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Un uomo guarda video caricati su YouTube sul suo iPad.

Keystone/CHRISTIAN BEUTLER

(sda-ats)

Un voto, in bilico sino all'ultimo, a tutela dei diritti di artisti, creatori, editori e giornalisti destinato a entrare nella storia, o almeno in quella del web.

Perché fissa il principio che anche nel mondo online, come già avviene in quello offline, musica, film e articoli protetti dal diritto d'autore e utilizzati a scopo commerciale si pagano. E che le grandi piattaforme sono responsabili per i contenuti che condividono, non più gli utenti.

È quello che ha messo a segno il Parlamento europeo con la controversa riforma del copyright, ribaltando così la posizione di luglio e allontanando il rischio di farla arenare sotto le fortissime pressioni dei 'big' di internet, come Facebook o Google.

La tensione però resta altissima, con l'industria culturale che esulta da una parte e dall'altra grandi piattaforme e critici che lo ritengono un provvedimento liberticida.

Il voto, nonostante le incertezze della vigilia e i 252 emendamenti presentati, è stato netto. Passate le modifiche migliorative rispetto al testo di luglio presentate dal relatore, il popolare tedesco Axel Voss, e respinte quelle che puntavano a eliminare gli articoli chiave 11 e 13 sui diritti degli editori e degli artisti (ribattezzati rispettivamente dai detrattori 'link tax' e 'bavaglio a internet'), la votazione finale ha visto 438 'sì', 226 'no' e 39 astensioni.

Si sono ricompattati, infatti, popolari e socialisti, facendo convergere in parte anche i liberali, mentre contro anche se spaccati sono rimasti euroscettici, destre e Verdi.

Il testo così rivisto prevede il passaggio rivoluzionario dagli utenti alle piattaforme della responsabilità, con una "cooperazione" (non più filtri automatici) tra queste e i detentori dei diritti per evitare violazioni del copyright, oltre a meccanismi rapidi di reclamo per ricorsi su contenuti ingiustamente bloccati.

I link restano liberi, mentre sono coperti da copyright gli snippet (foto, titolo e testo). Artisti, giornalisti ed editori dovranno quindi essere remunerati dai 'big' di internet per lo sfruttamento commerciale del loro lavoro. Non rientrano nelle nuove norme, infatti, le piccole piattaforme, né Wikipedia, cloud, meme.

"Oggi i parlamentari europei hanno dato prova di sostenere la stampa indipendente" e "la funzione fondamentale delle nostre democrazie", ha sottolineato il presidente degli editori europei dell'Enpa Carlo Perrone. Soddisfazione anche da parte degli autori.

Bocciatura invece da parte dei 'big' di internet dell'EDiMa, che raccoglie da Facebook a Google, e anche dei consumatori del Beuc, che temono filtri e una limitazione dei diritti degli utenti.

La riforma, però, è ancora lontana dall'essere arrivata in porto. Il testo legislativo finale della direttiva dovrà essere negoziato ora da Parlamento, Consiglio e Commissione Ue, e poi ricevere l'ok definitivo dall'Aula e dai 28. Da qui l'auspicio del vicepresidente della Commissione Andrus Ansip di chiudere l'iter "il prima possibile, idealmente entro la fine del 2018".

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SDA-ATS