«Mélenchon ravviva una campagna deludente»

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Politica  
Paul Ackermann è stato contattato dall'Huffington Post lo scorso dicembre.Didascalia:

Paul Ackermann è stato contattato dall'Huffington Post lo scorso dicembre. (AFP)

Di Mathieu van Berchem, swissinfo.ch
Parigi

Paul Ackermann è responsabile della versione francese del giornale online Huffington Post. Una posizione privilegiata per osservare le battute finali di una campagna presidenziale francese che il giornalista svizzero giudica deludente.

Quando a fine dicembre 2011 stava cercando un giornalista per dirigere la futura redazione francese dell’Huffington Post, Anne Sinclair, ex giornalista di punta e moglie dell’ex direttore dell’FMI Dominique Strauss-Kahn, ha subito contattato Paul Ackermann.
 
Il ginevrino cresciuto nel Giura era a quell’epoca responsabile dell’edizione del Figaro. In precedenza aveva sviluppato il sito 20minutes.fr.

Due persone complementari

Sinclair-Ackermann, una coppia atipica. A 63 anni, l’ex presentatrice dell’emissione 7 sur 7 fa il suo grande ritorno nel mondo dei media. Paul Ackermann, 34 anni, prosegue dal canto suo una carriera iniziata a L’Hebdo, dove ha partecipato all’avventura Bondy Blog, un sito d’informazione creato dal settimanale romando dopo le rivolte del 2005 nelle banlieue francesi.
 
«Con Anne Sinclair siamo complementari», confida Paul Ackermann. «Dispone di una buona conoscenza della politica francese e di una grande esperienza giornalistica. Da non dimenticare che negli anni Novanta era stata lei a lanciare il sito internet del canale TF1».
 
«È una persona calorosa, aperta al dibattito. In qualità di direttrice editoriale esprime il suo parere sulle grandi linee editoriali».
 
In che modo il sito parla dello scandalo DSK, che vede il marito di Anne Sinclair coinvolto in un’indagine sulla prostituzione? «Ne parliamo come qualsiasi altro tema. Ovviamente senza consultare Anne», ci risponde Ackermann.

“Terzo uomo”

Per Paul Ackermann, quella di quest’anno è la sua seconda campagna presidenziale. «Nel 2007 Nicolas Sarkozy innovava per il suo stile diretto, ma pure per il suo programma di “rottura”. Di fronte a lui, Ségolène Royal era la prima donna a raggiungere il secondo turno. Tra i due vi era una vera e propria lotta ideologica», ricorda il giornalista svizzero.
 
In confronto, la campagna 2012 è un po’ deludente. Il dibattito è meno aperto: dato il suo bilancio personale assai contestato, Sarkozy preferisce evitare il confronto mentre François Hollande, favorito nei sondaggi, opta per la cautela, osserva Ackermann.
 
La novità è legata piuttosto al “terzo uomo”, Jean-Luc Mélenchon. «Anche se fa parte da tempo del panorama politico francese, ed è stato ministro oltre dieci anni fa, il candidato del Front de Gauche ha saputo rinnovare il discorso della sinistra», ritiene Ackermann.
 
«È una persona molto intelligente, che sa fare buona politica. Il suo successo non è però legato soltanto alla sua personalità: Mélenchon fa parte di un movimento di anti-globalizzazione. Un movimento che durante le primarie del partito socialista era stato incarnato da Arnaud Montebourg».

Sicurezza al centro dei dibattiti

È questo un segno della rinascita del comunismo? Sebbene sia appoggiato dal Partito comunista francese, «Mélenchon non è un comunista. Vedo piuttosto un legame con l’ex candidato trozkista Olivier Besancenot. Ma è più credibile di lui».
 
All’estrema destra, Marine Le Pen sembra al contrario aver difficoltà a confermare la sua popolarità. «Il voto del Front National è però spesso sottovalutato nei sondaggi. Non si possono escludere sorprese. Non penso comunque che riuscirà ad accedere al secondo turno», afferma Ackermann.
 
All’inizio della campagna, la maggior parte dei candidati sosteneva la necessità di ricorrere alla democrazia diretta, sotto forma di un referendum. In questo paese così giacobino, alcuni candidati osavano parlare di decentralizzazione e persino di uscita dal nucleare. Tutti temi ai quali gli svizzeri sono molto sensibili. Tutto ciò è stato cancellato da una campagna che si concentra essenzialmente sulla crisi e la sicurezza. «Decentralizzazione? Qui non ne capiamo il significato. Tutto si svolge a Parigi», annota Paul Ackermann.

Marchio di fabbrica

L’Huffington Post segue l’elezione francese a modo suo: con pluralità, spirito analitico e dando la parola a numerosi cronisti. L’HuffPo concede poi ampio spazio agli aneddoti e ai “pettegolezzi” della campagna. D’altronde è un po’ questo il suo marchio di fabbrica.
 
Fondato nel 2005 da Ariana Huffington e venduto recentemente al gruppo AOL, l’Huffington Post americano è reputato per la sua copertura dell’attualità e per i suoi scoop sul mondo politico-mediatico.
 
Tre giorni di formazione dall’altra parte dell’oceano hanno permesso a Paul Ackermann di famigliarizzarsi con il metodo HuffPo. «Due settimane prima del lancio [del sito francese], alcuni responsabili della versione americana sono venuti qui per condividere alcuni segreti di fabbricazione. L’Huffington francese rimane comunque assolutamente indipendente a livello editoriale», precisa il direttore del sito appartenente al gruppo Le Monde.

Bilancio incoraggiante

I grandi titoli sulla prima pagina dell’Huffington riescono ad emergere in un paesaggio internet francese caratterizzato da toni abbastanza conservatori. «È il simbolo di una linea editoriale aggressiva, con una forma che ricorda quella dei tabloid e titoli più incitativi che esplicativi. Io che vengo dalla Svizzera, conosco questo modo di fare», afferma Paul Ackermann.
 
Il bilancio dopo tre mesi di attività è incoraggiante. Con due milioni di visitatori unici in febbraio, è tra i siti d’informazione più consultati. «Abbiamo approfittato dell’enorme can-can provocato dal ritorno al giornalismo di Anne Sinclair. La campagna elettorale ci ha poi dato una mano. Bisognerà trovare un nuovo slancio. Ma ci stiamo già riflettendo».

Traduzione di Luigi Jorio

 
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