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Piccoli partiti in parlamento


Forze minori all’insegna della protesta e della religione




Poco influenti a livello di voto, i piccoli partiti possono a volte far sentire una voce diversa nell'aula del Consiglio nazionale. (Keystone)

Poco influenti a livello di voto, i piccoli partiti possono a volte far sentire una voce diversa nell'aula del Consiglio nazionale.

(Keystone)

Nel parlamento svizzero si sono ritagliati un piccolo spazio quattro partiti minori, che dispongono di uno a due seggi. Sorti come forze di protesta, la Lega dei Ticinesi e il Movimento Cittadini Romandi si battono per un freno all’immigrazione e contro un avvicinamento all’UE. Il Partito evangelico svizzero e il Partito cristiano sociale di Obvaldo hanno invece radici religiose e sociali. Le loro priorità in vista delle elezioni federali di ottobre.

Lega dei Ticinesi

Freno all’immigrazione e difesa della sovranità svizzera: questi i dossier più importanti della prossima legislatura federale per la Lega dei Ticinesi, che detiene due seggi in Consiglio nazionale. “Per quanto riguarda l’immigrazione, vi sono diverse questioni importanti che rimangono in sospeso e che vanno rapidamente risolte nel corso della prossima legislatura: la limitazione della libera circolazione delle persone al mercato del lavoro ‘indigeno’, i problemi della sicurezza e la questione dell’espulsione dei criminali stranieri”, spiega Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega. 

Secondo il partito ticinese, governo e parlamento devono attuare senza deroghe l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, nonostante le pressioni dell’UE, per la quale l’introduzione di contingenti sulla manodopera straniera violerebbe i trattati bilaterali. 

LdT 

Fondata nel 1991, quale movimento di protesta contro i partiti storici nel Canton Ticino, la Lega dei ticinesi si schiera in favore dell’indipendenza della Svizzera dall’UE, limiti all’immigrazione, il rafforzamento della sicurezza e dei controlli alle frontiere, una riduzione della fiscalità e una seconda galleria autostradale sotto il San Gottardo. 

Nelle elezioni del 2015 per il rinnovo del parlamento cantonale, la Lega si è piazzata al secondo posto, raccogliendo il 24% dei voti. Il partito dispone di due seggi nel governo cantonale ed è rappresentato da due consiglieri nazionali a Berna.

“Tenuto conto della gravità della situazione sul fronte dell’immigrazione, la nostra posizione su questo tema è chiara”, sottolinea Lorenzo Quadri. “Se ci fosse imposta una scelta tra la situazione attuale, ossia la libera circolazione delle persone senza alcun limite, e la decadenza degli accordi bilaterali, noi sceglieremmo la decadenza di questi accordi. Siamo convinti che i trattati bilaterali potranno essere rinegoziati su altre basi, dato che sono nell’interesse di tutti. L’UE non ha sottoscritto questi trattati per fare un regalo alla Svizzera. Lo ha fatto poiché rientrano anche nei suoi interessi”.

Sempre per quanto riguarda l’UE, la Lega si batte inoltre contro le pressioni che giungono da Bruxelles per la conclusione di un accordo istituzionale, in base al quale la Svizzera dovrebbe impegnarsi a riprendere automaticamente il diritto europeo e a sottoporre eventuali vertenze alla Corte di giustizia europea. “Anche qui non vi sono dubbi: dobbiamo difendere le nostre prerogative e le nostre specificità dalle pressioni che giungono dall’esterno. Quindi, niente giudici stranieri e nessuna priorità del diritto europeo sul diritto nazionale. È in gioco la nostra indipendenza che dobbiamo salvaguardare ad ogni costo”, dichiara Lorenzo Quadri. 

Tra le priorità della Lega per la prossima legislatura vi è inoltre la difesa a Berna delle specificità e degli interessi del canton Ticino, di cui il governo svizzero non terrebbe sufficientemente conto. “Purtroppo dobbiamo notare che alle promesse non fanno spesso seguito delle azioni concrete. Da una parte, il governo dichiara regolarmente di essere consapevole dei problemi specifici del Ticino, come quello dei frontalieri. Poi, dall’altra, prende decisioni che smentiscono quanto detto. È il caso, ad esempio, della decisione di congelare il pacchetto di potenziamento delle misure di accompagnamento, che permetterebbero di contrastare almeno in parte gli effetti negativi della libera circolazione delle persone. Un altro esempio è la decisione di non rafforzare il monitoraggio del dumping salariale, per questioni di costi”. 

