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Partito borghese democratico


«Vogliamo affermarci come una forza che cerca soluzioni»




Martin Landolt, presidente del Partito borghese democratico. (Keystone)

Martin Landolt, presidente del Partito borghese democratico.

(Keystone)

Proseguimento della via bilaterale con l’Unione europea e sviluppo e messa in atto di una svolta energetica pianificata. Sono due delle priorità del Partito borghese democratico (PBD) per la prossima legislatura. Intervista con il suo presidente Martin Landolt.

«Abbiamo iniziato male l’anno elettorale», riconosce Martin Landolt dopo le sconfitte subite dal suo partito nelle votazioni cantonali. Il consigliere nazionale glaronese rimane tuttavia fiducioso in vista delle elezioni federali. A livello nazionale, l’elettorato si esprime sulla base di altri criteri, dice Landolt, secondo cui il PBD e i partiti di centro ne usciranno rafforzati.

swissinfo.ch: Quali sono le due priorità più importanti per la prossima legislatura?

L'intervista è stata realizzata in marzo.

Martin Landolt: Innanzitutto il mantenimento e la difesa degli accordi bilaterali. Vogliamo chiarire la nostra relazione con l’Europa e ridurre il più velocemente possibile l’incertezza che regna attorno a tale questione e alla messa in atto dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

Il secondo punto è lo sviluppo e la messa in atto di una svolta energetica pianificata. Bisogna assolutamente sfruttare il potenziale economico di questa strategia. Il parlamento sta attualmente lavorando sul primo pacchetto di misure. Il secondo, che prevede una riforma fiscale ecologica con il passaggio a un sistema d’incentivazione, sarà un dossier molto importante, sul quale ci impegneremo a fondo.

swissinfo.ch: Lei afferma di voler difendere gli accordi bilaterali con Bruxelles. Fino a che punto il PBD è disposto a spingersi pur di salvarli?

M. L.: I bilaterali sono essenziali. Ci sono tre modi per avere una relazione con l’Europa. Uno sarebbe l’isolamento, l’altro l’adesione all’Ue. Non vogliamo nessuno dei due.

Rimane quindi la via bilaterale, che vorremmo iscrivere nella Costituzione affinché la questione venga definitivamente chiarita. Siamo convinti che ciò rispetta la volontà popolare, anche dopo la votazione del 9 febbraio 2014 (iniziativa contro l’immigrazione di massa). Il popolo si è infatti espresso in favore di un freno all’immigrazione.

Finora siamo l’unico partito ad aver mostrato come e con quali mezzi possiamo concretizzare la volontà del popolo riducendo l’immigrazione e promuovendo la manodopera nazionale, senza per questo mettere in pericolo gli accordi bilaterali.

swissinfo.ch: Quali sono le soluzioni del PBD per limitare gli effetti del franco forte?

M. L.: La risposta più sincera sarebbe: nessuna. Il fenomeno del franco forte si è sicuramente accentuato e ci pone di fronte a sfide molto difficili. Il franco forte in quanto tale non è però una novità. È da decenni che abbiamo una valuta forte. Ma malgrado ciò, disponiamo di un’industria d’esportazione di successo.

Quello che non faremo è cedere all’opportunismo politico e tentare di utilizzare l’argomento del franco forte per lanciare progetti politici impopolari. Siamo al contrario ben disposti - e ci stiamo lavorando - a sostenere misure specifiche che possono rivelarsi utili a corto termine e al posto giusto. Non ci uniremo però al coro di chi chiede una deregolamentazione e una soppressione della burocrazia. Si tratta di rivendicazioni poco concrete, che si ritrovano da decenni in tutti i programmi dei partiti.

Partito borghese democratico

Il partito è nato da una scissione dell’Unione democratica di centro (UDC) in seguito alla mancata rielezione in governo di Christoph Blocher nel dicembre 2007. Il PBD è stato ufficialmente fondato nel novembre 2008 a Glarona.

Da allora, il partito dispone di un seggio in Consiglio federale (governo svizzero). Si tratta dell’attuale ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, eletta al posto di Blocher.

Il PBD è particolarmente presente a Berna, nei Grigioni e a Glarona, ovvero nei cantoni di origine dell’UDC, fondata nel 1971. Attualmente, il partito conta 17 sezioni cantonali.

Il PBD è stato tra i vincitori delle ultime elezioni federali nell’autunno 2011: ha conquistato il 5,4% dei voti e ha ottenuto 9 seggi nel Consiglio nazionale (camera bassa) e uno nel Consiglio degli Stati.

swissinfo.ch: Dibattito sul velo, radicalizzazione, terrorismo,… Negli ultimi anni l’Islam è spesso stato al centro di polemiche. Quale posto dovrebbe avere l’Islam nella società svizzera?

