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68esimo Collegamento a Trieste


I giovani svizzeri in Italia avranno una loro borsa di studio




Come studiare o lavorare in Svizzera? È uno dei temi affrontati al 78esimo congresso del Collegamento degli svizzeri in Italia, al quale hanno partecipato una quarantina di giovani. Sempre più numerosi e attivi, questi ragazzi sentono il bisogno di rafforzare il legame con il loro paese d’origine, grazie anche a nuove amicizie. A Trieste, il collegamento ha deciso di offrire loro una borsa di studio.

Alcuni membri dell'Unione giovani svizzeri in Italia, riuniti a Trieste.  (swissinfo.ch)

Alcuni membri dell'Unione giovani svizzeri in Italia, riuniti a Trieste. 

(swissinfo.ch)

“Benvenuti nella nostra seconda famiglia, quella dei giovani svizzeri all’estero!”. È con queste parole che Edoardo Trebbi accoglie un gruppo di ragazzi in una saletta dello Starhotel Savoia di Trieste, dove si svolge il 78esimo congresso del Collegamento svizzero in Italia.

È un sabato mattina nuvoloso e una ventina di giovani provenienti da tutta Italia si ritrovano per una tavola rotonda.

Ad unirli è un passaporto svizzero e la voglia di rafforzare il legame con il paese dei loro genitori, nonni o trisnonni. Senza contare l’opportunità di stringere nuove amicizie e condividere esperienze di vita.

“Ci troviamo due volte all’anno, ma siamo in contatto costante via Facebook”, racconta la 28enne Bianca Rubino, nata a Bienne e cresciuta in Sicilia. “Parliamo un po’ di tutto: lavoro, studio, vita sociale. Ma anche dei nostri legami con la Svizzera e di quei piccoli aneddoti che capitano solo a chi vive tra due culture”. Fin da piccola, Bianca Rubino ha mantenuto un forte legame con la comunità svizzera in Italia. “Io e mio fratello andavamo sempre al circolo di Palermo, ma eravamo praticamente gli unici giovani. Per me è però sempre stato importante mantenere un vincolo con le mie origini, perché fanno parte del mio vissuto, della mia identità”.

Da qui il bisogno di istituire un’associazione ad hoc: l’Unione dei giovani svizzeri (UGS) in Italia, aperta a tutti coloro che hanno dai 15 ai 35 anni e presieduta da Edoardo Trebbi. Fondata un anno e mezzo fa, l’UGS è un unicum nel mondo della Quinta Svizzera ed è il frutto della tenacia e dell’entusiasmo di Irène Beutler-Fauguel, presidente del Collegamento svizzero in Italia. Fin dalla sua elezione, sette anni fa, questa ex maestra ha cercato di promuovere la partecipazione delle nuove generazioni, dando loro fiducia.

Oggi sono una quarantina ad essere venuti fino a Trieste per partecipare al congresso.

“I circoli stanno invecchiando ed è necessario agire affinché abbiano un futuro. I colleghi francesi e tedeschi mi hanno chiesto qual è la chiave del nostro successo: credo sia la perseveranza. Che non mi si venga a dire che i giovani non ci sono! Ci sono eccome. Basta andare a cercarli e concedere loro uno spazio d’espressione”.

Ad ogni congresso del collegamento, che ogni anno si svolge in una città diversa, i giovani vanno a caccia di nuove leve. A Trieste sono diversi ad aver risposto all’appello, alcuni per curiosità, altri spinti da genitori entusiasti o attratti da uno dei temi del congresso: la formazione in Svizzera. L’UGS ha inoltre una rubrica sulla Gazzetta Svizzera, attraverso la quale cerca di invogliare i giovani alla partecipazione.

Domani chissà, un lavoro in Svizzera

Giacomo Sossi, 24 anni, con la comunità svizzera non aveva mai avuto legami prima di oggi. “I miei genitori hanno sempre cercato di convincermi ad andare al circolo, ma sinceramente ho sempre pensato che fosse una cosa per vecchi. Inoltre io mi sento 100% italiano e triestino. Ma è anche vero che nel contesto economico attuale è importante lasciare aperte tutte le porte… Sono felicissimo di lavorare come barista a Trieste, ma un domani chissà. Così quando ho visto che c’era un gruppo di giovani, mi sono detto: ‘perché non provare a conoscerli’ E devo dire ne è valsa la pena”.

Tra loro, i giovani discutono spesso dell’opportunità di studiare o di lavorare in Svizzera. E oggi parte del congresso è proprio dedicato a questo tema. Sarah Mastantuoni illustra i diversi servizi offerti dall’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE): dai campi estivi e invernali, ai corsi di lingue fino ai soggiorni di sei settimane in famiglie svizzere. Un’opportunità, per chi non ha legami diretti o vive lontano, di conoscere la realtà di questo paese. La co-direttrice dell’OSE ricorda poi che il rimpatrio è un diritto, ma trovare un lavoro non è sempre facile, soprattutto se non si sa in che modo postulare. Informazioni che sono a disposizione della Quinta Svizzera proprio sul sito dell’OSE.