Partito evangelico svizzero 

“Equità, sostenibilità e dignità umana”: questi i tre principi essenziali su cui si orientano le scelte politiche del Partito evangelico svizzero (PEV). “L’equità è per noi fondamentale, ad esempio a livello economico e fiscale, per lottare contro le crescenti disparità tra ricchi e poveri”, spiega Marianne Streiff-Feller, consigliera nazionale e presidente del PEV. “Sostenibilità significa per noi tener conto di ciò che vogliamo lasciare alle prossime generazioni, come un ambiente intatto o finanze sane. E la dignità umana deve essere determinante nei rapporti con tutti gli esseri umani, in particolare le persone anziane, i disabili, coloro che hanno bisogno di protezione”. 

Leggendo il programma del PEV, si ritrovano però ancora diversi altri principi: per questo partito, i valori etici della Bibbia devono infatti costituire le fondamenta della società. Il PEV si differenzia quindi spesso dalle altre forze politiche. Aperto e progressista sui temi sociali, ma conservatore sulle questioni che riguardano la protezione della vita umana, il rispetto della famiglia e la lotta contro le dipendenze. 

PEV

Fondato nel 1919, il Partito evangelico svizzero (PEV) vuole promuovere una politica sociale basata sui principi del Vangelo. La formazione, situata al centro dello spettro politico, si batte per una Svizzera solidale e in difesa della dignità umana. 

Alle elezioni federali del 2011, il PEV ha ottenuto il 2% dei voti, conquistando due seggi alla Camera del popolo. Le sue due rappresentanti fanno parte del gruppo parlamentare PPD/PEV.

Nato nel 1919, il PEV è presente in 18 cantoni, quindi non solo in quelli in cui la religione protestante rimane predominante. Il partito è quasi sempre riuscito a farsi rappresentare a Berna. Ma non ha mai avuto più di tre seggi nel parlamento svizzero e non ha mai potuto diventare un partito maggiore, come il Partito popolare democratico (PPD, democristiani) nei cantoni cattolici. “Possiamo contare da sempre su un elettorato fedele, ma portiamo avanti le nostre campagne elettorali senza il sostegno di lobby politiche o finanziarie. Per noi l’essere umano non è una merce di cui si può trarre profitto, ma una creatura preziosa che va rispettata, dalla nascita fino alla morte”, spiega Marianne Streiff-Feller. 

Per quanto riguarda i grandi temi attuali della politica svizzera, il PEV vuole attuare l’iniziativa sul freno all’immigrazione, approvata nel 2014 dal popolo, senza mettere in pericolo gli accordi bilaterali con l’UE. Vuole difendere i posti di lavoro, minacciati dalle conseguenze del franco forte, ma possibilmente senza interventi finanziari statali. Chiede un maggiore impegno della Svizzera per affrontare l’emergenza profughi e auspica l’introduzione di regole etiche per le aziende svizzere attive all’estero, affinché rispettino l’uomo e l’ambiente anche negli altri paesi. 

Movimento Cittadini Romandi 

Né a sinistra, né a destra, ma dalla parte del cittadino: questo lo slogan martellato dal Movimento Cittadini Romandi (MCR), sorto nel 2010 su iniziativa del Movimento Cittadini Ginevrini (MCG). “Per ogni tema, cerchiamo di porre al centro del dibattito il cittadino, che è stato spesso messo da parte dagli altri partiti politici. Vogliamo rafforzare la consultazione popolare e difendiamo quindi il principio fondamentale della democrazia diretta. E vogliamo un’economia super forte, affinché si possa avere un sistema sociale efficace, una ridistribuzione della ricchezza e quindi anche una buona coesione tra tutti gli strati della nostra società”, dichiara Roger Golay, l’unico rappresentante dell’MCR nel parlamento svizzero. 

MCR 

Lanciato nel 2010, il Movimento Cittadini Romandi (MCR) rimane finora limitato quasi solo al canton Ginevra, dove il Movimento Cittadini Ginevrini (MCG) costituisce la seconda forza politica. Nel 2013 ha ottenuto quasi il 20% dei voti nelle elezioni per il parlamento cantonale. 

Per quanto riguarda gli altri cantoni, il movimento ha preso piede finora solo nel canton Vaud, senza avere però raccogliere un grande seguito. A livello federale l’MCR dispone dal 2011 di un seggio in Consiglio nazionale, occupato attualmente da Roger Golay, pure presidente dell’MCG.

Propositi che hanno sedotto in poco tempo l’elettorato nel canton Ginevra. Fondato nel 2005, l’MCG è diventato già nel 2009 il secondo maggiore partito del parlamento cantonale. A Ginevra, questa giovane formazione politica si prefigge di lottare, in nome dei cittadini, contro la criminalità, la sovraconcorrenza dovuta alla globalizzazione, l’eccesso di burocrazia dello Stato, la pessima gestione delle imposte. E, soprattutto, contro il massiccio afflusso di frontalieri dalla vicina Francia.

