hanno il diritto di avviare negoziati bilaterali o plurilaterali, che devono però essere sottoposti all’approvazione dell’OMC prima di entrare in vigore.


Traduzione di Andrea Tognina, swissinfo.ch



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