M. L.: Se vogliamo avere una chiara separazione tra Stato e religione, allora l’Islam deve avere il suo posto in Svizzera. Ma non nel senso di diventare una religione come quella cattolica o protestante, che da noi sono inserite anche nell’insegnamento scolastico.

La nostra società è molto liberale e questo vale anche per il PBD. Dobbiamo dare un posto all’Islam e permettere alla gente di vivere la propria fede, a patto che vengano rispettati i principi che regolano la coabitazione e il funzionamento della nostra società.

swissinfo.ch: Negli ultimi tempi il PBD è uscito sconfitto da alcune elezioni cantonali. Come reagisce a questi risultati nell’ottica delle elezioni federali?

M. L.: Si è trattato di due elezioni cantonali. Non c’è nulla da nascondere: abbiamo subito due sconfitte dolenti a Berna e a Basilea Campagna. Abbiamo analizzato i risultati e in entrambi i casi siamo giunti a varie spiegazioni, che non hanno però alcun legame diretto con le elezioni federali. Ma ciononostante, dal punto di vista della comunicazione, è sempre difficile affermare che una sconfitta non ha nulla a che vedere con le elezioni federali.

Abbiamo iniziato male l’anno elettorale. Ma riteniamo che in occasione delle elezioni federali la gente si basi su altri criteri. Saremo giudicati su temi nazionali. In quanto partito di governo disponiamo di altre possibilità per collaborare alla ricerca di soluzioni, rispetto a quanto succede a livello cantonale.

swissinfo.ch: Per il momento sembra che il PBD sia rimasto forte soltanto nei cantoni in cui dispone del suo tradizionale sostegno (Grigioni, Glarona e Berna). Come intende crescere a livello nazionale e in particolare nella Svizzera romanda?

M. L.: Abbiamo tre categorie di cantoni. Dapprima ci sono i cantoni fondatori - Glarona, Berna e Grigioni - dove siamo una forza importante, con dei rappresentanti in governo. Poi ci sono i cantoni dove non abbiamo alcun eletto. Lì è difficile manifestarsi politicamente, sebbene disponiamo di gente che lavora con molto impegno.

E poi c’è una situazione intermedia, dove siamo rappresentati nei parlamenti cantonali, a volte in un numero sufficiente per formare un gruppo parlamentare. Dall’analisi che abbiamo condotto dopo le elezioni a Basilea Campagna, vediamo che non siamo riusciti a utilizzare questa piattaforma per profilarci a livello cantonale.

Per questo motivo crediamo che sia giusto lanciare adesso la campagna per le elezioni federali, dato che in questi ultimi anni, a livello nazionale, il PBD si è impegnato con successo su diversi temi. Ed è quanto continueremo a fare anche in futuro. Se i cittadini baseranno la loro scelta su questi temi e sul nostro impegno, penso che il nostro lavoro verrà ricompensato.

swissinfo.ch: Alcuni definiscono il PBD “un piccolo partito che può permettersi un seggio nel governo federale”. Quali sono le possibilità di riconfermare la vostra presenza in Consiglio federale? Sarà possibile conservare il seggio considerato che attualmente il PBD raccoglie poco più del 5% dei consensi?

M. L.: Siamo il partito di governo più piccolo, non lo neghiamo. Non vogliamo mostrarci più grandi di quello che siamo. È una strada che non abbiamo scelto noi, ma che è legata alla storia particolare del PBD: siamo un partito che cresce dall’alto verso il basso e non l’inverso.

Ciononostante, vogliamo affermarci come una forza che cerca soluzioni. Assieme alla nostra consigliera federale, ma pure in modo autonomo. Siamo convinti che le forze che cercano soluzioni usciranno rafforzate dalle urne e che anche noi avremo il nostro posto nella formazione di una maggioranza in parlamento e nel governo.

La nostra consigliera federale svolge un ruolo importante in seno al governo. Accanto al suo eccezionale lavoro, garantisce la creazione di maggioranze affinché possano essere portati avanti i progetti a lungo termine quali la svolta energetica, la riforma dell’imposizione delle imprese, la riforma della piazza finanziaria o il proseguimento della via bilaterale con l’Ue.

swissinfo.ch: Il suo partito sarà quindi rappresentato in governo anche nel 2016?

M. L.: Ritengo che nel 2016 avremo una consigliera federale PBD e che questa sarà sostenuta da un centro e da un PBD più forti.


(traduzione di Luigi Jorio)

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