L’MCG è stato così spesso accusato di xenofobia. “Non siamo contrari agli stranieri, ma vogliamo un’immigrazione controllata, poiché la Svizzera non può più reggere un afflusso così massiccio di persone dall’estero”, replica Roger Golay. “Oggi a Ginevra, ma anche in altri cantoni, l’afflusso di frontalieri ostacola l’accesso dei nostri giovani al mondo del lavoro e crea problemi di infrastrutture, traffico stradale, trasporti pubblici e alloggio. Ci battiamo quindi in difesa di tutti i residenti, indipendentemente dalla loro origine o religione, affinché possano avere un lavoro e un alloggio”. 

Hanno invece avuto poco successo finora i tentativi di estendere il movimento ad altri cantoni romandi, con la creazione dell’MCR. Barriere cantonali e carenza di mezzi finanziari. Ma anche il fatto che molti problemi sollevati dal movimento a Ginevra sono un po’ meno sentiti negli altri cantoni. Nel parlamento federale, l’MCR vuole pure lottare per una Svizzera sovrana e indipendente. “Dobbiamo resistere contro gli attacchi dell’UE, che vuole imporci le sue leggi e dei giudici stranieri e vuole dettare la nostra politica d’immigrazione. Vogliamo soddisfare l’UE o i nostri cittadini? Noi abbiamo scelto i nostri cittadini”, sostiene Roger Golay. 

Partito cristiano sociale di Obvaldo 

Un uomo, un partito, un cantone. Così si potrebbe definire la presenza di Karl Vogler nel parlamento svizzero. Il deputato è infatti l’unico rappresentate alle Camere federali del Partito cristiano sociale di Obvaldo (PCS OV), una formazione indipendente. Ed è anche l’unico rappresentante del suo cantone alla Camera del popolo: con 36'000 abitanti, Obvaldo vi ha diritto ad un solo seggio. 

Il PCS OV appartiene alla famiglia dei partiti cristiano sociali sorti in difesa dei lavoratori e degli strati più poveri della popolazione durante l’industrializzazione. Fondato nel 1956, questo schieramento politico ha però avuto una suo percorso particolare, come ricorda Karl Vogler: “Anche il nostro partito è nato dai movimenti operai cattolici, ai quali è rimasto legato per molto tempo. Oggi, però, siamo piuttosto un partito del centro. Inoltre, a differenza dei cristiano sociali di altri cantoni, il PCS OV non appartiene né al Partito popolare democratico né al Centro sinistra CSP”. 

PCS OV 

Partiti cristiano sociali sono sorti in diverse regioni della Svizzera dall’inizio del secolo scorso. In alcuni cantoni, i cristiano sociali hanno rappresentato l’ala sindacale del Partito popolare democratico (PPD, democristiani), in altri sono diventati partiti indipendenti, che si sono raggruppati nel Partito cristiano sociale svizzero (oggi Centro sinistra CSP). 

Il deputato di Obvaldo Karl Vogler è attualmente l’unico rappresentante di una formazione cristiano sociale cantonale indipendente in parlamento. Nel Consiglio degli Stati siede René Imoberdorf, membro del Partito cristiano sociale dell’Alto Vallese, che fa però parte del PPD. 

In Consiglio nazionale, Karl Vogler fa però parte del gruppo parlamentare formato dal Partito popolare democratico e dal Partito evangelico svizzero. Secondo la classifica elaborata da un giornale sulla base dei voti espressi da ogni parlamentare, il deputato si situa esattamente al centro dello scacchiere politico svizzero. “Mi impegno, in nome del mio partito, per un’economia forte, tenendo però conto anche delle questioni sociali e ambientali. Perseguiamo una politica che mira a trovare un equilibrio tra gli interessi delle diverse parti. Possiamo avere assicurazioni sociali forti solo con un’economia forte. D’altra parte, possiamo avere un’economia forte solo salvaguardando la pace sociale e offrendo salari in grado di assicurare una buona qualità di vita e un buon potere di acquisto”, sottolinea Karl Vogler. 

Per il deputato del PCS OV, una delle priorità della prossima legislatura sarà di chiarire il futuro dei rapporti con l’UE, soprattutto per quanto riguarda l’attuazione dell’iniziativa sul freno all’immigrazione. “L’UE ha chiaramente segnalato che non è disposta a concessioni sulla libera circolazione delle persone. Ritengo quindi che non potremo sfuggire ad una seconda votazione su questo tema”. Altra grande priorità sarà di garantire finanziamento del sistema di previdenza sociale. Ogni progetto di riforma è stato finora bocciato dal parlamento o dal popolo. “Anche qui saranno necessari dei compromessi per raccogliere delle maggioranze”, prevede Vogler, pronto a mediare tra destra e sinistra. 

Le interviste sono state realizzate in maggio.


swissinfo.ch

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