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Oswald Grübel in una foto del 2014.

KEYSTONE/ANTHONY ANEX

(sda-ats)

Oswald Grübel critica il crescente potere detenuto dalle banche centrali: con i tassi di interesse negativi, i bilanci gonfiati e l'imposizione di ricorrere a crediti esse hanno tra le mani vere e proprie "armi di distruzione di massa".

In un'intervista rilasciata al domenicale svizzerotedesco "SonntagsBlick", l'ex numero uno di UBS e di Credit Suisse sottolinea come le banche centrali spingano gli altri istituti a prendere in prestito denaro, cosa che poi potrebbe generare perdite sui crediti.

Dopo la crisi finanziaria, la politica ha assunto il potere e "ha imbrigliato le banche in un corsetto normativo", dando alle banche centrali il compito di decidere cosa succeda a livello economico. Mentre prima il rischio era distribuito tra migliaia di istituti, oggi è lo stato a farsene sempre più carico.

Dal 2008 le regole per le banche sono state considerevolmente inasprite: molti grossi istituti sono stati allora salvati con fondi statali - tra cui, in Svizzera, anche UBS - perché i governi temevano che un loro fallimento avrebbe danneggiato gravemente l'economia del paese ("too big to fail").

Quale esempio del maggiore rischio che uno stato possa correre, Grübel cita quello della Banca nazionale svizzera (BNS), che detiene un patrimonio di oltre 600 miliardi di franchi, ovvero circa 75mila franchi svizzeri per ogni abitante. Se le banche centrali cederanno alle manipolazioni dei mercati finanziari tutto si concluderà con un tracollo, perché avranno perso la loro credibilità. Prima o poi succederà, "ma ci vorranno ancora una decina di anni".

L'ex banchiere non risparmia però neppure gli istituti di credito: "senza profitti non bisogna versare bonus", ma ci sono manager che hanno ricevuto 10 milioni di franchi anche se la società ha chiuso i conti in perdita.

sda-ats

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