Per chi vuole proseguire gli studi in Svizzera, dall’apprendistato all’università, ci sono poi diverse opportunità di borse di studio, coordinate da educationsuisse. “Per studiare in Svizzera, bisogna calcolare un budget dai 18mila ai 28mila franchi l’anno”, spiega Ruth von Gunten. “Le famiglie con un reddito modesto possono chiedere una borsa di studio al cantone di origine. Ci sono però alcuni cantoni che rifiutano di aiutare gli svizzeri che vivono nell’UE, perché considerano che sia di dovere dello Stato di residenza. In caso di rifiuto, noi mettiamo a disposizione delle borse di studio complementari”.

Anche l'Associazione Gazzetta Svizzera (AGS) ha deciso di offrire assieme al Collegamento delle borse di studio per i giovani in Italia, che saranno gestite proprio da educationsuisse. Budget totale: 30mila franchi. L'idea è venuta a Gianfranco Definti, membro onorario del comitato dell'AGS, e ha sedotto fin da subito anche Irène Beutler-Fauguel. "Abbiamo dimostrato che si possono realizzare progetti ambiziosi. Ora aspettiamo solo la prossima idea!".

Votare, un dovere oltre che un diritto

Bacchettata al Ticino

“L’Unione europea non farà concessioni alla Svizzera prima del voto sul Brexit. Per il momento, la situazione è dunque a uno stallo”, ha affermato Durante il suo discorso di apertura, l’ambasciatore svizzero in Italia Giancarlo Kessler in riferimento all’applicazione dell’iniziativa UDC “Contro l’immigrazione di massa”.

Per quanto riguarda invece le relazioni tra Svizzera e Italia, Giancarlo Kessler ha detto che grazie all’accordo fiscale siglato lo scorso anno è stato risolto il problema maggiore. Il diplomatico ha però poi bacchettato il canton Ticino. “La decisione di imporre ai frontalieri l’obbligo di presentare il casellario giudiziale non è compatibile col diritto internazionale. È una punzecchiatura nei confronti dell’Italia che ci complica il nostro compito” di appianare le relazioni. 

Anche Lorenzo Andrea Ciardo, 25 anni, non esclude un giorno di andare a lavorare in Svizzera. Studente di ingegneria a Trieste – ma nato e cresciuto nel Salento – questo giovane si definisce una “mosca bianca”. “In realtà i miei nonni erano italiani emigrati in Svizzera. Io sono nato là, ma sono cresciuto in Puglia. Mia mamma non ha mai voluto parlare tedesco con me e io sentivo un po’ lontano questo paese, che ho sempre percepito come una terra dei sogni. Così un giorno ho deciso di riscoprire le miei origini e sono incappato in SwissCommunity, dove ho incontrato altri giovani”.

Francesca Adani, 35 anni, ha invece sempre avuto un legame stretto con la Svizzera, grazie anche al suo nonno, presidente del circolo di Torino. “Sono molto orgogliosa delle mie origini. Sono certo italiana, ma sono anche svizzera. D’altronde i miei amici a volte mi prendono in giro perché dicono che mi vesto da svizzera o che faccio cose – ai loro occhi – tipicamente svizzere come cucinare col burro o buttarmi nell’acqua gelata”.

Questa notaia di 35 anni partecipa anche attivamente alla vita politica. “Voto sempre da quando ho 18 anni. È vero, a volte non è facile capire i temi, ma chi vuole davvero informarsi trova il modo di farlo. Credo non sia solo un diritto, ma un dovere!”.

Una frase ripetuta da diversi giovani incontrati a Trieste e che farà probabilmente piacere all’ambasciatore svizzero in Italia Giancarlo Kessler, che nel discorso di apertura ha lanciato un appello ai presenti. Il voto elettronico per tutta la Quinta svizzera non sarà probabilmente musica di domani, ha detto. “Ma il mio messaggio è semplice: partecipate alla vita politica. È solo così che potete svolgere pienamente il vostro compito”.

Stretti rapporti bilaterali tra Italia e Svizzera

L’Italia è il terzo partner commerciale della Svizzera, dopo la Germania e gli Stati Uniti. Nel 2014, il 9,9% delle importazioni svizzere proveniva dall’Italia, mentre il 6,6% dell’export elvetico era diretto nella Penisola. 

Con una quota del 4,8%, la Svizzera rappresentava nel 2014 il quarto mercato d’esportazione per l’economia italiana, dopo Germania, Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna. La Svizzera risultava invece al nono rango tra i fornitori di beni e servizi (3%). 

La Svizzera è inoltre il settimo paese investitore in Italia, dove le aziende elvetiche danno lavoro a 78'000 persone. Circa 68'000 frontalieri italiani lavorano inoltre nella Confederazione. Da parte sua l’Italia si situa al decimo rango per quanto riguarda gli investimenti in Svizzera, che assicurano 13'000 posti di lavoro. 

Sul territorio svizzero vivono oltre 500'000 persone con passaporto italiano, mentre in Italia risiedono 51'300 cittadini svizzeri, di cui 43mila con la doppia nazionalità.

swissinfo.ch

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